Casertana, via libera per gli allenamenti

Partita la Fase 2: l’ordinanza di De Luca riprende quella del Viminale, ma il calcio giocato resta sempre un miraggio

Parte la Fase 2 per il contrasto al Covid-19, molte attività riprendono ma resta sempre l’incognita se anche il calcio nel prossimo futuro possa ripartire, se non a pieno regime, almeno in maniera ridotta. Prima il Ministero dell’Interno e poi il governatore Vincenzo De Luca (per quanto attiene alla Campania) hanno prodotto l’ordinanza con la quale da lunedì 4 maggio, le società professionistiche e gli atleti di interesse internazionale e nazionale possono riprendere gli allenamenti.

Ma anche le ultime disposizioni lasciano adito al beneficio del dubbio oltre che a restrizioni che inducono le società a non poche perplessità. Si sa che il Comitato tecnico-scientifico di supporto agli organismi istituzionali ha redatto un protocollo che, secondo tanti addetti ai lavori, non rientra nelle possibilità economiche ed organizzative di tutte le squadre, specialmente quelle in organico alla Lega Pro.

E così, quasi in simultanea con la riapertura del 4 maggio, arrivano le note di tanti club che prevedono nel 18 maggio la ripresa delle sedute di allenamento. Come pure arriva la puntualizzazione dello stesso ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che indica in tale data la possibilità di riprendere le sedute. Il protocollo parla chiaro: non per nulla non è stato ancora assimilato dalla Figc proprio perché non tutti possono sostenerne i costi e adeguarsi alle norme ivi contenute. Ed esso prevede solo la normativa cui le società devono attenersi per dare il via libera alla preparazione, figuriamoci cosa dovremmo aspettarci nel caso si prendesse in considerazione l’eventualità di passare alla fase agonistica vera e propria.

Discipline come il basket, il volley e tanti altri sport minori hanno giù ufficializzato la chiusura della stagione. Eppure sono praticati o con minima possibilità di contatti tra gli atleti o al cospetto di pubblico dalle presenze molto ridotte rispetto al calcio. Che si ostina a voler mettere la palla al centro, incurante che, guarda caso, la provincia di Bergamo è stata una delle più colpite e non sono pochi a ritenere che la famigerata partita di Champions League Atalanta-Valencia del 19 febbraio scorso è indicata da tanti come vera e propria bomba biologica nel contesto della pandemia.

Tornando al ministro Spadafora, si capisce come il fattore calcio è l’ultimo dei problemi che la classe dirigente vuole affrontare, tornando all’ordinanza del governatore De Luca, è ovvio che c’è un via libera solo di facciata, e che la recente disposizione, unitamente a quella del Viminale, è un’altra pagina che oltre a generare confusione, potrebbe scatenare un ritorno al periodo buio, proprio quando il buon senso e la responsabilità dei cittadini hanno fatto intravedere la luce in fondo al tunnel.

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In tutto ciò c’è chi si lamenta perché restano ancora mute le bocche di chi (presidenti e addetti ai lavori a noi più prossimi) dovrebbero delucidare i tifosi sul da farsi. Ma cosa potrebbero dirci in una situazione così anomala e paradossale? E’ vero che gli amanti del calcio ed i sostenitori delle squadre vorrebbero essere rassicurati sul futuro dei propri entusiasmi, ma chi potrebbe garantire alcunché, se, come nel caso della Casertana, la squadra è sostenuta unicamente dalla forza economica di una sola famiglia? Chi al posto del presidente D’Agostino agirebbe nel giusto anteponendo la squadra di calcio al proprio nucleo familiare e all’azienda che solo in caso di rifioritura potrebbe assicurare nuova linfa al progetto bruscamente interrotto dal Coronavirus? Sono domande che un saggio amministratore e qualsiasi persona di buon senso si deve porre per non sperperare quante energie la passione personale e l’amore per taluni valori gli hanno fatto profondere nel corso degli anni attorno alla realtà rossoblù.

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