Cronaca

Due omicidi di camorra: condannato Cantone, assolto il boss Bidognetti

Pena ridotta per il pentito De Simone. Nell'agguato morì anche un ragioniere estraneo alla faida

Il boss Francesco Bidognetti

Assolto il boss Francesco Bidognetti dall’accusa di essere mandante dell'omicidio di Francesco Di Chiara alias o' peccator' e di Tobia Andreozzi, ragioniere e vittima incolpevole, commesso il 30 agosto 1990. Condannato, invece, il “sicario” Raffaele Cantone ed il 'trasmittente' dell’agguato Dario De Simone. E’ quanto disposto dalla Terza Sezione della Corte  D'Assise d'Appello di Napoli (presieduta dalla dottoressa Eugenia Balzo, giudice a latere Barbara Grasso) che ha confermato l'assoluzione di Francesco Bidognetti, formula emessa il 7 aprile 2010 dalla Prima Sezione della Corte D'Assise di Santa Maria Capua Vetere dal giudice Elvi Capecelatro (contro cui si è appellata la Procura Generale).  Raffaele Cantone, riconosciuto dai giudici come sicario, è stato condannato all'ergastolo ed è stata ridotta la pena ad 11 anni per Dario De Simone 'trasmittente' del deliberato omicidiario di Francesco Di Chiara già stabilito dalla seconda metà degli anni '80 da Antonio Bardellino.

L’agguato di camorra

Erano le 13 del 30 agosto del 1990 quando i carabinieri di Trentola Ducenta, in via Larga, all’altezza di una stradina sterrata per la Masseria Annunziata, rinvennero sul ciglio destro una BMW 73 con il motore ancora acceso e gli indicatori di posizione in funzione. L’auto si era schiantata contro il muretto della masseria nella parte anteriore e con i vetri ai lati passeggeri, anteriori e posteriori frantumati per via di colpi di arma da fuoco. All'interno della vettura sui sedili anteriori giacevano 2 cadaveri crivellati da colpi di arma fuoco, l'uno addossato all'altro. Il cadavere lato guida era quello di Francesco Di Chiara, l'altro era quello del suo ragioniere incolpevole ed estraneo agli ambienti camorristici Tobia Andreozzi. Le indagini su quell'efferato fatto di sangue proseguirono per tre anni per poi arenarsi. La svolta investigativa intervenne nel 1996 con le dichiarazioni auto ed etero accusatorie rese da Dario De Simone divenuto collaboratore di giustizia proprio nel 1996. De Simone rivelò che il deliberato della morte di Di Chiara risalisse alla seconda metà degli anni '80 e che fosse riferibile ad Antonio Bardellino e Vincenzo De Falco ai quali o' peccator' aveva rifiutato di cedere una quota dei terreni destinati  all'esproprio finalizzati alla costruzione dell'Asse Mediano che doveva attraversare un'area di sua pertinenza. Dario De Simone e Giuseppe Quadrano furono incaricati da Vincenzo De Falco quali esecutori dell'agguato a Di Chiara che non portò all'esito programmato. Morto Antonio Bardellino nel 1988, l'ordine di morte di Di Chiara passò a Vincenzo De Falco e Francesco Bidognetti (detenuti all'epoca della vicenda omicidiaria) che diedero a De Simone l'incarico organizzativo ricadendo l'azione nella loro competenza territoriale. Dario De Simone diede incarico a  Francesco Biondino (che definì per tale vicenda la sua posizione giuridica con rito abbreviato) e Raffaele Cantone di eliminare Di Chiara raccomandandosi di agire nel giuglianese dove Di Chiara intrattratteneva rapporti commerciali. Dopo giorni di pedinamenti il delitto invece si consumò a Trentola Ducenta. Il duplice omicidio venne realizzato dai due sicari, dove le posizioni di autista e killer  tra Cantone e Biondino non sono mai state ben delineate, con l'aggravante di aver agito per motivi abietti consistiti nel perseguire l'obiettivo della supremazia criminale del clan con l'eliminazione fisica di ogni tipo di avversario per imporre la loro egemonia.

Il ruolo dei pentiti

Ruolo chiave in questa lunghissima vicenda giuridica è stato quello dei collaboratori di giustizia. Francesco Della Corte aveva iniziato la sua collaborazione pochi mesi prima della redazione dell'atto d'appello del pm della DDA Raffaele Falcone che chiese la riformulazione della sentenza assolutoria di Bidognetti con la richiesta di rinnovo dell'istruttoria dibattimentale. Insieme con Raffaele Ferrara e Domenico Bidognetti, i collaboratori sono stati riesaminati nel corso della rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale disposta dalla Terza Sezione della Corte D'Assise d'Appello di Napoli. Il procuratore generale Ilda Iadanda aveva chiesto la riforma della sentenza di primo grado di Francesco Bidognetti e Raffaele Cantone e la pena all'ergastolo, con la riforma della condanna ad 11 anni per Dario De Simone. Le ultime battute di questa vicenda giudiziaria che ha visto impegnati nel collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola per Francesco Bidognetti, Emilio Martino per Raffaele Cantone e Domenico Esposito per Dario De Simone, hanno portato alla conferma dell'assoluzione del boss Bidognetti, l'ergastolo per il sicario Cantone e la pena ridotta per De Simone.

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