Cultura

Brillano due nuove stelle campane del piano jazz

Pomigliano d'Arco - La XVIII rassegna di Pomigliano Jazz, svoltasi dal 15 al 22 settembre scorso, ha concluso la felice estate dei jazz festival campani proponendo alcuni talenti del jazz di casa nostra, in particolare due pianisti napoletani...

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La XVIII rassegna di Pomigliano Jazz, svoltasi dal 15 al 22 settembre scorso, ha concluso la felice estate dei jazz festival campani proponendo alcuni talenti del jazz di casa nostra, in particolare due pianisti napoletani, Francesco Villani e Mario Nappi, che hanno visto finalmente brillare di luce propria tutto l'estro di cui sono dotati, frutto dell'attuale momento magico legato anche alla recente pubblicazione dei rispettivi dischi. Di loro parleremo in questo spazio, non prima però di elargire un doveroso encomio alla caleidoscopica rassegna jazz di Pomigliano, che ha rappresentato un eccellente epilogo di un'estate ricca di jazz festival in Campania, capace di offrire quest'anno tante emozioni in più rispetto alle passate edizioni, a cominciare dalle affascinanti location dei concerti, come l'Anfiteatro Romano di Avella, il Palazzo Mediceo di Ottaviano o le Basiliche Paleocristiane di Cimitile, attività didattiche come guide all'ascolto e laboratori musicali per i bambini nelle scuole, le mostre ("Le Icone del Jazz") e le performance artistiche, oppure l'organizzazione gratuita di itinerari turistici ed enogastronomici sul Vesuvio e nell'Alto Nolano, ma soprattutto è stato allestito un ricco ed interessante cartellone dei concerti nell'arco di sei serate, di cui quattro gratis (quelle a pagamento sono state la prima, con il pianista Luigi Einaudi che ha presentato il suo ultimo lavoro "In A Time Lapse" e l'ultima, che ha visto il duo Gianluca Petrella/Giovanni Guidi e il gruppo del trombettista Enrico Rava & PMJL con l'omaggio "Lester" dedicato al compianto trombettista americano Lester Bowie). Ma il tratto dominante di Pomigliano Jazz 2013 è stata la presenza di diversi talenti del jazz campano, tanto da imprimere un'originale essenza musicale, intrisa di napoletanità. Testimonianza di ciò sono stati i concerti del trio Marco Zurzolo (sax) Francesco Nastro (p.) Antonio Onorato (chit.) il 18 settembre, il quartetto degli avellinesi (di Solofra) Nico D'Alessio (chit.) e Antonio Fusco (batt.), insieme al contrabbassista Antonio De Luise di Portici (Na) e dal co-leader Enrico Merlin, milanese, anch'egli chitarrista, che hanno proposto (il 20/09) il progetto "Miles Davis Vision Exp" , incentrato sulla musica e sulla mitica figura del leggendario trombettista jazz. Nella stressa serata, si è esibita l' ANDJ, l'Orchestra Napoletana di Jazz diretta dal Maestro e sassofonista Mario Raja, con una "special guest" d'eccezione, un' icona vivente della storia del jazz, il sassofonista americano Archie Shepp ( con al seguito un trio di fuoriclasse formato da Tom Mc Clung al piano, Darryl Hall al contrabbassso e Steve Mc Craven alla batteria), il quale, tra i vari brani proposti, ha suonato e improvvisato anche sulle note di " I say i 'sto cca' " di Pino Daniele e su un grande classico, quanto immortale, tema della canzone napoletana come "Torna a Surriento". I preziosi arrangiamenti di Mario Raja hanno dato quel surplus di qualità musicale, in aggiunta alla raffinatezza degli assoli dei maestri e talenti che compongono l' ANDJ, come i sassofonisti Marco Zurzolo, Enzo Nini, Annibale Guarino, i trombonisti Alessandro Tedesco e Roberto Schiano, il chitarrista Pietro Condorelli, il contrabbassista Aldo Vigorito, il batterista Giuseppe la Pusata, per citarne solo alcuni. Da segnalare inoltre i concerti di altri due "giants of jazz" presenti nella rassegna pomiglianese: il sassofonista americano Benny Golson, accompagnato da un trio italiano d'eccezione, con Antonio Faraò al pianoforte, Aldo Vigorito al contrabbasso e Claudio Romano alla batteria e il sempiterno pianista italiano Franco D'andrea che ha presentato il suo progetto "Traditions and Clusters" con Mauro Ottolini (tr.ne) e Daniele D'Agaro (sax). Dulcis in fundo, non è mancato anche un delizioso tocco brasiliano, con il "Cello Samba Trio" del violoncellista carioca Jaques Morelenbaum, "special guest" la bravissima cantante (e moglie) Paula Morelenbaum. Bene, chiusa la parentesi Pomigliano jazz 2013, torniamo alle nostre due nuove stelle del piano jazz campano, Francesco Villani e Mario Nappi che, come si diceva all'inizio, entrambi hanno promosso anche il loro ultimo disco, rispettivamente "Il Premio di Consolazione" (Emarcy, 2012, il secondo a proprio nome), e "Thank You" (Dodicilune, 2013), esordio discografico da leader per Mario Nappi. "Francesco Villani - come ha scritto Roberto Saviano nella prefazione del suo precedente disco "Le Anime" - lo riconosci da come tocca. Come tocca le cose. I tasti del piano e, attraverso di loro, timpani, sensazioni, respiro. Sembra che tutto Villani siano le sue dita?" E lo stesso pianista dice in proposito: "Il tocco è il mio tocco. Ci sono persone che ascoltando il brano "Se ti avessi ora" del rapper Ntò, prodotto da e con la partecipazione di Enzo Avitabile, riconoscono la mia presenza sin dal primo accordo di piano. Mi piace molto questa cosa della riconoscibilità del suono. E il mio tocco va di pari passo con l'intensità dello sguardo, che cambia, muta, si arricchisse, si impregna, di anno in anno, di esperienza in esperienza, di giorno in giorno, di respiro in respiro, di sguardo incrociato in sguardo incrociato. Sono convinto che fra un anno non avrò l'intensità dello sguardo che ho adesso, non avrò il suono che ho adesso". L'amicizia e la collaborazione artistica tra Francesco Villani e Roberto Saviano, si era già manifestata nel 2008, allorquando il pianista napoletano aveva realizzato le musiche dell'audiolibro "Roberto Saviano legge Gomorra", edito da Mondadori. Con "Il Premio di Consolazione" , Villani conferma appieno le sue indiscutibili doti di pianista sensibile e musicalissimo, grazie anche all'apporto musicale dei due abilissimi partners, Jesper Bodilsen al contrabbasso (quello del trio danese di Stefano Bollani, per capirci) e il fratello Pierluigi alla batteria, e di un variopinto repertorio di brani, sei di Francesco Villani , uno di Henry Mancini (Sunflowers love theme), due di Jesper Bodilsen, l'indimenticabile "Ritornerai" di Bruno Lauzi, più un tema pop degli anni '80 dei Baltimora ("Tarzan Boy"). Il concerto di Pomigliano lo ha visto in azione con un trio diverso da quello del disco, con alla batteria Sergio di Natale e al contrabbasso Antonio De Luise, ma il risultato è stato di una "live performance" altrettanto eccellente come quella in studio, in virtù anche del forte legame del trentaquattrenne pianista napoletano con la rassegna pomiglianese: "Non è un caso che questo è l'unico Festival al quale ho voluto partecipare durante il 2013", ha detto in un'intervista. Tra i prossimi progetti di Francesco Villani, c'è la probabile realizzazione discografica in duo con un altro pianista, Daniele Pozzovia, due pianoforti e una sola anima jazz, frutto di un interplay già testato agli inizi di settembre scorso, nella rassegna romana Jazz on Top; altro lavoro musicale in gestazione, è la lavorazione di tre colonne sonore per altrettanti documentari su campioni dello sport che non ci sono più. "E chissà che magari utilizzerò parte di questo materiale musicale per incidere un nuovo lavoro!". Quello che colpisce di più del pianismo di Villani, è la marcata componente melodica delle sue composizioni/improvvisazioni (e qui entra in gioco la sua napoletanità) che egli stesso ammette con grande verve : "Sono completamente malato di canzoni. Durante l'ultimo anno più che dedicarmi al pianoforte, mi sono dedicato ad imparare a suonare la chitarra, solo per suonare canzoni! Durante i miei spostamenti, i miei concerti, porto sempre con me una chitarra; questo strumento tra l'altro ha anche un grandissimo significato affettivo, perché è la chitarra di mio padre (scomparso dieci anni fa), musicista, collaboratore per tanti anni di Roberto De Simone. L'avvicinarmi ad un nuovo strumento è una cosa che mi piace tantissimo, anche perché in questo modo ho la possibilità di affrontare la musica da neofita e riprendere l'aspetto ludico della musica, che mi mancava da tanto". Anche l'altra stella del piano jazz "made in Naples" , ovvero Mario Nappi, ha conosciuto un anno cruciale e intenso per la sua affermazione sulla scena jazz nazionale ed europea, a partire dalla scorsa primavera, a marzo precisamente, quando è stato riconosciuto vincitore al X Concorso Nazionale "Chicco Bettinardi" al Piacenza Jazz Fest 2013, dedicato ai nuovi talenti del jazz italiano, ricevendo per la Sezione Gruppi il primo premio di 1.500 euro, insieme ai suoi due fidati colleghi, Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria. Il gruppo si è aggiudicato anche un ingaggio al "Piacenza Jazz Fest 2014" e il "Premio Libertà" (da segnalare anche il secondo posto del Dynamic Trio, di Eboli (Salerno), composto da Marco De Gennaro al pianoforte, Francesco Galatro al contrabbasso e Stefano De Rosa alla batteria, premiato con 800 euro). A maggio poi, è arrivato un altro importante riconoscimento per il ventinovenne pianista napoletano, un altro primo posto al concorso "European Jazz Contest", tenutosi a Maastricht (Olanda), promosso dal Saint Louis College of Music di Roma e riservato a giovani jazzisti (gruppi strumentali o con vocalist) provenienti da tutta Europa con proposte di progetti originali. Nonostante la giovane età, Mario Nappi ha al suo attivo innumerevoli collaborazioni ed esperienze musicali: "Ho avuto il piacere di fare bellissime esperienze e condividere palchi molto importanti con musicisti con un'esperienza e carisma musicale che mi hanno arricchito molto. Fortuna nella fortuna, ho avuto la possibilità di cambiare molte formazioni dalla big band al duo, proprio nel periodo della mia formazione musicale e umana, ho avuto la possibilità di studiare svariati repertori, di generi ed epoche diverse". Sempre in primavera, dopo sei dischi con gruppi e musicisti diversi, arriva anche per lui l'esordio discografico da leader, dal titolo più che mai significativo, "Thank You", che, come si diceva all'inizio, ha promosso anche a Pomigliano, sabato 21 settembre, insieme agli altri due componenti il suo gruppo. "Il trio è per me un organismo vivente - ha detto Mario Nappi - una sorta di Cerbero, un unico essere ma con tre teste, ognuno di noi respira parla e pensa con la propria testa ma insieme agli altri due. Cercando di essere asserviti alla musica, al gioco di squadra, non ci sono solisti. Il trio è il vero solista. Un triangolo equilatero". E prosegue ancora "Sono accompagnato in questo bellissimo viaggio, iniziato due anni fa, da Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria. Noi siamo prima di tutto amici, ci vediamo almeno due volte a settimana, per studiare insieme la letteratura, jazzistica e non, ma anche per mangiare una pizza o passare una giornata al mare. Da loro non mi aspetto niente di più di quello che siamo abituati a fare a casa, quando proviamo. Voglio che si divertano, che ci divertiamo insieme. Che lasciamo giù dal palco ogni sentimento di competitività, che la musica abbia il sopravvento e che abbondino i sorrisi. Sono sicuro, sarà cosi". E così è stato a Pomigliano: "è stato il primo festival jazz che ho visto da adolescente - ha detto Mario Nappi - ricordo ancora le aspettative, i primi concerti, quando sui manifesti leggevo i nomi dei personaggi che hanno reso grande questa musica. Sono emozionato perché suono nella mia città, al Sud. Suono in un importante festival, suono davanti ai miei amici e ai miei colleghi. Come ci è già capitato, questa emozione si trasforma in adrenalina fino al momento di sedersi dietro i propri strumenti, poi si catalizzerà in emotività e, spero, in bella musica" (e così è stato alla rassegna, anche se dopo cinque "estasianti" brani il concerto è stato purtroppo interrotto per pioggia). Così come Francesco Villani, anche Mario Nappi annovera nel suo repertorio brani sia della tradizione afroamericana, sia di quella napoletana: "Amo la mia cultura, la mia città, e ritengo che ci siano dei brani classici napoletani fantastici, le cui melodie si prestano molto a diventare dei veri e propri standard". Tanto è vero che nel disco "Thank You", il primo tema che si ascolta è "Canzone Appassiunata" proveniente dalla grande tradizione della canzone napoletana. Dei restanti sette brani del disco, sei sono a firma di Nappi e uno dell'ospite della seduta, il sassofonista Javier Girotto. Il talento pianistico che emerge dall'ascolto di "Thank You" ha dei precisi riferimenti stilistici in Bill Evans e Brad Meldhau, ma anche di altri amori come John Coltrane, Miles Davis, Charlie Parker - "ma amo tantissimo anche i classici, Brahms, Mozart e Chopin di cui posseggo l'opera omnia e il cui patrimonio musicale non mi stanco mai di apprezzare". Oltre ad essere un ottimo pianista, Mario Nappi svolge anche un'intensa attività di insegnamento oltre a fare molte altre cose. "Ho scritto due metodi molto simili a quelli studiati nei percorsi accademici, come quelli proposti dai Conservatori, ma con sonorità molto più moderne, utilizzando appunto le scale o gli arpeggi maggiormente applicati nel contesto della musica afroamericana. Sto ultimando il mio terzo libro, questa volta sarà una raccolta di pezzi per i giovani pianisti, quindi non esercizi di tecnica, ma veri e propri brani da suonare". Per quanto riguarda il suo prossimo futuro, con grande ottimismo afferma che è molto importante "mettersi in gioco continuamente, leggere e suonare nuova musica".

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