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Precari della scuola in presidio

Salerno - "Con i licenziamenti nella Scuola Pubblica, previsti in migliaia solo nella provincia di Salerno, si infligge un colpo mortale alla già critica economia locale del nostro martoriato territorio. La crisi si combatte con il lavoro e con il...

"Con i licenziamenti nella Scuola Pubblica, previsti in migliaia solo nella provincia di Salerno, si infligge un colpo mortale alla già critica economia locale del nostro martoriato territorio. La crisi si combatte con il lavoro e con il sostegno al reddito delle famiglie. La crisi finanziaria si è trasformata nell'ultimo anno in crisi economica e oggi comincia a incancrenirsi in una drammatica crisi reale che colpisce le famiglie nei bisogni primari di sussistenza.
In Campania saranno licenziati 6200 docenti e 2000 ATA: più di 8000 posti di lavoro.
Da settembre sarà avviata la più vergognosa mattanza di stato che la SCUOLA abbia mai vissuto: migliaia di docenti, personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, che in questi anni hanno garantito il funzionamento di una già disastrata Scuola pubblica, spesso unico baluardo sociale, civile e morale nei territori urbani e rurali del mezzogiorno d'Italia in continuo sfruttamento da parte delle lobby politiche, affaristiche e criminali, tristemente conosciute in tutto il mondo.
Non solo il lavoro quindi, di per sé necessario e fondamentale, ma anche e soprattutto dobbiamo difendere la Scuola Pubblica dal violento processo in corso di dequalificazione e smantellamento che in nome di una propagandistica "razionalizzazione della spesa" pretende di migliorare tutte le Amministrazioni Pubbliche (Scuola, Sanità, Università, Giustizia, Parastato, Ministeri, Enti Locali, etc?) licenziando, riducendo il salario e i diritti dei lavoratori costretti ad accettare esternalizzazioni, privatizzazioni, e il precariato a vità.

La crisi tocca l'economia reale e a pagare saranno come sempre i più deboli che oltre a soffrire oggi per mancanza di reddito diretto dal lavoro, dovranno affrontare le riduzioni del reddito indiretto dovute alla diminuzione forzata di welfare imposta allo stato sociale con lo smantellamento delle Funzioni Pubbliche che lo Stato attraverso gli Enti Locali deve erogare sui territori. E, inoltre, pagheranno le generazioni future che troveranno estinto il reddito differito dei loro genitori costretti a vivere con pensioni da fame.
Le lotte per il lavoro e i diritti non sono andate in ferie e continuano con la determinazione di chi sta riacquistando la consapevolezza e il protagonismo conflittuale necessario a combattere l'egemonia della casta politico-sindacale che ha minato negli ultimi decenni, qualsiasi legittima pretesa di miglioramento di vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Il lavoro e il reddito va sostenuto, mantenuto e aumentato come unica e possibile manovra anticiclica che possa lenire gli effetti devastanti della crisi economica internazionale prima che i suoi effetti sull'economia reale delle famiglie raggiungano dimensioni drammatiche di non ritorno. "

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