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Cronaca Capua

Il pentito parla, scatta nuovo blitz. L'ombra della camorra sul bar nella scuola

I documenti nelle mani della Dda che li ha depositati nel processo ad Antropoli, Ricci e Taglialatela

La camorra voleva mettere le mani sulla gestione del bar all'interno dell'Istituto Tecnico Industriale di Capua. La Dda ha acquisito nei giorni scorsi documenti presso la struttura ed ha depositato la documentazione nel processo a carico dell'ex sindaco Carmine Antropoli e degli amministratori locali Marco Ricci e Guido Taglialatela. 

L'accertamento presso il locale all'interno dell'istituto c'è stato in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, alias Ciccio 'e Brezza, che sarebbe intervenuto direttamente presso il boss Michele Zagaria per far desistere Alessandro Zagaria - coinvolto nell'inchiesta 'Appaltopoli' per la riqualificazione di Palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere ed assolto dall'accusa di associazione mafiosa, per la quale l'Antimafia ha presentato ricorso in Appello - dal suo interessamento alla gestione della bouvette. 

In pratica, secondo il racconto di Ciccio 'e Brezza, sarebbe stato l'ex assessore Marco Ricci, amico del titolare (che non è indagato nda), a rivolgersi a Francesco Zagaria per la vicenda del bar dell'Industriale. Siamo nel 2010 e la licenza concessa dalla Provincia di Caserta per la gestione della bouvette era in scadenza. Fu così che cercò di inserirsi Alessandro Zagaria che avrebbe speso il nome del capoclan Michele Zagaria per subentrare nella gestione. 

A quel punto Ciccio 'e Brezza, dopo aver avuto conferma di quel colloquio direttamente da Alessandro Zagaria, avrebbe chiesto a Michele Zagaria che avrebbe concesso il "nulla osta" affinché la gestione restasse nelle mani dell'amico di Ricci al quale poi Ciccio 'e Brezza disse di non preoccuparsi e che il suo amico non avrebbe avuto problemi con Alessandro Zagaria. 

Ora sono stati acquisiti documenti presso l'Industriale. Tra le circostanze a riscontro delle propalazioni, il fatto che il collaboratore Zagaria avesse indicato la residenza del titolare della bouvette nei pressi di quella di Ricci. Circostanza poi verificata come reale a corroborare le accuse del pentito.

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