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Luciano Scateni al 'Ferraris' racconta 'Le disavventure di Santagata'

Marcianise - Come si può interessare una platea di studenti, solitamente non molto propensi al confronto, in un discorso che tocchi questioni di grande importanza, raggiungendo considerevoli risultati? Sembrerebbe un obiettivo molto ambizioso per...

Come si può interessare una platea di studenti, solitamente non molto propensi al confronto, in un discorso che tocchi questioni di grande importanza, raggiungendo considerevoli risultati? Sembrerebbe un obiettivo molto ambizioso per chiunque, ma non lo è stato per lo scrittore Luciano Scateni, straordinario comunicatore, che venerdì scorso - all'ITIS di Marcianise per presentare il suo ultimo libro "Le disavventure di Santagata" - con estrema naturalezza è riuscito a creare immediatamente un'atmosfera perfetta e a colloquiare con un consistente numero di alunni delle classi quinte, coinvolgendoli in sane riflessioni sui diritti e sui doveri di tutti i cittadini. Partendo dalla semplice lettura degli articoli della Costituzione italiana, Scateni ha indotto i convenuti a riflettere sull'uguaglianza tra le persone e sulle reali opportunità, che non sono certo le stesse per tutti. Per questo il Commissario Santagata, si pone dalla parte della giustizia ma senza tralasciare le storie che sono dietro i devianti. Tutto ciò fa di Ninì Santagata un commissario dal volto sfacciatamente comprensivo, che - come tanti napoletani - ama e odia la sua città. "Cercavo una figura che fosse capace di entrare nella città e raccontarla come io desideravo che fosse. - ha detto Scateni del suo personaggio - E non c'era che un commissario così, per farlo. Intollerante rispetto alla burocrazia, Santagata capisce che dietro un crimine ci può essere un problema serissimo di appartenenza ambientale. Insomma il mio personaggio è un commissario che ha più una vocazione alla sociologia che non alla repressione della criminalità. Forse questa sua difformità lo rende ancora più affascinante ed è per questo che è un seduttore involontario e ha belle storie con le donne.(.) Quando si parla di Napoli anche dal punto di vista del crimine, i protagonisti finiscono per essere sempre i camorristi. Il racconto è sempre quello della repressione della criminalità, senza esaminarne le ragioni sociologiche. È chiaro: non ho in mente l'assoluzione per il criminale sanguinario, ma quando si tratta di un ragazzo che scippa e che poi viene assoldato dalla camorra, bisogna capire di chi sono le responsabilità; se questa società è totalmente incapace di affrontare il problema. Io dico sempre estremizzando il ragionamento, che questo è un Paese che non ha il diritto di reprimere, perché non consente situazioni di partenza paritarie: un ragazzo che nasce a Scampia, non ha possibilità di non diventare un malvivente e se questo non accade, nessuno lo nota, perché è un miracolo che non fa testo. La regola è che uno che nasce lì, non può che diventare un delinquente. Allora la responsabilità non è sua, né dei genitori, ma è del tipo di società nella quale viviamo. Capire questa cosa, per me, è importante". Grande soddisfazione per la mattinata all'Isiss è stata espressa dai docenti e dal Dirigente Scolastico, il professor Paolo Tutore, che ha condiviso il particolare momento vissuto dagli alunni della sua scuola, e con considerazioni e quesiti personali, li ha stimolati ulteriormente all'interazione. Il Dirigente, notoriamente sensibile alle problematiche scolastiche e attento alla salvaguardia dei diritti dei ragazzi, si è complimentato con l'autore per aver solleticato un irripetibile momento di aggregazione, e con i suoi alunni, che si sono mostrati particolarmente interessati al dibattito, scaturito dalle argomentazioni proposte.

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