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Cronaca Casal di Principe

Ferrari in 'prestito' per il matrimonio della parente di Setola, tre sotto processo per estorsione

Cirillo 'O Sergente in aula: "Compravo auto di lusso e le intestavo a chiunque perchè non potevo guidare neanche una bicicletta"

"Compravo Ferrari, Lamborghini e Porsche e le intestavo a chiunque perchè ero in regime di sorveglianza speciale e non potevo guidare neppure una bicicletta. Compravo anche tante auto usate e le rivendevo. Non ero in affari con Ulderico però è probabile che quella Ferrari  l'abbiamo presa io e lui come dice mio cugino Francesco".  Sono le dichiarazioni da Alessandro Cirillo, alias O' Sergente, storico affiliato del clan dei casalesi fazioni Bidognetti-Setola, rese dinanzi ai giudici della prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Sergio Enea nel processo per estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa compiuta da Francesco Cirillo, alias Cosciafina, Nicola Tavoletta e Giuseppe Caiazzo, tutti storici affiliati al clan dei Casalesi.

Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Vincenzo Ranieri, della Dda di Napoli, Cirillo e Tavoletta, nel giugno 2008, si erano presentati a Ulderico Fabozzi (50enne imprenditore destinatario di un provvedimento di confisca dei beni di 2,6milioni di euro nel 2016 e vittima in questo procedimento) per chiedere il prestito di una Ferrari 360 Modena che doveva essere utilizzata in occasione del matrimonio della cugina del boss Giuseppe Setola. Visita nella quale fecero valere la loro appartenenza al clan. A fronte delle richieste di restituzione della vettura da parte di Fabozzi gli venne riferito dai tre imputati "sapeva a chi la stava dando quindi sapeva che diventava di nostra proprietà". Si sarebbe trattato quindi per il magistrato antimafia di una implicita minaccia nei confronti della vittima che venne costretto a non richiedere più la restituzione della vettura, impossessandosene. La costosa automobile rientrò nella disponibilità dell'avente diritto, solo a seguito di un guasto della stessa con conseguente segnalazione della società che gestiva l'antifurto satellitare installato sulla vettura che ne comunicava la posizione alle forze dell'ordine. 

Nel corso del dibattimento è emerso che la vettura fosse di proprietà della società della moglie di Fabozzi, che la macchina fosse anche di proprietà di Alessandro Cirillo, cugino dell'imputato Francesco Cirillo e quindi gli venne dato un placet per l'utilizzo; che nel momento in cui si verificò il guasto Cirillo avvisò Ulderico ancor prima che giungesse la segnalazione della società dell'antifurto satellitare. Per i legali degli imputati si è trattato di un prestito e non di una estorsione.

Si torna in aula nel mese di giugno per l'escussione di Arturo Massaro.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Gaetano D'Orso, Vittorio Giaquinto, Michele Di Fraia.

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