Sabato, 20 Luglio 2024
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Adolescenti con dipendenza da videogiochi. "Si isolano per mesi nella propria camera"

L'allarme degli esperti. Spesso si deve ricorrere ai farmaci

Un recente studio italiano, promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall'Istituto Superiore di Sanità, ha rivelato che almeno 100mila adolescenti italiani, compresi tra gli 11 e i 17 anni, fanno un uso compulsivo e incontrollato di social media e piattaforme di streaming. Inoltre, quasi altrettanti ragazzi si isolano per mesi nella propria camera, sostituendo la realtà con il mondo virtuale. Un altro gruppo di circa 500mila ragazzi, principalmente maschi, è a rischio di dipendenza da videogiochi. Queste problematiche sono accentuate dal malessere che affligge la generazione post-Covid, caratterizzata da isolamento emotivo e rottura con il mondo sociale, che ha minato la salute mentale dei giovani.

Secondo lo studio, condotto su oltre 8.700 studenti, quasi il 12% degli adolescenti, soprattutto maschi, è a rischio di dipendenza dai videogiochi. Inoltre, il 2,5% fa un uso compulsivo e incontrollato dei social media, mentre l'1,8% si chiude per mesi in camera vivendo solo attraverso computer e smartphone.

Ansia, depressione e senso di disorientamento: i rischi per i giovani

Gli esperti riuniti per un convegno sulla psicofarmacologia in età evolutiva hanno sottolineato l'importanza di trattare queste nuove dipendenze comportamentali. Esistono terapie cognitive e comportamentali, nonché cure farmacologiche, in grado di aiutare i giovani pazienti. Il convegno mira a discutere le possibilità di trattamento di tali dipendenze comportamentali e a ipotizzare strategie di prevenzione mirate ai giovanissimi.

I cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi anni hanno portato i ragazzi a sperimentare ansia, depressione e un senso di disorientamento. Il web, i social media e i videogiochi diventano mezzi per alleviare queste sensazioni, ma possono facilmente condurre alla dipendenza. Pertanto, l'attenzione sulla salute mentale dei giovanissimi, sia in famiglia che a scuola, è fondamentale per prevenire tali problematiche.

Le raccomandazioni degli esperti

Le dipendenze dalla tecnologia possono essere riconosciute da segni quali l'uso eccessivo nei momenti di stress, sintomi di astinenza, tendenza a mentire sull'utilizzo e perdita di controllo e di interesse per altre attività. Spesso sono associate ad ansia, depressione e altri disturbi psicologici. Nei Paesi in cui tali fenomeni sono più diffusi, sono state adottate raccomandazioni per l'uso appropriato di internet e programmi di prevenzione scolastici.

“Queste dipendenze non sono diverse dalle dipendenze dalle droghe d’abuso: sono coinvolte le stesse aree cerebrali e gli stessi neurotrasmettitori, dopamina e serotonina – precisa Marco Pistis, della Divisione di Neuroscienze e Farmacologia Clinica – Unità di Farmacologia Clinica dell’Università di Cagliari –. Una volta diagnosticato il problema, è indispensabile aiutare i ragazzi a riprendere il controllo della loro vita attraverso trattamenti adeguati, A oggi si interviene soprattutto con terapia familiare e cognitivo-comportamentale, vi sono certamente anche terapie farmacologiche sicure ed efficaci, ma servirebbe puntare soprattutto sulla prevenzione”.

“L’intervento farmacologico, scelto in base alla sintomatologia specifica e alle caratteristiche del paziente, è spesso fondamentale – conclude Sara Carucci, neuropsichiatra infantile presso la Clinica di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della ASL di Cagliari –. Gli antidepressivi per esempio possono essere d’aiuto, se ansia e depressione sono in comorbidità o incidono sul bisogno di internet, social o videogiochi; in alcuni casi possono rendersi utili gli stabilizzatori del tono dell’umore, per ridurre l’impulsività che può favorire il comportamento compulsivo. Il trattamento con farmaci deve essere però attentamente personalizzato e impiegato sotto supervisione di un medico specialista, e deve sempre essere affiancato da un approccio multimodale, come per tutte le dipendenze e soprattutto negli adolescenti”.

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