Revocata la sorveglianza speciale all’imprenditore Diana

La Cassazione mette fine ad una lunga battaglia giudiziaria dopo le inchieste per le estorsioni ad Orsi e la scalata alla Lazio

Per anni è stato coinvolto nelle inchieste della Dda che hanno interessato il clan La Torre di Mondragone, quello dei Casalesi ed anche il tentativo di scalata alla Società Sportiva Lazio, ma l’imprenditore di Casal di Principe Giuseppe Diana se n’è uscito (quasi) sempre ‘limpido’. Ed ora, forse, si raggiunge l’epilogo con la sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato completamente la condanna a 2 anni di sorveglianza speciale che gli era stata comminata. Ma anche qui l’iter giudiziario non è stato semplice, visto che gli avvocati di Diana sono dovuti ricorrere due volte dagli ermellini dopo che la Corte di Appello (in seguito ad un primo annullamento con rinvio) aveva disposto solo una rivisitazione della condanna, confermandola, però.

Le indagini per riciclaggio e la scalata alla Lazio

A mettere la parola fine per l’imprenditore di Casal di Principe, è stata la prima sezione della Cassazione (presieduta da Filippo Casa) che ha disposto l’annullamento della sorveglianza speciale, compiendo una rivisitazione delle valutazioni dei giudici territoriali che avevano ribadito “l'attualità della pericolosità sociale di Diana, richiamando la condanna definitiva di Diana per l'estorsione aggravata ai danni di Michele Orsi, commessa fino al 31 dicembre 2004, condotta che aveva indotto l'imprenditore a versare somme di denaro al clan camorristico La Torre, nonché le contestuali assoluzioni per il delitto di fittizia intestazione ex art. 12 quinquies d.l. 306 del 1992, commessa fino al 30 maggio 2006; le sentenze per concorso esterno in associazione mafiosa, fino al 2004, per altre tentate estorsioni nonché per riciclaggio aggravato ex art. 7 legge 203 del 1991 e 513 bis cod. pen., ugualmente aggravato, fatti commessi fino al 2006”. Il giudice che aveva riconosciuto l'aggravante aveva parlato di un “collateralismo di Diana al clan camorristico e di una sua adesione alle ragioni dei camorristi, menzionando gli altri procedimenti aperti presso la Procura di Napoli e quella di Roma per il tentativo di riciclaggio di capitali di provenienza illecita riferibili a clan camorristici casertani, posto in essere in occasione del tentativo di scalata alla Società Sportiva Lazio. 

Un solo pentito lo accusava: Michele Froncillo

Nel corso degli anni un solo pentito aveva tirato direttamente in ballo l’imprenditore, Michele Froncillo, esponente del clan Belforte di Marcianise. E, sulla scorta delle dichiarazioni, i giudici che si erano succeduti nelle decisioni avevano considerato Diana come “un soggetto che, nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, si era interfacciato, sia pure da estraneo, con il contesto camorristico dominante nel territorio dove si trovava ad operare come imprenditore, sia pure per la salvaguardia dei propri interessi imprenditoriali, così garantendosi i rapporti di convenienza e di non ostilità e ponendosi come punto di riferimento per il perseguimento degli scopi e degli interessi economici del clan, rendendosi disponibile ad una molteplicità di condotte collaborative”.

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“Assolto dall’accusa di camorra, non provata la sua attuale collaborazione”

Ma per i giudici della Cassazione, così come si legge nelle motivazioni rese pubbliche da pochi giorni, “Diana non può ritenersi partecipe ad un'associazione di stampo mafioso, essendo stato assolto dalla relativa imputazione e, quindi, rientra in quell’area, meglio delineata dalle Sezioni Unite, degli "indiziati di appartenere ad un'associazione di stampo mafioso" che non sono "partecipi" di tale associazione essendo, piuttosto, concorrenti esterni o, comunque, contigui. Si deve rilevare che non occorre approfondire questo tema, atteso che la sentenza di annullamento ha rigettato il ricorso per cassazione con riferimento alla contiguità di Diana al clan La Torre. Ma, appunto, violando l'indicazione proveniente dalla sentenza di annullamento, la Corte territoriale in sede di rinvio non ha affatto accertato la attuale pericolosità del proposto”. Gli ermellini poi aggiungono che “non vi è alcuna prova che le condotte di collaborazione di Diana con i clan camorristici locali proseguano nell'attualità; la lettura complessiva del decreto dimostra che questa ammissione riguarda l'intero periodo successivo agli anni 2004-2005: non vi è alcuna prova che, nel decennio successivo, Diana abbia, saltuariamente o meno, "collaborato" con i clan”. Ma, di più, “il decreto non indica alcun elemento fattuale che dimostri o, quanto meno, indichi, che il proposto abbia avuto contatti di qualsiasi tipo con gli esponenti della criminalità camorristica locale”. Per questo motivo è stato disposto l’annullamento (stavolta senza rinvio) della sorveglianza speciale a carico dell’imprenditore.

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