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Assegno di inclusione, c'è il via libera: verifiche ogni 90 giorni e una card per tutti i familiari

Le novità per il nuovo strumento che sostituirà il reddito di cittadinanza

La fase di preparazione è giunta a compimento. Il recente via libera della Conferenza unificata al decreto ministeriale, che stabilisce le procedure per la presentazione delle domande e i criteri di controllo, segna l'ultima tappa per il lancio dell'assegno di inclusione. Manca solo l'approvazione finale da parte della Corte dei conti, prevista nei prossimi giorni, per consentire l'avvio delle richieste a partire da gennaio. Questo nuovo strumento sostituirà il vecchio Reddito di cittadinanza, e porta con sé una serie di significative innovazioni.

Tra le novità più rilevanti vi è l'obbligo per i beneficiari di firmare un "patto di attivazione digitale" sulla piattaforma Siisl. In questo accordo, dovranno essere specificati i recapiti telefonici e le email, consentendo anche la verifica diretta delle comunicazioni. Entro 120 giorni dalla concessione dell'assegno, i beneficiari dovranno recarsi presso i servizi sociali per aderire a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa; la mancata adesione comporterà la sospensione dell'assegno. Un ulteriore obbligo prevede la presentazione periodica ogni 3 mesi ai servizi sociali per un aggiornamento sui progressi compiuti, e l'assenza ingiustificata comporterà la perdita del diritto all'assegno.

Nel caso di coloro che sono in grado di lavorare all'interno del nucleo familiare, è richiesto di stipulare un "patto per il lavoro" con i Centri per l'impiego entro 120 giorni dalla richiesta dell'assegno. Anche in questo caso, la mancata presentazione per la verifica trimestrale comporterà la decadenza dal beneficio.

Il decreto ministeriale delinea inoltre le modalità di presentazione delle domande, stabilendo che l'assegno di inclusione potrà essere richiesto esclusivamente in modalità telematica all'INPS attraverso la piattaforma Siisl. A partire dal 2024, sarà possibile presentare domande anche tramite patronati e Caf, mentre i Comuni potranno offrire assistenza presso i servizi di segretariato sociale.

Il nuovo assegno mira a sostenere i nuclei che includono individui non attivabili al lavoro, come persone con disabilità, minori, familiari ultrasettantenni e coloro che si trovano in condizioni di svantaggio sociale. Il decreto specifica le categorie coinvolte, tra cui persone con disturbi mentali, disabilità fisiche e psichiche superiori al 46%, dipendenti da alcol o gioco d'azzardo, vittime di genere, vittime di tratta, senzatetto, ex detenuti nel primo anno successivo alla pena e giovani maggiorenni fuori dalla famiglia d'origine per decisione dell'Autorità giudiziaria.

I richiedenti dovranno autodichiarare la presenza di individui in condizioni di svantaggio nel proprio nucleo familiare, seguita da una verifica preventiva da parte dell'INPS. L'assegno di inclusione, un'aggiunta al reddito familiare fino a 6.000 euro all'anno (o 7.560 euro all'anno per nuclei familiari con persone tutte di età pari o superiore a 67 anni o con membri di età pari o superiore a 67 anni e altri familiari in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza), sarà distribuito tra i componenti maggiorenni del nucleo familiare su carte separate. Con l'entrata in vigore prevista tra venti giorni, l'assegno di inclusione diventerà la nuova realtà al posto del Reddito di cittadinanza.

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