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Precari della scuola scrivono a Saviano: 'Aiutaci'

Caserta - Classi sovraffollate, fino a 35 alunni, tanto da rendere impossibile ogni intervento didattico;meno ore destinate all'insegnamento delle diverse materie, dall'italiano alla matematica;alunni con disabilità, senza insegnanti specializzati...

Classi sovraffollate, fino a 35 alunni, tanto da rendere impossibile ogni intervento didattico;meno ore destinate all'insegnamento delle diverse materie, dall'italiano alla matematica;alunni con disabilità, senza insegnanti specializzati di sostegno, o con un orarioridottissimo, condannati a non essere integrati nella società. E' un quadro drammaticodella scuola quello descritto dai docenti precari della Provincia di Caserta. Contestanoi tagli economici decisi dal Governo che pesano come una condanna sul futuro didocenti ed alunni. Hanno deciso di chiedere l'aiuto di Roberto Saviano, il giornalista che,con 'Gomorra', come nessuno prima, ha acceso i riflettori sugli effetti della camorra. Usanola parola. Perché credono, ancora, nel potere delle parole, per la difesa di un territorioche meriterebbe un riscatto, non una condanna. Chiara la richiesta: investire nella scuola,perchè uno Stato che non vuole la crescita della scuola pubblica, di fatto, favorisce ilcancro della camorra.

Per info:
Caterina Russo 334 54 59 124
Anna Sgueglia 347.1739570
Anna Smeragliulo Perrotta 339.3896184
Enza Picone 339.5366264
Di seguito, la lettera, in formato integrale, inviata a Saviano.

"Caro Roberto,
siamo figli della stessa terra, quella Gomorra lacerata e sventrata che tu hai raccontato almondo: oggi siamo noi a raccontarti una storia che è simile a quella di tante altre storieitaliane, eppure va e andrebbe letta sotto una luce diversa che è quella che riverbera su dinoi questa amata e odiata terra. Siamo precari, precari della scuola, tra quei tanti che sistanno battendo in difesa della scuola pubblica in tutto il Paese, ma qui, in Terra di lavoro, itagli non solo sono drammatici nei numeri con percentuali tra le più alte in Campania(Regione,che già di suo, ha il primato della mannaia caduta sulla scuola), ma affliggonouna terra che ha bisogno di legalità. E la scuola è presidio primo di legalità. La nostra nonè semplicemente la lotta contro i tagli economici che nulla producono, se non spazzare viala speranza di quei tanti prof, giovani e anziani, che hanno deciso di investire il loro futuronella Cultura, ma è soprattutto la lotta per la scuola pubblica, per quei ragazzi che sarannoindotti a iscriversi alle scuole private che da noi, nella stragrande maggioranza non sonoche diplomifici buoni solo ad ingrossare le tasche dei soliti noti, per quegli alunnidiversamente abili che senza il sostegno vedranno crollare le loro speranze diintegrazione, per quei ragazzi che nelle scuole professionali, in nome di una riforma il cuisenso non abbiamo ancora capito bene, vedranno tagliarsi le ore di italiano che purtroppoper molti è come una lingua straniera e quelle di laboratorio che, invece, dovrebbero darsenso a questi indirizzi. La dispersione scolastica in aumento è spia dell'indebolirsi dellademocrazia, dei disagi di una scuola che non è messa in grado di favorire il camminoverso "il pieno sviluppo della persona umana". Nasce anche dal processo diprivatizzazione della scuola pubblica in atto da anni in Italia, mascherata da tagli e riformepseudo pedagogiche. La privatizzazione ha esigenze molto chiare, che si muovonoquando vengono proposti brevi percorsi pseudo formativi che tolgono ogni possibilità dicrescita culturale ai nostri ragazzi, o quando il dirigente usa la scuola come il suo castellofeudale. Ma soprattutto quando al centro della pedagogia non c'è più l'alunno con le suepotenzialità e i suoi desideri, le sue difficoltà e le sue risorse, ma l'adulto. Non ilprofessore, semmai l'imprenditore... Se ben abbiamo compreso il significato di una 'Letteraa una professoressa' di don Milani, al centro della pedagogia dovrebbe esserci più di tuttoil tempo, il tempo per scambiarsi sapere e sostegno. Questa riforma invece taglia anche icuori e le menti, priva del tempo per crescere e per scegliere, mette in schiavitù gli studentidi tutta Italia, non solo i casertani, di certo così sempre più abbandonati. La sconfitta dellascuola pubblica è la vittoria della camorra e qui non ce lo possiamo permettere.Parafrasando te che usi "la parola contro la camorra", qui, a colpi di decreti inutili se nondannosi (lo chiamano salva-precari), per le illusioni che ingenerano in chi ha studiato peranni abilitandosi per questa professione, vogliono tacitare le proteste, mettere il bavaglio achi, licenziato dalla scuola, chiede il rispetto di un diritto basiliare, il lavoro. Voglionotoglierci la parola, ultima parvenza di una dignità a noi negata dalle istituzioni. Noi questaparola la vogliamo. La cerchiamo. La analizziamo. La comunichiamo. Per questo scriviamoa te, che, con la sola forza delle parole, hai contribuito, e non affatto in maniera marginale,alla battaglia per la legalità, contro la camorra. Le nostre sono armi spuntate, ma se tuvolessi raccontare questa storia, forse qualcuno potrebbe ascoltarci, forse si potrebbeaprire un dibattito prima che sia troppo tardi".

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