Al vescovo le chiavi di Caserta: "Voglio costruire una chiesa-casa" | VIDEO

Per la chiesa casertana si apre, da stasera, una nuova fase. Monsignor Pietro Lagnese, il vescovo scelto da Papa Francesco per traghettare la Diocesi di Caserta dopo la scomparsa prematura del vescovo Giovanni D'Alisemorto lo scorso 4 ottobre a causa del Covid-19, si è ufficialmente insediato. La cerimonia di insediamento è stata però solo l'ultimo appuntamento di un ricco programma di incontri. Il vescovo Lagnese ha raggiunto in mattinata la città di Caserta e, dopo aver visitato alcuni anziani e ammalati nelle loro case, si è recato dal vescovo emerito Raffaele Nogaro per un momento di saluto e di preghiera. Nel pomeriggio è giunto presso l’ospedale civile “Sant'Anna e San Sebastiano”. Dopo un momento di preghiera con gli ammalati, i cappellani e i sanitari, il vescovo ha poi fatto visita a “Casa Emmaus”, struttura di accoglienza della Diocesi di Caserta e, successivamente presso il Teatro Comunale “Costantino Parravano”, dove ha incontrato le autorità civili, militari, istituzionali e i rappresentanti delle associazioni diocesane. 

Il sindaco consegna al vescovo le chiavi di Caserta

Ed è proprio al Teatro Comunale che il sindaco di Caserta, Carlo Marino, ha consegnato le 'chiavi' della città al nuovo vescovo Lagnese. "È una giornata importante per la nostra comunità", ha esordito il primo cittadino, che poi si è rivolto direttamente a monsignor Lagnese: "Le promettiamo di non lasciarlo solo come istituzioni e comunità in questo periodo difficile. La fede ci porta a reagire, Caserta è diventata la città dell'audacia speranza e con lei, nostro vescovo, diventerà ancora più forte". Marino ha poi affrontato la questione dell'emergenza coronavirus: "La pandemia ci ha spinto ad una prospettiva diversa. Mi convinco ogni giorno sempre più che dobbiamo uscire dalla nostra comfort zone. È il tempo di superare gli steccati e la chiesa deve essere un esempio". Da qui l'appello all'unione tra comunità, politica e chiesa: "Insieme alla chiesa e il suo vescovo siamo pronti a mettere da parte l'ansia contingente per stare accanto agli scartati - ha detto Marino - Il nostro impegno è tutto rivolto a promuovere il bene comune. Caserta è una terra ferita con solchi ancora aperti ed è necessario un impegno di tutti per superare le difficoltà". Alle parole del sindaco sono seguite quelle del vescovo Lagnese: "Che la politica pensi con una visione ampia - ha affermato - C'è bisogno di unità, di imparare l'arte del noi, rinunciando a particolarismi sterili". Nel corso del suo intervento sul palco del Teatro Comunale, monsignor Pietro Lagnese ha ricalcato le parole di Papa Francesco: "Peggio di questa crisi c'è solo il dramma di sprecarla chiudendosi in se stessi". "Entro in questo territorio con una grande voglia di amare - ha concluso il nuovo vescovo - Caserta è la città che Dio ama e che mi dà l'onore di poter guidare". Ad accogliere il vescovo Lagnese al Teatro Parravano c'erano, oltre al sindaco Marino, anche il prefetto Raffaele Ruberto, il questore Antonio Borrelli, il capo della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone, il presidente della Provincia di Caserta Giorgio Magliocca. E poi ancora i sindaci degli altri comuni della Diocesi Antonello Velardi (Marcianise), Andrea De Filippo (Maddaloni), Angelo Crescente (Capodrise), Raffaele Porfidia (Recale), Gabriele Cicala (San Marco Evangelista), Vito Marotta (San Nicola la Strada), Giuseppe Vozza (Casagiove), Gianfranco Della Valle (Castel Morrone). Presenti, tra gli altri, anche il presidente del consiglio regionale della Campania Gennaro Oliviero e il consigliere regionale Gianpiero Zinzi, oltre ovviamente alle autorità militari e ai massimi rappresentanti delle forze dell'ordine.

Il vescovo incontra le istituzioni al Teatro Comunale di Caserta

Monsignor Caputo consegna il pastorale al nuovo vescovo

La presa di possesso canonica da parte del nuovo vescovo Lagnese è avvenuta alle ore 18, presso la Cattedrale di Caserta, in occasione della solennità di San Sebastiano Martire (copatrono della città di Caserta). A consegnare il pastorale è stato monsignor Tommaso Caputo, l'arcivescovo prelato di Pompei che ha traghettato fino ad oggi la chiesa casertana. "Desidero trasmettere nelle tue mani carissimo fratello Pietro il servizio pastorale della Diocesi di Caserta - ha detto monsignor Caputo - Sento al contempo di dover esprimere al Papa il ringraziamento per il privilegio che mi ha accordato nel permettermi di servire, seppur per un tempo breve, una chiesa che continuerò a sentire vicina. A dire il vero è la stessa chiesa di Caserta ad essere grata al Papa per i molteplici segni di predilezione verso questa terra che egli ha visitato due volte. Il Santo Padre ha infatti reso estremamente rapido il tempo della successione, offrendo in tal modo un ulteriore ed esplicito omaggio all'opera del compianto Giovanni D'Alise, uomo di profonda preghiera, di santa fede, di viva intelligenza. Egli è stato un pastore vicino alla sua gente, testimone dell'amore di Dio soprattutto per chi era nel bisogno, affrontando sfide con coraggio e tenacia. D'Alise lascia una preziosa eredità a questa chiesa che ha servito fino al sacrificio estremo. Il Papa assicura ora a Caserta una guida generosa e saggia, ricca del fecondo servizio episcopale nella Diocesi di Ischia. Una chiesa di grandi risorse spirituali ed umane, che vive intensamente la realtà del proprio territorio, tanto più in un momento difficile per tutti segnato dai sacrifici e dalle sofferenze che la pandemia continua ad esigere in modo severo. Ma anche una chiesa pastoralmente attiva nell'annuncio della fede e nell'impegno di carità con la mano tesa agli ultimi della fila. E' questa la chiesa che ti accoglie carissimo Pietro. Ti assicuriamo sincera adesione e fervida preghiera, certi che da te guidati si apriranno ulteriori spazi di evangelizzazione e nuovi orizzonti di speranza per la chiesa in Caserta e per l'intera società civile".

Monsignor Lagnese: "Voglio costruire una chiesa-casa"

Particolarmente toccante è stato il discorso del nuovo vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese. "Il Signore ci chiede di riconoscerlo come lo riconobbe San Sebastiano - ha esordito Lagnese - Anche stasera lui viene e chiede a noi di riconoscerlo in questa eucarestia. Questa sera però a me e a voi ci chiede anche un'altra cosa. A voi di riconoscerlo presente in me che vengo in mezzo a voi come nuovo vescovo, e a me di riconoscerlo presente in voi popolo di Dio a me affidato. Dal riconoscimento viene la riconoscenza. Fu riconoscente Sebastiano perciò seppe andare anche incontro alla morte per il Signore. La riconoscenza nasce dalla consapevolezza che l'altro è un dono e che perciò gli va detto grazie. Da stasera voglio dire anche io grazie al Signore per voi. Sì, chiesa di Caserta sei un dono per me. Perciò vi accolgo e così lo fate voi con me a scatola chiusa". Poi sulla scelta di Papa Francesco di affidargli la Diocesi di Caserta: "Nella scelta del Papa di congiungere le nostre vita riconosco una chiamata del Signore - ha detto Lagnese - Questa consapevolezza sarà per me e per voi fonte di pace. Vogliamo fare nostro il suo invito a realizzare una conversione missionaria perchè la chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. Vogliamo con lui realizzare il sogno di una chiesa più evangelica, povera e per i poveri, amica dell'uomo sempre, sua compagna di strada. Saluto in particolare gli anziani, i disabili, i malati, le persone sole, quanti sono stati colpiti dal Covid-19. A loro e per tutti quelli che li assistono offrono la mia preghiera. Un saluto agli ischitani e ai vitulatini. Ischia viene con me e così viene pure la mia amata Vitulazio". Il nuovo vescovo ha poi ricordato monsignor Giovanni D'Alise. "Dal vescovo Tommaso ricevo oggi il pastorale, ma con lui a consegnarmelo c'è innanzitutto il vescovo Giovanni. Siamo ancora tutti addolorati per la sua prematura dipartita. A volte capiamo l'importanza di certe persone nella nostra vita soltanto quando non ci sono più. E' il destino di tanti, soprattutto dei padri e delle madri e di coloro che esercitano un'autorità. Il bene fatto a questa chiesa rimarrà indelebile nel cuore di Dio e di certo non smetterà di produrre frutti ora che il seme è caduto nella terra. Con lui ricordo anche monsignor Farina e tutti i vescovi che mi hanno preceduto". "Arrivo a Caserta nel giorno di San Sebastiano - ha continuato - Quando mi è stato chiesto di fare l'ingresso in questo giorno un po' nel mio cuore ho sorriso. San Sebastiano mi ha sempre impressionato e attratto molto e stando sull'isola tante volte mi sono rivisto in quell'immagine ed ho pensato che il Ministero del vescovo è un po' così, come il martirio di San Sebastiano. Vengo a Caserta sapendo che una cosa sola mi dovrà interessare: fare il bene. Vengo a voi come vostro nuovo vescovo e ci si attende forse che io dica il mio programma. Stasera però voglio dirvi solo la parola di Dio. Vorrei che ascoltassimo insieme Lui, l'unico Maestro e provassimo a mettere al centro innanzitutto il Vangelo. Vorrei essere un vescovo che lascia parlare il Signore. Un pastore che insieme a voi si mette in ascolto della Parola per costruire con voi una chiesa di discenti che pende dalle labbra del Signore e desidera che sia Lui a parlare. Vorrei essere un vescovo non omertoso, mai connivente, che non scende a compromessi con le logiche del mondo. Vorrei adoperarmi per edificare una chiesa che sia meno palazzo, come quelli del potere luoghi irraggiungibili dove possono arrivare solo alcuni, ma anche meno ufficio. I nostri ambienti mi paiono proprio così, freddi, anonimi, quasi non luoghi, dove non si respira il calore della casa. Voglio lavorare affinché la chiesa sia casa. Casa per i preti, per i poveri, per tutti. E vorrei che così fossero anche tutte le nostre parrocchie. Una chiesa casa, capace di imparare dalle famiglie. Il nome Caserta ha a che fare con la casa. Casa Hirta, piccola casa sul monte. In questo nome colgo la vocazione della nostra chiesa. Non una domus e nemmeno una Reggia, ma una piccola casa dove però si possa fare esperienza del Signore. Una casa che Dio chiama ad essere una luce in un territorio segnato dall'illegalità e dalla corruzione, dalla piaga della mancanza di lavoro e bisognoso di un'opera di ecologia che sia integrale, che tocchi le persone e la creazione. Una chiesa che sia casa della consolazione, riconciliazione, delle porte aperte, dei poveri, della parola, della fraternità".

Il vescovo Lagnese s'insedia alla guida della Diocesi di Caserta

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