La 'camorra dei manifesti elettorali', scarcerato Agostino Capone

Torna a casa una settimana dopo il fratello Giovanni che è stato già condannato

Agostino Capone esce dal carcere una settimana dopo il fratello Giovanni. Il 52enne di Caserta, finito in manette nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei manifesti elettorali durante le Regionali 2015, è stato spedito a casa dal collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere su istanza dell’avvocato difensore Franco Liguori. Mentre il fratello Giovanni Capone, ras del clan Belforte, è stato già condannato ad una pena di 9 anni col rito abbreviato, per Agostino il dibattimento è ancora in corso. 

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Secondo la ricostruzione dei carabinieri che hanno svolto le indagini, Giovanni Capone, all’epoca detenuto, utilizzando dei “pizzini” aveva dato precise disposizioni al fratello Agostino Capone affinché si occupasse dell’affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta. Quest’ultimo, avvalendosi della collaborazione materiale di altri indagati, imponeva ai candidati di fare riferimento alla società di servizi “Clean Service”, a lui riconducibile in quanto intestata alla moglie, Maria Grazia Semonella. Tale imposizione avveniva sia con intimidazioni esplicite, come captato nel corso delle intercettazioni, sia attraverso minacce rivolte ai singoli soggetti sorpresi ad affiggere i manifesti a tarda notte, sia coprendo i manifesti affissi senza ricorrere alla loro società, facendo poi arrivare il messaggio che tale inconveniente non si sarebbe verificato se si fossero rivolti alla società Clean Service. Tale condotta, secondo la Procura, ha limitato la libertà contrattuale dei candidati, i quali, pur di poter continuare a svolgere la campagna elettorale anche attraverso l’affissione di manifesti, erano costretti ad affidare l’incarico di stampa ed affissione ad una ditta non scelta liberamente.

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