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Cronaca Pignataro Maggiore

Ucciso dai Casalesi per vendetta: processo alle battute finali. Boss rischiano nuovo ergastolo

Proseguono le arringhe dei difensori nell’abbreviato per l’omicidio di Raffaele Lubrano

Sentenza a inizio febbraio nel processo ai boss dei Casalesi ed ai loro complici coinvolti nell'omicidio di Raffaele Lubrano, il figlio del capoclan Vincenzo ucciso nel novembre 2002.

Nel corso dell'ultima udienza del processo che si sta celebrando con abbreviato dinanzi al giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Napoli, sono proseguite le arringhe dei difensori che proseguiranno fra qualche giorno, poi sarà verdetto. Le pene richieste dalla Dda - formulate dal pm Maurizio Giordano - sono pesantissime: ergastolo per i boss dei Casalesi Michele Zagaria, Giuseppe Caterino e Francesco Schiavone, alias Cicciariello, ritenuti i mandanti dell'omicidio. Fine pena mai richiesto anche per i due specchiettisti del raid Salvatore Nobis ed Antonio Santamaria. Pene più miti - 8 anni e 4 mesi - per i due collaboratori di giustizia Antonio Iovine e Francesco Zagaria, detto Ciccio 'e Brezza. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Paolo Di Furia, Emilio Martino, Angelo Raucci, Paolo Caterino, Pasquale Diana e Giuseppe Tessitore.

La sera del 14 novembre 2002 Lubrano, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, mentre percorreva la strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso una zona periferica, veniva dapprima superato da un’Alfa Romeo 164 e poi bloccato nei pressi del Bar Giordano, dove i killer del commando iniziavano ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco. Lubrano, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riuscì ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato. I sicari, quindi, lo raggiunsero e lo finirono mentre tentava una disperata la fuga a piedi. Portato a termine l’efferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando l’Alfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa il 12 novembre 2002, in località Arianova ove veniva successivamente rinvenuta bruciata con all’interno le armi poco prima utilizzate.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda, Lubrano venne ucciso per vendicare l'omicidio di Emilio Martinelli, fratello del ras dei Casalesi Enrico ucciso da Lubrano ed i suoi sodali. A rivelare il retroscena era stato il collaboratore di giustizia Antonio Abbate durante il processo Spartacus e Martinelli ascoltò quelle parole collegato in videoconferenza. Uscito dal carcere si rivolse ai vertici del clan per ottenere la sua personale giustizia.

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