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Gli esattori del clan arrestati dai carabinieri

Gli esattori del clan arrestati dai carabinieri

Barbato come un boss: "Facci trovare i soldi o ti spariamo"

Il retroscena sull'estorsione all'imprenditore coraggio: "Non devo dare conto né a Casale né a Giugliano"

"Io non ho nulla da vedere con nessuno né con Casale né con Giugliano. Domani mattina vengo e ti ammazzo". Furono queste le parole di Francesco Barbato arrestato per la tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di un'attività commerciale di Castel Volturno.

A riferire agli inquirenti dell'incontro ravvicinato con colui che si presentava come il nuovo capo dei Bidognetti è stata la stessa vittima che non si è voluta piegare alle richieste estorsive: "Non avrei tolto alla mia famiglia nemmeno un euro", ha detto sentito in Procura parlando del primo incontro. 

L'imprenditore ha anche riferito che a detta di Giovanni Arillo, anche lui arrestato e finito ai domiciliari, quel gruppo guidato da Barbato era composto da "soggetti pericolosi che facevano paura". Una capacità di intimidazione che aveva portato alla commissione anche di altre presunte estorsioni in danno di altre attività commerciali di Castel Volturno, tra cui anche un hotel. 

Arillo, in qualche modo, faceva da 'ambasciatore' alle pretese di Barbato che poi tornò una seconda volta sul cantiere, stavolta accompagnato da Francesco Sagliano, Antonio Cacciapuoti ed una terza persona, Pasquale Musciarella, detto il meccanico. Nel corso del secondo incontro con l'imprenditore Barbato fu più risoluto nella sua richiesta ribadendo come "domani passiamo e ci devi far trovare i soldi altrimenti ti spariamo". In quella circostanza l'imprenditore venne anche picchiato ma nonostante ciò ha avuto il coraggio di denunciare. 

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