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Martedì, 27 Febbraio 2024

Frode da 130 milioni: ristrutturazioni nei palazzi fantasma per truffare lo Stato | IL VIDEO

Ristrutturazioni fasulle al punto che nemmeno i palazzi risultano esistenti. Emerge dall'inchiesta 'Bowfinger', condotta dai militari della compagnia Pronto Impiego della guardia di finanza di Aversa e coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha fatto luce su una frode da 130 milioni di euro sulle agevolazioni previste dal 'decreto Rilancio'. 

L'indagine si innesta su una precedente inchiesta condotta dalle fiamme gialle normanne. Dagli accertamenti emergono fatture per ristrutturazioni di facciate o per l'efficientamento energetico di palazzi residenziali. Le successive visure catastali fanno venir fuori che si tratta di operazioni completamente fittizie - in alcuni casi non esistono nemmeno i palazzi oggetto dei lavori - realizzate in 12 regioni italiane: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto.

Le fiamme gialle accendono, così, i riflettori su 83 persone, titolari di società e residenti in varie città di 8 regioni italiane: Pordenone, Perugia, Milano, Reggio Emilia, Cassino. Per sei scattano le manette: sono residenti a Frignano, San Marcellino e nelle province di Napoli e Salerno. Per gli inquirenti avrebbero realizzato un numero di frodi più ampio o sono titolari di più di una società coinvolta. Altri 60 indagati sono colpiti dai sequestri: sotto chiave 48 milioni di crediti d'imposta e 16 milioni ritenuti provento delle truffe.

La frode avviene sfruttando le agevolazioni previste dal 'decreto rilancio', con crediti d'imposta cedibili a terzi e quindi monetizzabili. Ben 130 milioni, è emerso, vengono ceduti a Poste Italiane, terzo estraneo ai fatti, che in parte li paga mentre una parte dei crediti viene a sua volta versata nelle casse dell'erario. Quarantotto milioni sono stati intercettati e bloccati. 

I crediti d'imposta, una volta monetizzati, vengono riciclati e fatti sparire attraverso società intestate a prestanome e realizzate ad hoc. Ben 12 di queste hanno sedi all'estero con una traccia che arriva fino in Cina.  

La complessa attività investigativa ha consentito di interrompere un flusso criminale di rilevanti dimensioni economiche, impedendo che il danno patrimoniale arrecato all’Erario dello Stato venisse portato ad ulteriori conseguenze ed assicurando alla giustizia i soggetti responsabili ed il profitto del reato dagli stessi conseguito.
 

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