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Tra i pentiti che accusano Pezzella ci sono Schiavone e Iovine

Tra i pentiti che accusano Pezzella ci sono Schiavone e Iovine

Gli appalti della camorra, l'imprenditore Pezzella torna libero

I pentiti lo accusano ma il Riesame annulla l'ordinanza di custodia cautelare

Torna libero l'imprenditore edile Raffaele Pezzella accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha deciso il tribunale del Riesame che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari spiccata nei suoi confronti dal gip Anna Tirone su richiesta della Dda.

Secondo l'accusa Pezzella, 55 anni di Casal di Principe, si sarebbe aggiudicato alcune gare d'appalto indette da pubbliche amministrazioni, in particolare della Provincia di Caserta, un ente "permeabile" all'influenza del clan dei Casalesi secondo quanto hanno riferito diversi collaboratori di giustizia, tra cui Nicola Schiavone ed Antonio Iovine. Dichiarazioni pesanti quelle rese dai 'pentiti' del clan all'indirizzo dell'imprenditore edile che, però, sono crollate dinanzi ai giudici del Tribunale della Libertà. I magistrati partenopei hanno accolto l'istanza presentata dai legali di fiducia di Raffaele Pezzella, gli avvocati Ferdinando Letizia e Giuseppe Stellato.

Pezzella venne arrestato lo scorso 27 giugno dai carabinieri del ROS insieme ad un altro imprenditore, Tullio Iorio, per il quale deve ancora essere celebrata l'udienza dinanzi al Riesame. Il provvedimento restrittivo traeva origine da un approfondimento investigativo condotto tra l'agosto 2015 e settembre 2018 dal Reparto Anticrimine di Napoli sotto il coordinamento della DDA partenopea a seguito della conclusione dell'operazione denominata 'Sistema Medea' (giunta a sentenza in appello con gravi condanne per i principali imputati) focalizzato sulle dichiarazioni rese da vari collaboratori di giustizia circa il ruolo dei due imprenditori edili ritenuti gravemente indiziati di essere i referenti della camorra (in particolare delle famiglie Russo e Schiavone) per quanto concerne gli appalti pubblici.

Secondo i riscontri degli inquirenti Raffaele Pezzella e Tullio Iorio avrebbero partecipato attraverso ditte a loro riconducibili a gare d'appalto per la realizzazione e la manutenzione di opere commissionate dall'Amministrazione Provinciale di Caserta con la piena consapevolezza di risultarne sicuri assegnatari - anche grazie ad un ex funzionario vicino al clan - 'rispettando' pregressi accordi spartitori decisi tra i vertici dei sodalizi criminali in seno al clan dei Casalesi. Una volta che si aggiudicavano i lavori pubblici i due imprenditori avrebbero versato somme di denaro corrispondenti al 10% dell'importo di assegnazione della commessa pubblica alla consorteria camorristica ottenendone così la garanzia della serena esecuzione delle opere pubbliche. 

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