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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca Casapesenna

Il sindaco parla contro la camorra ed il capoclan si infuria: “Lo voleva uccidere”

I nuovi verbali del pentito: “Zagaria lo voleva morto, gli toglieva prestigio”

Pensava di comandare tutto e tutti ed invece, sulla sua strada, ha trovato un sindaco, ma prima di tutto un uomo, che della camorra non aveva paura. E che lo dimostrava anche coi fatti, al punto da rischiare la sua stessa vita. Quello che racconta Nicola Panaro, ex punto di riferimento del clan dei Casalesi, ai magistrati della Dda nei vuoi verbali depositati nel processo che vede sotto processo l’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria, è uno spaccato importante di quello che è avvenuto, per anni, nell’agro aversano ed in particolare nel triangolo Casal di Principe, San Cipriano e Casapesenna. “Dove i sindaci venivano scelti da Schiavone, Iovine e Zagaria e noi facevamo il ‘porta a porta’ tra i cittadini per farli votare” racconta Panaro nell’interrogatorio di maggio ai magistrati. 

Ma ad un tratto qualcosa va storto. Finita l’epoca di Fortunato Zagaria a Casapesenna (giunto al secondo mandato consecutivo e quindi non più candidabile), viene scelto come candidato sindaco Giovanni Zara, persona vicina all’ex uscente, sulla quale arriva la ‘benedizione’ anche del capo clan dei Casalesi Michele Zagaria che, pur non conoscendolo, si fida dell’indicazione di quello che a Panaro presenza come un suo “uomo di fiducia”, Fortunato Zagaria

Zara viene eletto sindaco, ma da subito iniziano le difficoltà. “Zara cominciò a manifestare pubblicamente degli atteggiamenti per la legalità e contro la camorra” racconta Panaro che svela agli alleati di aver incontrato almeno 3-4 volte a mese Zagaria durante la latitanza. “Questo fatto fece infuriare Michele Zagaria, per come ricordo direttamente, quando lui nei parlava con me. Egli riteneva che questo atteggiamento era idoneo a portargli discredito dal momento che egli ne perdeva di prestigio sul territorio di Casapesenna e soprattutto perché un sindaco non allineato avrebbe potuto far rischiare l’emersione di fatti illeciti che lui aveva realizzato fino a quel momento”. 

E la rabbia del boss ha rischiato di avere una reazione violentissima. “Michele Zagaria era addirittura intenzionato ad uccidere Giovanni Zara per come da lui dettomi direttamente ma egli si astenne dal farlo perché un’azione del genere sarebbe stata troppo eclatante e noi del clan dei Casalesi non vedevamo di buon occhio un’azione del genere che avrebbe provocato una reazione forte dello Stato. Io personalmente parlai con Zagaria dicendogli che non sarebbe stata opportuna”. Fortunatamente Zagaria tornò sui suoi passi, ma comunque colpì il sindaco Zara, organizzando la sua sfiducia politica. Dopo pochi mesi Giovanni Zara fu sfiduciato dai suoi consiglieri e mandato a casa. Ma, in quell’azione, secondo la Dda, di politico non c’era nulla.

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