"E' entrato al bar con una pistola in mano. Quando ho sentito gli spari sono scappato"

La sparatoria di via Vescovo Natale raccontata da chi ha vissuto quegli istanti drammatici

Il conflitto a fuoco in via Vescovo Natale a Caserta

Via Vescovo Natale, Caserta, ore 13,30. Le sirene dei mezzi di soccorso - polizia, carabinieri ed ambulanze - rompono il silenzio di un'afosa tarda mattinata nel rione popolare a ridosso dell'ospedale "Sant'Anna e San Sebastiano". Pochi minuti prima c'è stato un conflitto a fuoco al bar, a due passi dalla parrocchia San Pietro in Cattedra, con un uomo rimasto gravemente ferito dopo la sparatoria.   

Il nastro bicolore separa lo spazio riservato agli inquirenti che stanno svolgendo le loro attività per ricostruire l'accaduto ed i residenti che, come spettatori in piccionaia, si accalcano a guardare. Fa caldo, molto, ma nessuno sembra soffrirlo. Tutti sono lì, e nessuno sembra avere intenzione di muoversi. Ognuno vuole sapere, raccogliere informazioni di prima persona, vivere una notizia che di solito si è abituati ad ascoltare al telegiornale e raccontarla agli amici in serata, nei luoghi di ritrovo. E così a pochi metri dal teatro degli spari è un puzzle di voci e testimonianze che consente almeno di intuire cosa si sia verificato. Basta solo mettere insieme i pezzi. 

Intanto nel bar c'è quell'uomo riverso a terra. E' stato sparato alle gambe ed alle braccia dopo che, pistola in pugno, aveva seminato il panico all'interno del pubblico esercizio. Quel mormorio si ferma, in zona piomba il silenzio quando la barella con il personale del 118 esce dal bar con quell'uomo adagiato sopra. Indossa una camicia mimetica aperta ed un pantaloncino molto corto. La barella nello scendere dal marciapiede ha un sussulto ed il braccio del ferito, noto a tutti nel quartiere come "Il Sergente", cade pesantemente verso il basso mostrando un rivolo di sangue all'altezza dell'omero. Viene messo nell'ambulanza, si accendono sirene e lampeggianti, poi la corsa in ospedale. 

Le indagini proseguono. C'è la polizia scientifica. Vengono repertati i bossoli dei colpi esplosi, almeno quattro. Cominciano le prime testimonianze. "L'ho visto arrivare da via Ruggiero - racconta un uomo - Impugnava una pistola. L'ho visto scarrellare come a caricare il colpo in canna e poi ha iniziato a puntarla verso i passanti, fino a quando non si è rintanato nel bar. E' arrivata la polizia e poi hanno iniziato a sparare. Quando ho sentito gli spari sono scappato a ripararmi dietro l'angolo". Una scena vista da molti, sia in strada sia da dietro i vetri delle finestre del popoloso quartiere casertano. Qualcuno ha anche fatto un video che rapidamente finisce in rete, sui social network. 

Sul posto, nel frattempo, sono arrivati anche i genitori della titolare del bar, una giovane ragazza bionda. La madre è un'insegnante, ha appena terminato con gli esami di maturità, ed è corsa in via Natale appena ha saputo della cosa. Le due donne, madre e figlia, si scambiano un abbraccio. "Sei tutta intera e questo è l'importante". Il pericolo è scampato. La ragazza ha un crollo, le gambe non la reggono. Viene fatta accomodare su una sedia fuori al suo bar, dove ha investito i risparmi di una vita e trasformato per qualche istante nella bottega del terrore. Arriva anche un'ambulanza ma è solo un calo di pressione. Le viene dato un po' di acqua e zucchero e sembra riprendere colore. 

Man mano la folla va diradandosi. Restano solo gli agenti della polizia e quelli della scientifica che proseguono nel loro lavoro. Mentre del capannello di persone che hanno assistito a quei primi concitati istanti non resta che uno sparuto gruppo di persone mentre pian piano si torna a casa per il pranzo, ritardato solo di qualche ora, e si cerca di tornare alla normalità, interrotta da pochi minuti di follia.

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