Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

La falsa relazione del comandante per nascondere la mattanza in carcere

Pasquale Colucci prova a rimescolare le carte 'alterando' la verità venuta fuori dalle immagini

Gli orrori al carcere di Santa Maria Capua Vetere

"Una vera e propria azione di ripristino di legalità". Così aveva definito l'orrobile mattanza del 6 aprile 2020 il provveditore regionale della polizia penitenziaria Antonio Fullone in una relazione del 20 aprile 2020, nella quale si danno spiegazioni sull'ordine di "eseguire una perquisizione straordinaria all'interno del reparto Nilo", nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Dopo che già dal giorno successivo alle violenze erano iniziati a circolare alcuni file audio delle conversazioni dei detenuti con i loro familiari - conversazioni da cui emersero già chiaramente le torture (si parlava anche di barbe e capelli tagliati) - gli agenti provano a rimescolare le carte 'alterando' la verità venuta fuori dalle immagini con relazioni di servizio a dir poco fantasiose.

Un esempio è quella di Pasquale Colucci, comandante della 'squadra di supporto' inviata al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile che nella sua nota inviata al provveditore Fullone scrive: "I detenuti si sono barricati nelle rispettive celle, bloccandone l'apertura con brande e suppellettili, minacciando il personale con pentolame pieno di liquido bollente ed oggetti atti ad offendere". E ancora, "durante le operazioni di perquisizione i detenuti cominciavano a lanciare nei confronti del personale oggetti di natura diversa, finanche bombolette di gas incendiate". Circostanze che lo stesso gip Enea ha definito come "del tutto impercettibili dalla visione del sistema di video-sorveglianza".

Tra gli episodi di depistaggio, secondo l'accusa, c'è anche il tentativo di modificare i video delle telecamere interne per giustificare la perquisizione straordinaria del 6 aprile. Cambiata la data e cancellato l'audio. Protagonisti, come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare, i massimi funzionari dell'amministrazione penitenziaria in Campania: l'allora comandante Colucci e il provveditore Fullone.

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