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Casalesi in Toscana, 2 commercialisti ed un architetto al centro dell'inchiesta | VIDEO

Le società coinvolte hanno ottenuto anche i contributi a fondo perduto del ‘Decreto Rilancio’

 

Due commercialisti ed un architetto di origine casertane ma trapianto da tempo a Firenze sono al centro dell’inchiesta della Dda che ha portato, questa mattina, all’emissione di 34 ordinanze di custodia cautelare. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze Federico Zampaoli ha firmato 4 arresti in carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese ed il sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità, anche per equivalente, fino alla concorrenza di circa 8,3 milioni di euro. Un centinaio gli uomini delle Fiamme Gialle impegnati nelle operazioni. I plurimi reati contestati sono l’associazione per delinquere, il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego, l’intestazione fittizia di beni, l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l’aggravante di cui all’articolo 416 bis, per aver favorito l’associazione camorristica clan dei “Casalesi”.

Ottenuti anche contributi a fondo perduto del ‘Decreto Rilancio’

Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni afferenti a numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei “Casalesi”.  Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano. Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Rilancio” e finanziamenti garanti dallo Stato ex “Decreto Liquidità”.

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