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In ricordo del mons. Francesco De Felice

Sparanise - Il 2 luglio 1862 nasceva a Sparanise, dove morì il 27 novembre 1929, mons. Francesco De Felice, poeta, saggista, storico e benefattore già dimenticato. L'anniversario dei 150 anni dalla nascita è passato nel più completo silenzio...

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Il 2 luglio 1862 nasceva a Sparanise, dove morì il 27 novembre 1929, mons. Francesco De Felice, poeta, saggista, storico e benefattore già dimenticato. L'anniversario dei 150 anni dalla nascita è passato nel più completo silenzio, senza che nessuno, (né amministrazione, né associazioni) si ricordasse di lui. Eppure fu tenuto in grande considerazione, per la vivacità del suo ingegno, da Luigi Tosti, Giacomo Zanella, Antonio Fogazzaro e dal cardinale Alfonso Capacelatro che lo volle suo segretario particolare. Fu maestro di Filosofia e Lettere nel seminario di Calvi, di Teano, di Capua e perfino nell'abazia di Montecassino. Nel marzo del 1897 fu nominato - con decreto reale - anche Cappellano Reale. Qualche anno fa rintracciammo i suoi "Discorsi, note e profili" editi ad Amatrice dalla tipografia dell'Orfanotrofio maschile di Guerra dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia. Una scoperta che contribuì a gettare nuova luce su questo poeta filosofo e sacerdote sparanisano. Padre Minozzi, fondatore dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia, scrisse nella prefazione ai suoi "Discorsi e Profili:" In nessun paese ho trovato un amico così sicuro e generoso. Uno che viveva per l'educazione delle povere orfanelle. Sostituirlo non è possibile. Fu canonico e professore di italiano, latino, greco, storia e filosofia a Capua e nell'abazia di Montecassino. Come filosofo, in pieno clima modernista, era convinto, come alunno di padre Giovanni Semeria, che si potesse trovare un accordo tra scienza e fede, tra le dottrine evoluzionistiche e l'ortodossia cristiana. Come poeta scrisse numerose poesie a soggetto religioso, sul metro dell'amico Fogazzaro. Ma fu come letterato e saggista che espresse la sua vena migliore. A Sparanise c'é ancora la sua casa in mezzo ai campi, dove si ritirava da solo a studiare. Sull'ingresso, una scritta in greco,(kruptein amaqihn kresson, è meglio nascondere l'ignoranza) occupa tutta la facciata centrale della costruzione ad unico piano su scala che richiama un che di severo, di sacro. Pare di trovarsi improvvisamente davanti ad un tempio delfico. Dentro vi erano solo libri. Vi viveva come un autentico filosofo, discepolo di Platone e di Dante. Scrisse ancora Padre Minozzi, in occasione della sua morte :"Visse povero e muore povero. Ebbe del denaro una noncuranza naturale. Se aveva un soldo, comprava un libro, o lo dava per carità subito, come un normale dovere. Pochi giorni prima di morire aveva acquistato un loculo al cimitero di Sparanise per riposare in pace tra i suoi, ma non l'aveva potuto pagare tutto, benché la somma non arrivasse alle mille lire. Lui, che era stato professore e canonico per tanti anni".

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