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Sabato, 21 Maggio 2022

La truffa milionaria sui bonus. “Il coronavirus mi ha portato bene, sono diventato uno squalo” | VIDEO

Oltre l’imprenditore casertano, coinvolto anche un prestanome di Villa Literno. Al telefono si dicevano: “Non sanno più dove aprire i conti correnti per mettere i soldi”

La provincia di Caserta protagonista nella maxi frode da 440 milioni di euro per “Sismabonus", “Bonus facciate” e falsi crediti d'imposta scoperta dalla Guardia di Finanza di Rimini che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 78 soggetti imprenditori e commercialisti e all'esecuzione di 12 misure cautelari custodiali e 22 interdizioni.

Sabino Schiavino, imprenditore 43 enne di Santa Maria Capua Vetere, considerato dagli inquirenti uno dei promotori del sodalizio criminale capace di creare e commercializzare falsi crediti d'imposta attraverso le misure introdotte dal Decreto Rilancio del 2020, con le sue innumerevoli società ha creato crediti d'imposta pari a circa 200 milioni di euro sul totale di 440 milioni di euro illecitamente prodotti. Tra le 116 società utilizzate dagli artefici della truffa, quelle riferite a Schiavino erano create ad hoc anche grazie all'ausilio di prestanomi reclutati appositamente per dar man forte al sodalizio criminale. Tra i prestanome di cui si avvaleva Sabino Schiavino è emerso un imprenditore di Villa Literno, A. F. di 50 anni che con una società fittizia creata all'uopo ha prodotto 42 milioni di crediti di imposta falsi. Il suo nome è iscritto nel registro dei 78 indagati per associazione a delinquere finalizzata all'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, riciclaggio.

Secondo le indagini coordinate dalla Procura del Capoluogo emiliano e condotte dalle fiamme gialle di Rimini con l'ausilio dello S. C. I. C. O e del nucleo speciale antifrode tecnologica, l'imprenditore liternese come partecipe aveva numerosi contatti non solo con Schiavino ma anche con gli altri sodali campani, quali Giovanni Scala e Francesco Nappi, ma anche con i riminesi Nicola Bonfrate e Mousif Imane che rientrano nella rosa dei 12 promotori del sodalizio criminale tra cui Giuseppe Guttadoro, Matteo Benin (considerato la mente dell’associazione) e Stefano Francioni.

Ad aiutare gli inquirenti nelle indagini, anche le intercettazioni. Emblematiche le parole registrate di un imprenditore coinvolto nella truffa che, a Capodanno, affermava: “A me il Coronavirus ha portato bene, sono diventato uno squalo”. Ed in un’altra telefonata si sente ancora: “Non sanno più dove aprire i conti correnti per mettere i soldi”.

Lo schema seguito dall’associazione, ramificata non solo in Emilia Romagna, Campania, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Lombardia, Veneto, Puglia, Toscana, Marche, Sicilia, Trento, era ben rodato. Si facevano consegnare dai prestanome o persone compiacenti spesso i legali rappresentanti delle società esistenti o fittizie le credenziali aziendali per entrare nell'area dedicata al sito dell'Agenzia delle Entrate. Non appena l'Agenzia rilasciava l'attestazione i crediti venivano legalizzati nel cassetto fiscale delle società beneficiarie. I bonus venivano risucchiati velocemente tramite o società preesistenti ma indigenti. Le nuove società venivano create ad hoc invece per incamerare i variegati bonus. Una volta incassati i crediti questi venivano canalizzati in una rete di vendita gestita da altri soggetti compiacenti e investiti in attività commerciali e immobiliari trasferite in paradisi fiscali quali Cipro, Malta, Madeira. Alcuni venivano mimetizzati (ed in tal senso il fronte campano era indispensabile con il suo apporto) oppure venivano convertiti in cripto valute e lingotti d'oro nascosti in trolley. Nell'operazione "Credit Free" sono stati sequestrati 71 immobili per un valore commerciale di 10 milioni di euro e le quote delle 116 società sfruttate per ottenere i crediti.

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