Turisti assenti e crollo degli incassi: il 68% dei commercianti non spera più nella ripresa

Il sondaggio della Fipe Confcommercio tra bar e ristoranti: introiti inferiori del 41%. Personale riassunto per la maggior parte delle imprese

La crisi del commercio

Da un lato la gioia di aver riaperto i battenti dopo il lockdown dall'altro una scarsissima fiducia nel futuro. E' quanto emerge da un dossier della Fipe Confcommercio, di cui è presidente provinciale Giuseppe Russo, che ha analizzato il sentiment dei commercianti, in particolare bar e ristoranti, a due mesi dalla ripresa.

In primis i bilanci: un crollo medio del fatturato del 41% (42,6% per i ristoranti e 39,1% per i bar). Del campione di 340 imprese coinvolte nel sondaggio, il 15,2% lamenta mancati introiti per oltre il 70%; per il 30,3% degli intervistati il calo degli incassi si attesta tra il 50 ed il 60%; per il 25,3% tra il 30 ed il 40%. Solo il 7,2% degli intervistati dice che gli incassi sono in linea con il periodo pre-covid.

Rispetto a maggio cala anche il numero delle persone al lavoro: una flessione che si attesta intorno al 19,8% mediamente. Va detto che in questo caso il 41,4% delle imprese ha lo stesso personale che aveva prima del lockdown mentre solo il 18,1% lo ha praticamente dimezzato.

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In generale, ad essere soddisfatti di aver riaperto sono il 61% degli imprenditori, ma sale la percentuale di chi ritiene che non riuscirà a tornare ai livelli di attività precedenti il lockdown (68%), segno di un sentiment di forte preoccupazione delle aziende per il futuro. Nonostante siano soddisfatti di aver potuto riaprire, gli imprenditori vedono chiaramente la difficoltà di tornare ai ritmi pre covid in tempi rapidi, le motivazioni, rivela la Confcommercio, sono molteplici ma prima fra tutte è “la carenza di turisti”.

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