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Rinascer a nuova vita Piazza Carlo III?

Caserta - Fra le inutili pubblicazioni che infestano sempre più il mondo dell'editoria e sempre più utile ritornare a qualche opera di valore, di studio e di pensiero qual è "Caserta medioevale e i suoi conti e signori" dello storico casertano...

Fra le inutili pubblicazioni che infestano sempre più il mondo dell'editoria e sempre più utile ritornare a qualche opera di valore, di studio e di pensiero qual è "Caserta medioevale e i suoi conti e signori" dello storico casertano Giuseppe Tescione che con la sua opera ci conduce lontano dall'attuale moltitudine delle scoraggianti e contrastanti attuali notizie di cronaca politica amministrativa. Una scorribanda fra le pagine del Tescione è più che opportuna per rinsaldare i riferimenti storici per vagliare e concatenare, ordinando fino ai giorni nostri, le vicende di questa nostra travagliatissima comunità. Se il Tescione consulta il monaco longobardo Echemperto, se ci svela qualche manipolazione di Pietro Diacono e se con padronanza della letteratura storica ci regala una serie d'inediti che rivelano l'importanza di Caserta nel periodo svevo. Se altrettanto opportunamente, ci ricorda le disp ute col vescovo e con gli altri feudatari che ebbe Diego della Rath gran protonotario del regno e conte di Caserta. Se allarga il panorama storico delle vicende casertane ai secoli successivi consegnandoci uno strumento per comprendere le lotte fra gli Angioini e gli Aragonesi per il possesso di Caserta. Può, soprattutto in un periodo in cui lo studio piace a pochi, attraverso la lettura delle sue pagine farci comprendere punti controversi ed oscuri della Storia di Caserta. Egli infatti ci sorprende nel presentarci quello che può essere il prototipo del politico Casertano moderno, cioè quel conte Baldassarre della Ratta, un vero Giano bifronte, disposto ai cambiamenti di campo più disinvolti e conosciuto e consegnato per questo alla storia come il Conte dalle cinque voltarelle (Un ribaldo-ribaltatore di forze in campo). Nel secolo XVI la vecchia città sul monte perde la sua importanza. Il Tescione ci ricorda che già da tempo lo spost amento del mercato a valle (con tutte le attività fieristiche comprese le attività dei saltimbanchi e dei giostrai) aveva compromesso la debole economia agricola della comunità. Carlo III di Borbone con la costruzione della mole Vanvitelliana indirettamente diede il colpo definitivo a Casertavecchia. Oggi Casertavecchia non può più nemmeno dirsi un borgo medievale. Le sue bifore graziose ed i suoi portali romanici sono sempre più povere tracce oppresse dall'onda continua dell'abusivismo irriguardoso e protervo e dalla dilagante barbarie consumistica. A valle è ben saldo il palazzo Acquaviva che vide nascere la nuova Caserta ed a pieno titolo ne costituisce un simbolo e riflette valori ed testimonianze storiche.

Il palazzo Acquaviva viene oggi barattato, invece di essere rivendicato e riproposto come centro della comunità.Il palazzo che ingloba l'antica Torre, presidio dell'omonimo villaggio nucleo della città odierna è dato in permuta allo Stato in cambio di beni di scarso valore.
L'edificio detto anche dai Borbone "Palazzo Vecchio" a testimonianza della sua continuità storica col nuovo palazzo disegnato dal Vanvitelli , è alienato con l'avvallo del rappresentante dei costruttori che plaude "Cicero pro domo sua" alla bontà economica dell'affare. Ben altri affari si concludevano In tempi passati durante la Fiera che si teneva nella piazza antistante il Palazzo che è oggi sede della Prefettura. Si permuta dunque la proprietà di un simbolo della città si rinuncia ad una rendita notevolissima, ricevendo in cambio la proprietà superficiale di piazza Carlo III. Quale sono i vantaggi per la città di questo presupposto affare? quale utilizzo viene preconizzato dei beni dati in permuta?. Cosa pos siamo aspettarci dalla gestione diretta del Comune di piazza Carlo III? Semplicemente che ritorni Il caos del passato recente! che ritorni a essere appellata riduttivamente "i campetti" !! Oppure ridiventi come per necessità durante la II guerra mondiale fu ridotta e cioè a Campo di grano per la Patria. Per altre necessità la piazza che ha visto le parate dell'esercito del re nasone, è stata sfruttata nel passato recente. Abbiamo infatti, visto gli ambulanti più o meno organizzati insediarsi con baracche abusive. Abbiamo annusato l'odore delle porchette più o meno di origine controllata. Assistito alle partite di calcio più improbabili ed improvvisate durante le invasioni di massa del lunedì in albis. All'inizio della monumentale e pittorica prospettiva ci siamo fermati a mangiare anche in notturna "O pere o muss" quello si veramente DOC. Abbiamo visto girate qualche trenino scalcagnato attendere inu tilmente turisti. Abbiamo visto costituire nei locali comunali nelle immediate adiacenze della piazza un centro raduno regionale degli extracomunitari. Abbiamo visto snaturare la piazza con parcheggi e sottovia che nulla concedono alla prospettiva vanvitellina, ma le giostre quelle non le avevamo mai viste e neppure mai nella più fantasiosa ipotesi mai previste. Ci sbagliavamo!! Ecco così consegnata alla storia la lungimiranza degli attuali amministratori comunali casertani. Ecco l'idea geniale che sorprenderà gli studiosi del futuro ed appagherà la loro sete di conoscenza. Ecco la vera essenza dello spirito casertano da custodire e tramandare. Ecco la chiave di interpretazione, ecco la volatile stringa da allungare all'infinito perché giunga si spera intatta allo storico del futuro. Caserta che visse ore drammatiche con le battaglie dei garibaldini e dei borbonici per la sua conquista, rivive la sua storia pensando in cuor suo di all estite una DISNEYLAND pacchiana e caciarona con a sfondo coreografico quella che è ancora considerata tra le più maestose reggie settecentesche".

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