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Casertana, Juvecaserta e Volalto: così fallisce il sogno di una città

In poco meno di un anno, Caserta si ritrova fallita. Di nuovo. Lo sport è stato di fatto cancellato dal palcoscenico del Capoluogo, dopo essere riuscito di nuovo a far sognare i tanti tifosi ed appassionati di calcio, basket e pallavolo. L’anno della pandemia ci ha portato via tutto.

Prima è toccato alla squadra di pallavolo che con Nicola Turco aveva raggiunto la serie A, giocando con le migliori squadre d’Italia (e d’Europa). Ma è stato un brivido volato subito via. Poi è stato il turno della Juvecaserta, che sognava il ritorno ai fasti di un tempo e che si è ritrovata a raccogliere i cocci di una nuova società, quella guidata da Nicola D'Andrea, che in pochi mesi ha mandato gambe all’aria tutte le buone intenzioni manifestate. Infine la Casertana, forse il colpo più duro da digerire. Soprattutto perché appena 48 ore da quel fatidico 28 giugno (termine ultimo per l’iscrizione) il patron Giuseppe D’Agostino manifestava una spavalderia degna dei grandi presidenti.

Quando più si vola alto, tanto più rumorosa sarà la caduta si dice. Difatti così è stato. I tifosi e gli appassionati della maglia rossoblu sono tramortiti da una notizia che non si attendevano perché nulla faceva pensare a qualche difficoltà del genere. Si parlava del maxi investimento per lo stadio e non si è riusciti ad ottenere una fideiussione da 350mila euro per l’iscrizione.

Casertana, Juvecaserta e Volalto rappresentano il fallimento del sogno di una città. Quello di trovare, attraverso lo sport, un qualcosa a cui aggrapparsi per sentirsi ancora degno di essere il Capoluogo di una provincia dove i problemi sono tanti e le soluzioni, invece, poche.

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