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20110111074006_odore_di_caffe

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'Odore di caff' di Riccardo Pazzaglia

Napoli - Brevi, verosimili, divertenti racconti di vita vissuta con un "odoroso" filo conduttore, vengono narrati con la consueta vena ironica caratteristica dell'Autore. Scorrendo la pagine di questo volumetto, è quasi impossibile non sentire il...

Brevi, verosimili, divertenti racconti di vita vissuta con un "odoroso" filo conduttore, vengono narrati con la consueta vena ironica caratteristica dell'Autore. Scorrendo la pagine di questo volumetto, è quasi impossibile non sentire il profumo della nera bevanda cui si riferisce il titolo

"Buongiorno, caffè. Te lo dico ogni mattina,pensando a tutto quello che hai significato per me, attraverso gli anni, per me e per tutti, fin da quando - in braccio a mammà - tendemmo le manine verso la tazzina e la nostra linguetta,impaziente di conoscere i sapori del mondo,leccò il cucchiaino, e poi subito cominciammo a piangere perché il caffè ci era piaciuto e volevamo assaggiarlo di nuovo. Quante volte poi mi sarò chiesto: ma come avrà fatto Pitagora a stare sveglio nelle dolci notti di Crotone, come sarà giunto all'intuizione del carattere matematico dell'universo, senza un caffè? Tralascio tutti i pensatori che dovevano cercare di risolvere i grandi quesiti che si poneva per la prima volta la mente umana, i condottieri che dovevano preparare, nelle ore della vigilia, i piani delle grandi battaglie della Storia,gli scienziati che dovevano scoprire le leggi del la natura. Essi furono grandi, ma ancora più grandi di quelli che li seguirono perché, durante le loro angosciose ricerche, non venne una sorella o una zia, una schiava, un'ancella, un luogotenente o un discepolo a dire: eccellenza, maestro, sire, il caffè è pronto, quanto zucchero? Galileo dovette fare tutte le osservazioni e le scoperte che fece ancora senza poter bere alcunché che gli aprisse meglio il cervello. Mentre scriveva il Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo si guardava intorno, povero vecchio, cercando qualcosa che lo aiutasse a concentrarsi, senza sapere nemmeno che cosa. Cercava un caffè. E invece mi fa ridere Emanuele Kant, che già può riempire la sua caffettiera, poi prepara la zuccheriera e poi si mette a pensare al problema della conoscenza, dice: stanotte lo risolvo. Bello sforzo, con il caffè davanti il problema della conoscenza ormai lo possiamo risolvere tutti. O almeno io si".
(Riccardo Pazzaglia)

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