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Disservizi alla Reggia: l'avventura di un docente universitario di Milano

Caserta - Visita al parco della Reggia di Caserta, con un professore dell¹Univ. diMilano, venuto a Napoli per un seminario, e con la guida di un illustreprofessore di botanica della seconda Univ. di Caserta.Lasciata l¹auto al parcheggio sotto la...

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Visita al parco della Reggia di Caserta, con un professore dell¹Univ. diMilano, venuto a Napoli per un seminario, e con la guida di un illustreprofessore di botanica della seconda Univ. di Caserta.Lasciata l¹auto al parcheggio sotto la piazza Carlo III, si affronta laprima difficoltà nel dover fare le numerose scale a piedi, in quantoinattive quelle mobili (e il professore di botanica aveva problemi dideambulazione).
Emersi in superficie: stato di completo degrado della vegetazione antistantela reggia e primi rilievi critici da parte del professore milanese, cheritiene il Meridione condannato ad una lenta agonia.Avendo deciso di visitare il giardino inglese (che si trova in fondo alparco), contavamo sulla presenza del bus circolare che, come si leggeva sulsito Internet, avrebbe consentito la visita, con salita e discesa alle variefermate programmate, come il City Sightseeing. Amara sorpresa! nessunservizio pulmann (pare soppresso da tempo), solo biciclette (per chi è ingrado di usarle) o carrozzelle (al prezzo richiesto di 50 euro per arrivarea metà strada, in quanto i cavalli non riescono a fare l¹ultimo tratto insalita).
Dopo breve conciliabolo (in dubbio se andare a piedi ovvero tornareindietro) si decide comunque di procedere, in tempo per la chiusura delparco (h. 18, come da informazione di un sorvegliante). Percorriamolentamente (per caldo ed età) i tre chilometri che ci separano dall¹ingressodel giardino inglese, ma quando alle 17, dopo un¹ora buona di cammino,arriviamo alla meta, apprendiamo con grande disappunto che il giardinochiude un¹ora prima del parco, per cui non è possibile visitarlo.Otteniamo in via eccezionale, data la presenza del botanico specialista diquel giardino, cui ha dedicato vent¹anni di studio, il permesso di dareun¹occhiata veloce (un quarto d¹ora). Quanto è sufficiente per lasciareprofondamente amareggiato l¹illustre guida, che a distanza di soli tre annida quando ha lasciato l¹incarico è costretto a vedere abbrutitodall¹incuria, dal disservizio e dal patente disinteresse il giardino checonosceva. Sottobosco incolto, piante non curate, immagini di un degradoche esce confermato dal confronto con una meravigliosa pubblicazione editaqualche anno fa (curata da Francesco Canestrini e Maria Rosaria Iacono),della quale vanamente si cercherebbe conferma nel desolante quadro che lafugace visita ci propone.

Un assistente, cui manifestiamo sconcerto e indignazione, al di là dei suoidoveri di ruolo, si offre gentilmente, alla fine, di accompagnarci con lasua auto all¹uscita, data la situazione problematica per il percorso diritorno a piedi.
Il rientro a casa è connotato da gravi e sconsolate considerazionisull¹incapacità di custodire beni straordinari, dichiarati patrimoniodell¹umanità. Ma in fondo, cosa ci si può attendere da istituzioni chelasciano disperdere il prezioso tesoro culturale dell¹Istituto Italiano pergli Studi Filosofici o che sono costrette a chiudere l¹autostradaNapoli-Salerno per l¹ennesimo incendio in quel di Vietri? (fortunosamente lavisita alla costiera amalfitana con l¹amico milanese siamo riusciti a farlail giorno prima della chiusura).

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