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Ale Gentile 'confessa' la depressione post Covid: "Non è pazzia. Io non ne sono ancora uscito"

Il cestista racconta le paure e le ansie che è stato costretto a vivere per la solitudine

Un post sui social e poi quella voglia di raccontare tutto per mandare anche un messaggio a chi, oggi, vive le stesse difficoltà. Alessandro Gentile, giocatore di basket di Caserta, figlio di Nando, l’eroe dello scudetto della Juvecaserta, ha voluto affrontare a “cuore aperto” la vicenda che lo vede quotidianamente in lotta contro un nemico invisibile: la depressione.

Ha iniziato con un post sui social. Nella foto che lo ritrae, c’è scritto: “Persone che fronteggiano problemi di salute mentale, problemi che non devono essere demonizzati come forme di pazzia. E’ una cosa seria, anche se non tangibile concretamente. E’ molto facile mostrarsi forti, mentre ci vuole forza a mostrarsi vulnerabili, sensibili, non indifferenti alla realtà che ci circonda”. Poi la chiosa: “Come si risolvono crisi mentali? E’ un processo, io stesso non se sono ancora uscito”.

Una lunga riflessione, accompagnata da una frase scritta direttamente sui social, utilizzando anche il dialetto. "Ij rapresent a vit o ver; sii fiero di te stesso; con i tuoi pregi e i tuoi difetti; i tuoi limiti, i tuoi demoni, le tue paure. Non serve approvazione; siamo “solo” umani; niente di più, niente di meno”.

Gentile, che oggi gioca a Varese in Serie A, ha poi spiegato ulteriori particolari della sua situazione in una intervista al ‘Corriere della Sera’. “Ho questo disagio da tempo, ma l’ho tenuto nascosto. È diventato sempre più difficile da controllare, finché sono arrivato a un punto in cui non ce la facevo più a gestirlo. È successo l’anno scorso dopo il Covid: la paura e l’isolamento hanno creato brutti scenari”. Ad aiutarlo per primi ci hanno pensato “i genitori e mio fratello Stefano (che gioca a Sassari, ndr), poi mi sono rivolto a uno psichiatra, successivamente a una psicologa. Con lei continuo a lavorare, condividendo paure e sofferenze: ho capito che noi esseri umani non siamo delle macchine”.

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