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L'Isiss Novelli all'Ariston per 'I colori della vita dal velo di un burqa'

Marcianise - Non capita sovente che circa cinquecento adolescenti di vari indirizzi di studio si sentano coinvolti "in toto" dalla discussione di una tematica di certo interessante ma anche già abbondantemente dibattuta. Se ciò accade vuol dire...

Non capita sovente che circa cinquecento adolescenti di vari indirizzi di studio si sentano coinvolti "in toto" dalla discussione di una tematica di certo interessante ma anche già abbondantemente dibattuta. Se ciò accade vuol dire che la gran parte del merito è dei relatori, capaci di risultare interessanti al punto tale da non permettere al livello dell'attenzione della platea, di calare. È successo lunedì mattina al teatro Ariston di Marcianise, in occasione dell'evento "I colori della vita dal velo di un burqa", mirato alla riflessione collettiva sulla condizione femminile, oggi, nel mondo. L'iniziativa, è partita da un'idea dei docenti Maria Rosaria Abbate e Umberto Fabrocile. Erano presenti la dirigente dell'istituto, la professoressa Emma Marchitto, particolarmente attenta alle esigenze della platea studentesca dell'istituto da Lei diretto, il vicepreside e coordinatore Emilio Romanucci e le relatrici Nadia Verdile, giornalista, Santina dell'Aversana Responsabile Provinciale di Scuole Aperte e Margherita Dini Ciacci, Referente Regionale UNICEF Campania. I giovani allievi, richiamati nella loro attenzione da un inquietante manichino rivestito da un burqa, posizionato su un palco spoglio, hanno percepito l'utilità della proposta didattica e ne hanno usufruito, interagendo coi relatori, con domande particolarmente pertinenti. Si sono distinti, dunque, gli allievi del Novelli, che con il loro interesse e la loro attenzione hanno creato condizioni ottimali per rendere la tematica trattata, accessibile a tutti. Molto apprezzati - oltre al burqa, realizzato dalle alunne della V C dell'indirizzo professionale, gli interventi della rappresentante d'istituto, Francesca Migliaccio, nonché della commossa Veronica Imputato, che ha sottolineato l'importanza per le donne di mantenere intatta la loro femminilità, e non nascondersi dietro "maschere" create per le donne da una società dedita al consumismo sfrenato. Un approccio sbarazzino ma d'effetto, è stato quello giunto con la domanda della giovane Enza Di Giuseppe, la quale, facendo ammenda delle parole delle tre relatrici, si chiedeva se il vestito da sposa, tanto diffuso nella nostra cultura, può essere paragonato, nel suo significato, ad un burqa. A scatenare tanta curiosità naturalmente sono stati gli interventi delle tre ospiti, che hanno presentato la condizione femminile da varie ottiche. La professoressa Verdile, in particolare, confermandosi comunicatrice eccellente, ha tracciato un parallelismo tra la donna musulmana e quella occidentale, dando al burqa un significato polivalente. Partendo dalla certezza che il burqa non è un "fatto" religioso, la relatrice ha puntualizzato che non esiste una religione, nel mondo, che prescriva e obblighi le donne all'uso del burqa. Esistono invece uomini e governi, che rifacendosi a un'interpretazione del Corano che noi in occidente chiamiamo "integralista", emanano leggi dello Stato che obbligano le donne a portarlo. Esistono poi singoli individui che pur non vivendo in Stati dove la legge imponga alle donne il burqa, costringono ugualmente le proprie donne ad indossarlo. "Quando cedete a compromessi coi quali non siete assolutamente in linea - ha dichiarato la professoressa Verdile, rivolgendosi alle ragazze - allora indossate il burqa anche voi! Non dovete permettere a nessuno di minare la vostra libertà e la vostra dignità di donne". Di grande effetto è stata anche la relazione della dottoressa Santina dell'Aversana che ha ribadito la necessità di rimanere donne in ogni situazione, per sentirsi veramente libere, e non cercare di imitare gli uomini. Dulcis in fundo, la dottoressa Margherita Dini Ciacci, ha tracciato una mappa dei diritti negati alle donne nel mondo contemporaneo, con particolare riferimento alle violenze fisiche e psicologiche, nonché alla negazione di ogni forma di istruzione a circa 700.000 donne.

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