Serie C, 40 giorni col 'pallone in quarantena' ed il futuro resta ancora un rebus

Gli altri sport hanno già calato il sipario, si attendono le decisione della FIGC

Domani, venerdì, saranno 40 giorni senza calcio, almeno in Serie C. Un numero che manco a dirlo va in sintonia con la ‘quarantena’ cui siamo sottoposti in questo funesto periodo. La pandemia che si vive in ogni angolo del globo continua a lasciare il segno nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nel nostro modo di rapportarci con chi ci circonda. Piano piano la gravità del caso, sempre meno pesante, ma pur sempre sensibile sta inducendo tanti a tornare alla normalità tanto agognata. Non sono da meno gli appassionati di calcio che, fatte le debite proporzioni, sperano di tornare allo stadio così come i cittadini comuni anelano di riprendere la vita interrotta ad inizio febbraio.

Ma capire quando la sfera tornerà a rotolare è una impresa abbastanza ardua: pallavolo, basket ed altre discipline sportive hanno già messo il punto, dichiarando chiusa la presente stagione; il mondo del calcio ancora non si rassegna ad issare bandiera bianca ed è convinto più che mai di portare a termine, in un modo o nell’altro la propria attività, anche a costo di procrastinare, senza una data precisa, la ripresa delle attività. Certo che il business che aleggia intorno al football non è lo stesso di altri sport e la terza industria nazionale cercherà in qualsiasi modo di non perdere introiti la cui mancanza imporrebbe riduzione di risorse molto drastiche per chi orbita attorno al pallone.

Dai vertici della FIGC – di concerto con le altre Federazioni europee si comincia a paventare l’ipotesi che il diavolo non è poi così brutto come si dipinge e cominciano ad avanzare le prime, timide, proposte di un ritorno alle attività in modo scaglionato, a cominciare dalla Serie A fino alla Lega Pro. C’è chi prospetta la ripresa dell’attività con le semifinali di Coppa Italia (Juventus-Milan e Napoli- Inter) rispettivamente il 4 e il 5 maggio, ma sede e modalità di svolgimento sono tutte da valutare. Ma questa è un’ipotesi già poco praticabile in quanto proprio per quella scadenza il Governo e per esso il comitato medico scientifico che sta studiando il da farsi ha stabilito che potrebbero in quella data riprendere solo gli allenamenti per i calciatori della massima serie.

Tornando alla Lega Pro si sono formate nel corso dell’ultimo Consiglio Federale due correnti di pensiero, con la maggioranza delle società decise ad interrompere qui qualsiasi competizione ed una sparuta minoranza (quello che godono allo stato di una posizione di classifica del tutto tranquillizzante che difficilmente rinunceranno ad una promozione finora legittimate dal campo con classifiche eclatanti. Sarebbe difficile far digerire a Monza (+16 sulla Carrarese), Vicenza (+6 sulla Reggiana) e Reggina (+9 sul Bari) che i loro cospicui bottini sono da mandare in fumo. Insomma una situazione poco districabile e il Palazzo ha demandato al Comitato nominato dalla Federazione qualsiasi decisione circa il prosieguo delle attività. A dire il vero tale Comitato ha già approntato un protocollo di massima al quale si dovranno attenere le società per ripristinare la normalità ma questo prevede norme di sicurezza limitate alla salvaguardia di atleti, collaboratori dei club e direttori di gara; che ne sarà di chi assiepa gli spalti? O si è già deciso che tutte le partite dell’immediato futuro si dovranno giocare esclusivamente senza la presenza dei tifosi? Perché se così fosse non si tornerebbe certamente alla normalità, ma ad una mera pratica economica che ancora una volta salvaguarda gli interessi ad essa collegata senza tener presente che sono e saranno sempre solo i tifosi a tenere in piedi l’intera baracca.

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