Cronaca

Chiese pizzo a impresa vicina ai Belforte e fu giustiziato: custodia cautelare per l'imprenditore Grillo e i fratelli D'Albenzio

Maddaloni - La Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore dr. Alessandro tocco, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'imprenditore Grillo Angelo, attualmente detenuto, nato a Marcianise (CE) il 18...

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La Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore dr. Alessandro tocco, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'imprenditore Grillo Angelo, attualmente detenuto, nato a Marcianise (CE) il 18.12.1950, D'Albenzio Giorgio, 54 anni di Maddaloni, detenuto; D'Albenzio Clemente, 59enne di Maddaloni, detenuto.
I tre sono indagati per concorso in omicidio aggravato dalla metodologia mafiosa e dal fine di agevolare il clan camorristico dei Belforte di Marcianise e per detenzione e porto illegale di armi. La misura è l'esito di una complessa vicenda giudiziaria scaturita dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Caserta e coordinate dalla Procura Antimafia di Napoli, in relazione all'omicidio di Cortese Angelo, classe 1965 di Cervino, ritenuto affiliato al clan Piccolo, antagonista dei Belforte consumato a Maddaloni in località Montedecoro, il 15.09.2006.In relazione a quell'episodio delittuoso, il 30 settembre 2013, la Squadra Mobile aveva eseguito analogo provvedimento cautelare nei confronti di: Belforte Salvatore; Napolitano Felice e Zarrillo Francesco.
"Secondo le risultanze investigative - è spiegato in una nota stampa della Questura di Caserta - Cortese Angelo, detto O' Chiattone o Marlon Brando, venne eliminato, su mandato del boss Belforte Salvatore, da un commando costituito da Buttone Bruno, Cuccaro Domenico, poi divenuti entrambi collaboratori di giustizia, Napolitano Felice e Zarrillo Francesco.

Il movente del raid omicidiario si inseriva nel contesto della endemica contrapposizione tra i clan Belforte e Piccolo, detti i Quaqquaroni, per il controllo della attività illecite nel comprensorio di Marcianise, Caserta, Maddaloni e comuni limitrofi"."Infatti - continua il comunicato - Cortese Angelo conduceva le attività estorsive per conto dei Piccolo. Ma il motivo che determinò la decisione di eliminarlo fu rappresentato dalla richiesta del "pizzo" rivolta al titolare di una grossa impresa di pulizie e servizi, la Cesap di Grillo Angelo, considerata emanazione imprenditoriale dei Belforte, ai cui vertici chiese la drastica risoluzione del "problema", eliminando il giovane". Per tale motivo, l'imprenditore era stato indagato, quale mandante, per concorso nell'omicidio. Peraltro, secondo le indagini e le convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Buttone Bruno e Cuccaro Domenico, che parteciparono materialmente alle fasi preparatorie ed esecutive del delitto, il commando di killers, per alcuni giorni, attese proprio negli spazi del Cesap l'arrivo della vittima designata che, poi, fu attirata in un tranello dai fratelli D'Albenzio, Giorgio e Clemente, affiliati storici del clan e reggenti della fazione maddalonese".
Il G.I.P. presso il Tribunale di Napoli non ritenne adeguatamente "gravi" gli indizi acquisiti nei confronti sia di Grillo Angelo che dei germani D'Albenzio, rigettando la richiesta di misura cautelare. Immediatamente, la D.D.A. di Napoli, propose appello al Tribunale del Riesame partenopeo che, il 22 gennaio 2014, ribaltava completamente la decisione del G.I.P., accogliendo in pieno le risultanze investigative della Squadra Mobile di Caserta e le argomentazioni della Procura Antimafia, applicando a sua volta la misura cautelare in carcere nei confronti di Grillo Angelo e dei fratelli D'Albenzio, la cui efficacia è rimasta sospesa sino alla definizione del successivo ricorso in Cassazione proposto dalla difesa, che la Suprema Corte ha rigettato proprio nei giorni scorsi, rendendo esecutivo il provvedimento restrittivo.

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