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Gli affari del clan dei Casalesi in un villaggio turistico della Sardegna, sequestrati beni per 20 milioni di euro: 17 indagati

Caserta - Un villaggio turistico, 7 aziende, 40 fabbricati, otto terreni nelle province di Cagliari, Napoli e Caserta e quote sociali e conti correnti bancari per oltre 20 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Cagliari...

Un villaggio turistico, 7 aziende, 40 fabbricati, otto terreni nelle province di Cagliari, Napoli e Caserta e quote sociali e conti correnti bancari per oltre 20 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Cagliari nell'ambito di un'ampia indagine sul riciclaggio. Coinvolti imprenditori e professionisti legati ai clan camorristici dei Casalesi e D'Alessandro, che avevano investito il denaro guadagnato con le attività illecite nel settore turistico. Gli indagati sono almeno 17.
Tra i destinatari del provvedimento cautelare spicca la società sarda "Tu.Ri.Cost s.r.l.", con sede legale originariamente a Sestu (Ca), proprietaria del complesso turistico-alberghiero di lusso denominato "S'Incantu" ubicato a Villasimius (Ca), anch'esso sottoposto a sequestro. "Le indagini - è spiegato in una nota stampa della Gdf - sono scattate nel 2010 attraverso la verifica, da parte delle Fiamme Gialle, di alcune operazioni gestionali poste in essere anni addietro dalla citata società relativamente al progetto di acquisizione di terreni edificabili per la realizzazione di immobili destinati ad ospitare un villaggio-vacanze di pregio. I soci, cagliaritani, hanno rinunciato ben presto al progetto, allettati da una cospicua offerta - dell'ammontare di oltre 1 milione di euro - ricevuta da un gruppo di persone originarie della provincia di Caserta, intenzionate a rilevare integralmente le quote della società e ad avviare essi stessi la costruzione di un lussuoso resort onde valorizzare gli investimenti turistici dell'isola".

"Dagli accertamenti di polizia giudiziaria eseguiti dagli inquirenti - continua la nota - è emerso che la nuova compagine sociale, insediatasi in Sardegna gia' dal 2003, era composta da soggetti collegati, talvolta anche da stretti rapporti di parentela, a più noti esponenti camorristici legati ai clan dei Casalesi e dei D'Alessandro - attivi tra le province di Napoli e Caserta - alcuni dei quali vicini al boss Michele Zagaria. Le successive indagini patrimoniali e finanziarie hanno consentito di ricostruire, in modo puntuale, l'entità dell'apporto di capitali dell'organizzazione criminosa investiti nell'azienda sarda, calcolati in circa 600.000 euro, provenienti dalla consumazione di molteplici reati. Al fine di occultare la tracciabilita' delle operazioni finanziarie e ostacolare il compito degli investigatori nel lavoro di identificazione della provenienza illecita delle risorse finanziarie, originate dall'appartenenza alla camorra, dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti e da reati tributari, gli indagati hanno fatto ricorso, anche avvalendosi di alcuni prestanome, a passaggi di denaro in contanti - financo 400.000 euro in unica soluzione portati a Cagliari .
Sulla persona da un soggetto successivamente rimasto vittima di un agguato camorristico in quel di Gragnano (Na) - a transazioni finanziarie effettuate con l'interposizione di società terze compiacenti, idonee a "schermare" i reali titolari delle provviste monetarie, a vorticose emissioni di titoli di credito nonché a successive negoziazioni attraverso l'ausilio di funzionari di banca compiacenti. conseguentemente, diverse compravendite di immobili e di partecipazioni societarie sono state effettuate "in nero", nascondendo al fisco parte dei pagamenti e violando la normativa antiriciclaggio".

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