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Giselle al Festival della Danza del San Carlo

Napoli - Curato dalla nuova direttrice del Corpo di Ballo Alessandra Panzavolta, il Festival della Danza al San Carlo continua: il secondo appuntamento, domenica 31 ottobre (ore 18.00), impegna i Solisti e l'intero Corpo di Ballo, in uno dei...

Curato dalla nuova direttrice del Corpo di Ballo Alessandra Panzavolta, il Festival della Danza al San Carlo continua: il secondo appuntamento, domenica 31 ottobre (ore 18.00), impegna i Solisti e l'intero Corpo di Ballo, in uno dei successi più acclamati del cartellone targato 2010.
Ritorna una produzione fortunata della scorsa stagione, riproposta in data unica, dopo le numerose richieste del pubblico: Giselle nella provocatoria versione di Mats Ek. Pungente e geniale, il remake del coreografo svedese, classe 1945, ritorna in scena al San Carlo, dopo il felice debutto di aprile con Roberto Bolle nel ruolo di Albrecht. Ripreso da Pompea Santoro e Veli-Pekka Peltokallio, con le scene e i costumi di Marie-Louise Ekman, la coreografia sfoggia, nel ruolo del titolo, Roberta De Intinis, mentre Albrecht sarà Alessandro Macario.
Quando, nel 1982, debutta la versione cult di Ek, si capisce da subito che il classico ottocentesco, su musica originale di Adolphe-Charles Adam, conoscerà letture mai osate prima, grazie anche all'interpretazione di Ana Laguna, musa ispiratrice e compagna di vita del coreografo.

Un linguaggio moderno reso attraverso una "danza umanista". Una visione di movimento scandita da una gestualità forte, capace di esprimere tutti i conflitti dell'anima, affondo psicologico che diventa affresco e specchio di una società afflitta da contrasti insanabili: quelli tra l'individuo e il gruppo, tra il volgo e la corte, tra il sano e l'insano.
Giselle, "piccola e fragile" nella versione ottocentesca, in Mats Ek è "strana". Una ragazza semplice e pura, come l'incoscienza che non ha conosciuto il dolore, che la porterà , dopo il tradimento, tra le mura di un vero manicomio. La diversità di Giselle è anche la sua grande forza, quella di un personaggio che vive la profonda frattura di un'umanità alienante, che la rende di fatto un'emarginata e che Ek sublima in un "essere puro, inadatto alle convenzioni sociali, di cui evidenzia l'ipocrisia".

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