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Scuola Santa Maria a Vico

Docenti a lezione di 'Curricolo verticale' per preparare gli studenti al mondo del lavoro

La dirigente Pina Sgambato: "La scuola del terzo millennio non prevede più la prescrittività dei programmi, ma indicazioni globali che vanno a identificare un profilo”

In provincia di Caserta la scuola si aggiorna: il liceo don Gnocchi di Maddaloni per tutto il mese di ottobre ha ospitato un corso di approfondimento su una tematica di particolare importanza, la progettazione del “curricolo verticale”, ovvero la progettazione di un lavoro didattico di formazione che superi le barriere tra i diversi gradi di scuola e favorisca uno sviluppo continuo del ragazzo lungo tutto l’arco della crescita. Esperta della formazione la preside Pina Sgambato dell’Istituto Majorana- Bachelet di Santa Maria a Vico. Dal 9 al 30 ottobre il calendario prevede 25 ore di formazione, coinvolgendo cinque scuole della provincia. “Per migliorare la qualità del servizio offerto al territorio – afferma la dirigente scolastica del don Gnocchi Annamaria Lettieri – è fondamentale che i docenti si confrontino; abbiamo avuto il piacere di ospitare per il corso una figura autorevole come la preside Sgambato, altre iniziative seguiranno. I cambiamenti in atto nella scuola italiano attendono ancora di essere metabolizzato, per tale motivo i processi di formazione devono assumere un carattere sempre più organico e continuativo”. 

“Quella di “armonizzare i curricoli” - aggiunge Pina Sgambato - è una esigenza posta dalle ultime riforme dell’istruzione ed è anche una conseguenza del nuovo modello di scuola dell’autonomia. Progressivamente si è affermata una visione “olistica” dello studente, il cui percorso di formazione non può essere spezzettato. Per uno sviluppo armonico delle competenze è necessario trovare un raccordo tra i vari ordini di scuola in particolare tra il triennio della scuola secondaria di primo grado e il biennio della scuola secondaria di secondo grado”. E spiega: “Il nuovo modello che ci orienta è quello dei PECUP: i profili educativi culturali e professionalizzanti. La scuola del terzo millennio non prevede più la prescrittività dei programmi, ma delle indicazioni globali che vanno a identificare un “profilo”. Il profilo è una sorta di identikit formativo e offre risposta ad una domanda concreta: cosa dovrebbe conoscere uno studente italiano all’inizio e alla fine di un ciclo di apprendimento? Quali competenze deve contenere il suo portfolio educativo? A questo punto le comunità scolastiche e i docenti, nella loro autonomia, sperimentano tutte le strategie più idonee per tendere alla configurazione di quel profilo. Le scuole del nostro territorio tengono il passo di queste innovazioni. Nella Valle di Suessola già abbiamo realizzato una serie di esperienze soddisfacenti, ad esempio con i docenti di matematica che hanno messo a punto in maniera operativa un raccordo tra scuola secondaria di primo grado e di secondo grado. I docenti delle “superiori”, per intenderci, andavano a lavorare con i ragazzi dell’ultimo anno della secondaria di primo grado. Il docente esprimeva le sue esigenze formative e cercava di realizzarle con gli altri docenti e ovviamente gli studenti, dando risposta a domande del tipo: è importante che l’alunno sappia la radice quadrata o si può prescindere? È importante che sappia le equazioni e fino a che punto?”. In pratica le scuole si devono aprire e i docenti devono dialogare tra di loro al di là dei ruoli prestabiliti. “Bisogna stabilire un contatto tra i diversi ordini e gradi di scuola, non solo al momento delle iscrizioni, ma con un lavoro continuativo di progettazione condivisa” chiarisce la dirigente scolastica. 

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