Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Trentola-Ducenta

Estorsioni e spaccio dei Casalesi, 12 condanne

Inflitti oltre 70 anni di carcere complessivi alle vecchie volpi e le nuove leve del clan. Scarcerati tre pusher albanesi

Dodici condanne per le estorsioni e lo spaccio di droga aggravate dall'aver favorito la fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Sono quelle pronunciate dal gup Gallo del tribunale di Napoli al termine del processo celebrato con rito abbreviato. 

Il giudice ha inflitto 9 anni a Giuseppe Cantone, 32 anni di Trentola Ducenta, figlio di Raffaele alias 'o Malapelle; 8 anni a Giacomo Capoluongo, 64 anni di San Cipriano d'Aversa, ritenuto il cassiere del clan; 1 anno e 8 mesi a Vincenzo Di Costanzo, 32 anni di Aversa, difeso dall'avvocato Roberto Barbato, con l'esclusione dell'aggravante mafiosa ed il beneficio della pena sospesa; 14 anni a Salvatore Fioravante, 48 anni ritenuto referente del clan dei Casalesi a Trentola Ducenta e San Marcellino; 4 anni e 4 mesi a Mariano Folliero, 60 anni di Giugliano in Campania; 8 anni a Pasquale Foria, 46enne di San Marcellino; 5 anni e 8 mesi a Nicola Fruguglietti, 46 anni di Giugliano in Campania; 4 anni a Luca Martino, 46 anni di San Marcellino; 4 anni a Emanuele Verde, 29 anni di Trentola Ducenta; 3 anni a Tregim Erceku, albanese di 46 anni; 3 anni ad Altin Neziri, 44 anni albanese; 3 anni e 8 mesi a Fidai Neziri, alias Toni, albanese di 41 anni residente a Castel Volturno. Per questi ultimi due, difesi dagli avvocati Fabio Della Corte ed Emilio Martino, c'è stata l'assoluzione per l'associazione finalizzata allo spaccio con la condanna per il solo spaccio di droga. Entrambi i Neziri ed Erceku sono stati scarcerati dopo la sentenza. Nel collegio difensivo sono stati inoltre impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Mirella Baldascino, Generoso Grasso, Davide De Marco, Vittorio Caterino. Uno degli imprenditori taglieggiati si è costituito parte civile al processo assistito dall'avvocato Mario Griffo. Il giudice ha rigettato le istanze risarcitorie.

Secondo quanto emerso dalle indagini, che si sono avvalse delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Nicola Schiavone, il gruppo avrebbe taglieggiato imprenditori edili, commercianti e artigiani di Aversa, Trentola Ducenta e Lusciano, con richieste che arrivavano fino a 60.000 euro o che talvolta consistevano anche in prestazioni d’opera (come ad esempio ristrutturazioni di abitazioni). 

Per quanto riguarda lo spaccio, invece,  Fioravante aveva contatti su Secondigliano da dove faceva arrivare la cocaina attraverso due corrieri. Un altro canale di rifornimento è stato individuato in un gruppo di albanesi, i quali hanno fornito alla fazione Schiavone operante nell’agro aversano armi e droga importate dall’Albania attraverso alcuni porti della Puglia. Il gruppo, perfettamente organizzato con ruoli e compiti specifici, oltre a fornire marijuana al clan, con la complicità di un italiano, gestiva anche proprie piazze di spaccio nella provincia di Caserta (Mondragone e Castel Volturno), sulle quali l’attività d’indagine ha fatto luce. 

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