Donna muore per coronavirus, familiari denunciano la clinica-focolaio

Ricevevano rassicurazioni al telefono ma la situazione era molto grave. Aperta l'inchiesta

La donna morta dopo il ricovero in clinica

Abbandonata tra lassismo sanitario, false rassicurazioni sul reale quadro clinico ed omissioni. È quanto denunciato dai familiari di un'ottantenne di Cellole, risultata positiva al Covid-19 e deceduta lo scorso 28 aprile, nei confronti di 'Villa Margherita', centro di riabilitazione ospedaliera intensiva in provinincia di Benevento.

L'anziana era stata trasferita nella struttura sannita dopo aver subito un intervento cardiochirurgico mediante l'innesto di due bypass, eseguito presso il presidio ospedaliero 'Montevergine' di Mercogliano. Durante la degenza presso Villa Margherita avrebbe contratto il Coronavirus. Si ritrovò nel mezzo dell'esplosione del focolaio verificatosi all'interno della struttura già lo scorso 24 marzo che portò a più di 50 pazienti contagiati ed a ben 12 decessi, registrati presso la stessa struttura ed i presidi ospedalieri limitrofi come il 'San Pio' ed il 'Rummo'.

Il contagio all'interno del plesso beneventano si profilò da un paziente irpino già positivo al momento del trasferimento presso la struttura riabilitativa da cui si propagò la serie di positività al Covid-19 con i conseguenti decessi accertati di ben 12 persone. Il focolaio registratosi presso Villa Margherita è stato posto al vaglio della magistratura beneventana che nell'inchiesta ha posto l'accento sulla gestione dell'emergenza sanitaria con la relativa indagine sul rispetto delle misure di prevenzione nelle strutture sanitarie pubbliche e private del Sannio e di Ariano Irpino. 

La denuncia sporta dai familiari dell'anziana cellolese, assistiti dall'avvocato Lorenzo Montecuollo, si innesta nel filone di indagine avviato dalla Procura di Benevento unendosi alla lunga schiera di denunce presentate dai familiari dei numerosi degenti presso il centro riabilitativo beneventano. I parenti della vittima hanno rappresentato una sede di episodi omissivi e non di cui si sarebbe reso responsabile il personale sanitario di Villa Margherita. Sono state prodotte registrazioni di conversazioni telefoniche ed immagini fotografiche da cui si evince sia la carenza del servizio igienico sanitario in cui erano stati abbandonati i pazienti contagiati sia le false rassicurazioni sul quotidiano bollettino medico fornito ai familiari.

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Nel caso dell'80 enne cellolese i familiari di buon mattino ricevettero il consueto 'rassicurante' bollettino clinico della loro congiunta salvo poi esser contattati dai medici del San Pio di Benevento che li informava della criticità delle condizioni cliniche della donna. Delicata e fortemente compromessa era la condizione di accesso dell'80 enne presso il presidio ospedaliero San Pio in cui si spense qualche ora dopo a causa dell'aggravarsi di una già concomitante insufficienza respiratoria, renale e cardiocircolatoria omessa ai familiari dal personale medico di Villa Margherita. Una morte legata alla mancanza all'assenza di un sistema di prevenzione strutturato che rese rapidissimo il contagio collettivo disseminando ben 12 morti lungo il suo percorso. Morti che chiedono a gran voce di essere chiarite e su cui la magistratura beneventana con un pool ad hoc cerca di far luce. 

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