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Casertana, D'Agostino fa ricorso al Coni ma cambia avvocato

Le speranze di restare in Serie C però sono pochissime

Il presidente della Casertana Giuseppe D'Agostino

Estati così roventi non se ne vedevano da un pezzo a Caserta. Una piazza calcistica spesso alle prese con tanti interrogativi con l’incombere della stagione, da tempo aveva scongiurato pericoli per i tifosi che oggi si ritrovano a rivivere gli incubi del passato. Già due organi hanno fatto calare la scure sulla testa della Casertana, estromettendola dal calcio professionistico, ma il presidente Giuseppe D’Agostino non getta la spugna ed affida all’avvocato Mattia Grassani (in sostituzione di Eduardo Chiacchio) il patrocinio delle sue ragioni per sovvertire l’esito di Covisoc e Consiglio Federale.

Un piccolo barlume di speranza

Il legale è stato investito della possibilità di ricorrere al Collegio di Garanzia del Coni e a quanto pare abbia fatto intravedere un piccolo barlume di speranza nel buon esito dell’impresa. Ma stando alla nota diffusa nella serata di ieri da parte della FIGC, quest’ultima appare disperata: sono troppi i requisiti che la società del presidente D’Agostino non possiede, oltre al fatto di non aver presentato la fidejussione nei tempi e nelle forme dovute. Dopo la prima bocciatura, quella della Covisoc, l’avvocato Chiacchio ebbe a dichiarare che tutti gli altri ostacoli erano facilmente superabili, mentre restava improbo dimostrare la buona fede nella mancata presentazione del documento a garanzia. A D’Agostino resta solo quest’arma per ottenere l’iscrizione al campionato, cioè far capire ai giudici del Coni perché è stato impedito ad ottemperare all’obbligo e su questo punta le sue fiches per uscire da questa situazione.

Il nodo dell'istanza fallimentare

Sembra di capire che uno dei tanti nodi da sciogliere sia quello di superare una sorta di istanza fallimentare, presentata da un vecchio socio della Casertana, non inserita nella ristrutturazione del debito societario, recentemente concordato col Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Questa azione – rimasta inevasa – avrebbe ‘segnalato’ il presidente della Casertana nei soggetti ‘insolventi’ e pertanto le banche hanno pensato bene di non rilasciare il famigerato documento. Si tratterebbe si una somma iniziale di 5mila euro, poi lievitata fino a 14mila euro. Una inezia – a detta dello stesso D’Agostino – nella cifra totale del suo impegno economico nella Casertana che rischia di vanificare tutto quanto speso in cinque anni a sostegno dell’attività calcistica svolta in questo periodo. Qualora fosse valida questa tesi non ha certamente dato un contributo positivo all’intera vicenda e lo stesso presidente rossoblù nel corso del periodo intercorso dalla prima bocciatura ad oggi ha creato non poche reazioni negative sul suo operato, sicché la piazza oggi non riconosce più la sua leadership, anche nel caso – per un miracolo di Grassani – fosse reintegrata negli organici.

Il silenzio e le anomalie

Troppi silenzi, troppe anomalie, troppa approssimazione e il re si è rivelato nudo: già prima della piazza lo hanno abbandonato in tanti, a cominciare proprio da chi, per tante ragione, lo avrebbe dovuto sostenere. Ora, ancora più solo, si ritrova a combattere la sua ultima battaglia a strenua difesa di un titolo sportivo, ma ancor più di una credibilità tutta da recuperare. Basterà la conferenza stampa che ha promesso di fare? Basterà la prudenza adottata, forse per non urtare le suscettibilità di chi – si suppone – possano essere stati i boicottatori della sua azione e del suo progetto? Avrà le parole convincenti verso i suoi interlocutori (leggi tifosi) per ripristinare un rapporto normale per proseguire la sua avventura? La posta in gioco è molto alta. Con effetto domino con la perdita del titolo sportivo verrebbero a mancare tante altre opportunità, sia per la città, come per la realtà sportiva e non ultimo per la sua attività privata e personale. D’Agostino lo sa bene e cerca con tutte le sue forze di tenere insieme dei cocci che si frantumano sempre più; ora si gioca l’ultima carta e tenta di vincere la sua battaglia. Avrà commesso tanti errori, forse qualcuno irreparabile, ma non si rassegna a deporre le armi. Gli auguriamo vivamente di vincerla, per il bene di tutti. Poi si potrà cominciare a progettare un domani meno cupo.

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