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Ericsson, lavoratori bloccano cancelli: assemblea permanente

Marcianise - Ieri le lavoratrici e i lavoratori della Ericsson di Marcianise, riuniti in assemblea, hanno deciso di bloccare tutte le attività dello stabilimento e di riunirsi in assemblea permanente, in sciopero. Lunedì prossimo, 9 febbraio, ci...

Ieri le lavoratrici e i lavoratori della Ericsson di Marcianise, riuniti in assemblea, hanno deciso di bloccare tutte le attività dello stabilimento e di riunirsi in assemblea permanente, in sciopero. Lunedì prossimo, 9 febbraio, ci sarà il primo incontro al ministero dello Sviluppo economico alla presenza del viceministro De Vincenti". Roberta Turi, segretaria nazionale Fiom-Cgil, ha rilasciato stamane la seguente dichiarazione: "La nostra posizione sarà quella di rifiutare la procedura di cessione dello stabilimento che rischia di essere solo l'anticamera della cessazione di ogni attività a Marcianise.
E lunedì mattina le lavoratrici della Ericsson saranno in prima fila nel protestare a Roma durante l'incontro con il Governo. Loro, che sono i soggetti più deboli di questa vertenza pur rappresentando ben il 30% della forza lavoro. L'azienda, infatti, anche in questi giorni sta provando a convincere soprattutto le donne ad accettare incentivazioni all'esodo, sapendo che sono quelle più ricattabili, soprattutto in presenza di attività che prevedono turni particolarmente faticosi per chi ha anche dei figli in tenera età.
Per questo le lavoratrici hanno deciso di mettersi alla testa del corteo di lunedì, ritenendo che la vertenza della Ericsson di Marcianise sia anche il simbolo della volontà delle donne del meridione di ribellarsi contro chi vuole ricacciarle tra le mura di casa, dopo essersi conquistate un lavoro dignitoso in una provincia difficile come quella di Caserta. Per questo scriveranno una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini, e a tutte le parlamentari elette nel meridione. La Fiom sosterrà in tutti i modi la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici e continuerà in questi giorni a richiamare la Ericsson e il Governo alle proprie responsabilità".
Nel primo pomeriggio di ieri, presso la sala giunta, il sindaco Antonio De Angelis ha incontrato una folta delegazione dei 435 lavoratori della Ericsson, preoccupati per il loro futuro, dopo l'annuncio della multinazionale svedese di voler cedere il sito marcianisano. Per il Comune, insieme al primo cittadino, erano presenti gli assessori: alle Politiche Sociali, Anna Arecchia; ai Lavori Pubblici, Angelo Golino; all'Urbanistica, Giovanni Santoro; alle Attività Produttive, Biagino Tartaglione, alle Politiche Attive per il Lavoro, Gaetano Madonna. Le maestranze erano accompagnate dai rappresentanti delle sigle sindacali di categoria, ovvero: Fiom- Cgil; Fim Cisl; Uilm- Uil; Failms. Questi ultimi hanno illustrato la situazione attuale, ponendo l'accento sugli accordi sottoscritti lo scorso giugno in Regione tra sindacati provinciali e direzione aziendale, ma, a loro dire, disattesi da Ericsson; nonché sui timori nutriti dai 435 operai circa il loro destino occupazionale, nel caso che l'annunciata cessione dovesse diventare realtà. Gli stessi hanno poi chiesto un sostegno alla loro battaglia da parte del sindaco Antonio De Angelis e delle istituzioni locali, che possa partire dalla presenza dell'amministrazione comunale al tavolo convocato per il prossimo 9 febbraio presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Articolata è stata la discussione che ne è seguita, tesa ad una puntuale disamina della vertenza e dei singoli aspetti che la sostanziano. Al termine il primo cittadino ha espresso piena solidarietà ai lavoratori a nome suo, della giunta e dell'intero consiglio comunale, ritenendo che la tutela dell'occupazione sia una questione che non ha, né deve avere, colore politico; ha poi ha assicurato la partecipazione dell'esecutivo al tavolo romano. "Dopo la trasferta capitolina - ha concluso il sindaco De Angelis - organizzeremo un nuovo incontro con i sindacati per definire in modo congiunto le strategie operative da mettere in campo.".

La situazione di crisi che sta colpendo con grande virulenza l'industria casertana, specie nel settore metalmeccanico, è al centro delle preoccupazioni della FIM e della CISL, per le gravi ricadute sul piano dei livelli occupazionali e per i rischi di totale deindustrializzazione del territorio. La FIM e la CISL sostengono con grande forza che nessuno sviluppo di questa provincia è possibile se in primo luogo non si difende l'apparato produttivo e industriale esistente, specialmente in quei settori, come le telecomunicazioni, in cui il territorio casertano ha forti vocazioni e un patrimonio di professionalità acquisito negli anni. La FIM e la CISL si batteranno con determinazione, insieme ai lavoratori, affinché il territorio non venga privato di un marchio importante che deve rimanere a Caserta.
La FIM e la CISL chiedono con forza alla politica e alle istituzioni territoriali, regionali e nazionali di essere vicini al sindacato e mettere in campo strumenti di politica industriale dei fattori e dei settori per tutelare la presenza industriale in provincia di Caserta e per il mantenimento in questa realtà dei marchi che hanno fatto la storia dell'industria casertana. La FIM e la CISL sono disponibili a tutti i confronti necessari ma anche determinate a mettere in campo insieme ai lavoratori tutte le forme democratiche di pressione per impedire il declino del territorio.

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