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Il neo presidente di Confindustria Caserta Beniamino Schiavone

Il neo presidente di Confindustria Caserta Beniamino Schiavone

“Il Covid ha acuito le difficoltà: fatturati crollati fino all’80%. La burocrazia è il nodo per il futuro”

L’intervista di Casertanews a Beniamino Schiavone, da pochi giorni alla guida di Confindustria Caserta. Tra problemi, sogni e speranze: “Dobbiamo essere ottimisti e propositivi”

A 37 anni è di fronte ad una delle sfide più difficili: quella di condurre le aziende casertane nel vortice della crisi creata dalla pandemia Covid. Beniamino Schiavone, rappresentante legale della Casa di Cura “Padre Pio” di Mondragone, da una settimana il nuovo presidente di Confindustria Caserta, che dovrà condurre fino al 2025.

Presidente Schiavone, arriva alla guida di Confindustria Caserta forse nel momento più difficile. Come stanno le aziende casertane? “Le aziende casertane stanno vivendo un momento particolarmente complicato, come del resto tutte le realtà produttive del Paese. Il problema maggiore sta nell’impossibilità di svolgere una programmazione di medio-lungo periodo delle attività, in quanto ancora non è possibile prevedere la fine della pandemia. La situazione attuale è resa più complessa dall’incrocio della pandemia con la recessione. Già prima dell’avvento del Covid lo stato di salute della nostra economia non era dei migliori. In ogni caso voglio lanciare un messaggio di fiducia: dalle difficoltà maggiori il nostro sistema industriale ha sempre trovato stimoli per ripartire. Sarà così anche stavolta, e lo faremo puntando su elementi fondamentali quali ricerca, innovazione e digitalizzazione”.

Quali effetti ha avuto il Covid sull’economia casertana? “Purtroppo tutti i settori hanno risentito pesantemente degli effetti legati al Covid dovuti alle restrizioni, ai lockdown e all’indebolimento della domanda. Ad oggi la cassa integrazione sta ricoprendo un ruolo fondamentale, la vera sfida sarà affrontare il periodo successivo al blocco dei licenziamenti e al sistema degli ammortizzatori sociali. In questi mesi dovremo lavorare tutti insieme per creare una situazione di equilibrio tra la crescita delle imprese e la salvaguardia dei posti di lavoro. Siamo di fronte ad un tema di carattere non esclusivamente economico, ma anche sociale. Non dimentichiamo che la nostra terra fa registrare tassi di disoccupazione drammatici”.

Quali settori sono stati più colpiti? “Senza dubbio quello del turismo e degli eventi, che nel 2020 ha fatto registrare una perdita di oltre l’80% del fatturato rispetto all’anno precedente. In questo momento, poi, c’è un fenomeno che non dobbiamo sottovalutare: la mancanza di approvvigionamento delle materie plastiche che si sta verificando nelle ultime settimane. Se non superiamo il problema, il settore manifatturiero potrebbe subire delle conseguenze disastrose”.

Il presidente Bonomi ha criticato molto il precedente governo Conte. Come vede l’avvio di quello nuovo? “In questo momento non possiamo fare altro che avere fiducia nel Governo Draghi. Il premier, durante tutta la sua carriera, ha dimostrato grandi qualità e una credibilità riconosciuta a livello internazionale. Credo sia la persona migliore per traghettare l’Italia fuori dalla crisi. Siamo pronti, come Confindustria, a collaborare con il Governo per mettere in campo quelle iniziative che devono portare a un repentino miglioramento della situazione, superando la più grave crisi socio-economica dal dopoguerra a oggi”.

C’è il rischio che un territorio, che ha visto tante aziende scappare, adesso diventi ancora più “desertificato”? “Il rischio c’è, ma c’era anche prima. Il Covid ha solo acuito le difficoltà strutturali e le lacune del sistema in cui viviamo. Per invertire questa tendenza e rendere il territorio attrattivo per nuove imprese è necessario mettere in campo un progetto di sviluppo organico, che veda insieme gli imprenditori e le istituzioni. Questa terra ha una grande tradizione di sviluppo industriale ed è ora di rilanciarsi”.

Cosa vi aspettate dal Recovery e su cosa punterete? “Punteremo a creare opportunità di modernizzazione per l’industria locale. Sarà fondamentale da un lato potenziare il sistema delle infrastrutture, attualmente carente, e dall’altro realizzare un processo di transizione tecnologica, di innovazione e di digitalizzazione, che riguardi non solo le aziende ma i territori nel loro complesso. È importante che il Recovery Fund favorisca uno sviluppo uniforme dell’intera provincia, soprattutto di quelle aree che sono più indietro e che vivono una situazione di marginalità. Dobbiamo fare in modo, poi, che Caserta abbia collegamenti migliori con i principali hub produttivi dell’intero territorio nazionale. Infine, il Recovery Fund deve servire anche a rilanciare la Zona Economica Speciale (ZES) della Campania, una formidabile occasione di sviluppo”.

Come vede l’economia casertana da qui ad un anno? “Bisogna essere ottimisti e propositivi. Il momento è duro, i prossimi mesi saranno difficili, ma sono convinto che se tutti gli attori del territorio (istituzioni, imprenditori, corpi intermedi) riusciranno a fare squadra, il sistema reggerà, sia pure con grandi sacrifici. La sfida, però, non è solo sopravvivere ma creare i presupposti per dar vita a un futuro solido e duraturo. Non dobbiamo accontentarci: bisogna utilizzare questo pit-stop per ripartire in maniera forte e ambiziosa”.

In questo periodo di pandemia, in tanti si aggrappano alla speranza del futuro. Qual è la sua? “La mia speranza è che un momento straordinario come questo possa essere affrontato in maniera altrettanto straordinaria; ovvero mi auguro che gli imprenditori possano meravigliarsi dell’efficienza delle istituzioni e della burocrazia, la cui farraginosità e la cui lentezza troppo spesso hanno rappresentato un freno allo sviluppo e alla crescita economica”.

Ed il suo sogno da presidente di Confindustria? “Sono due i sogni da presidente. Il primo, che definirei più ‘concreto’, è quello che il processo di semplificazione della burocrazia diventi realtà. Il secondo, più ambizioso, è rendere i nostri territori all’altezza di quelli più sviluppati d’Europa. Per fare ciò sarà necessario abbandonare l’approccio individualistico e iniziare a lavorare insieme per costruire un futuro migliore”.

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