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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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Al I Policlinico intervento chirurgico innovativo

Napoli - Un intervento chirurgico, per il trattamento dell’artrosi alle ginocchia, decisamente innovativo, è stato effettuato, per la prima volta nell’Italia Centro-Meridionale, al I Policlinico, presso la I Clinica Ortopedica della Seconda...

Un intervento chirurgico, per il trattamento dell’artrosi alle ginocchia, decisamente innovativo, è stato effettuato, per la prima volta nell’Italia Centro-Meridionale, al I Policlinico, presso la I Clinica Ortopedica della Seconda Università di Napoli, dal Prof. Fabio Zanchini, specialista in chirurgia del ginocchio, professore aggregato della Seconda Università di Napoli e referente della Società Italiana di Chirurgia del ginocchio.
Questa nuova tecnica, già praticata in Francia, apre un nuovo orizzonte nell’ambito della chirurgia protesica del ginocchio, offrendo al paziente un intervento mirato alle sole strutture compromesse (con risparmio di patrimonio osseo e dei legamenti), con un più veloce recupero funzionale, minori perdite ematiche, minor dolore post-operatorio, ridotti rischi di infezione e, soprattutto, la risoluzione della patologia artrosica.La Clinica Ortopedica del I Policlinico, diretta dal Prof.Zanchini, è un centro di riferimento per la chirurgia protesica del ginocchio e dell’anca, avendo maturato un’esperienza trentennale associata, per tradizione della Scuola Universitaria, a continui aggiornamenti, studi scientifici e contatti le più rinomate Strutture Universitarie ed Ospedaliere Italiane ed Internazionali.

Intervista al Prof. Fabio Zanchini

Quali sono le malattie per le quali si applica una protesi di ginocchio?
"Le patologie sono molteplici e tra esse quella che è molto più frequente è l’artrosi, cha ha come sede di localizzazione preferenziale il ginocchio, oltre alla colonna vertebrale ed all’anca.Le cause della localizzazione al ginocchio possono essere diverse e trovano un comune denominatore rappresentato dal sovraccarico funzionale che è responsabile della usura delle cartilagini articolari.
Poiché questo sovraccarico funzionale spesso non è ugualmente distribuito nei vari compartimenti del ginocchio, accade, di frequente, che il danno articolare riguardi non tutte le superfici cartilaginee, ma soltanto alcune di esse.
La protesi va applicata quando la cartilagine è notevolmente danneggiata ed il paziente lamenta dolore, limitazione nei movimenti, zoppia nella deambulazione, e spesso anche gonfiore e deformazione del ginocchio, sintomi, tutti, che rendono il paziente invalido, determinando impossibilità, o quantomeno difficoltà, sia a svolgere l’attività lavorativa che ad effettuare molti gesti che sono richiesti dalla comune vita di relazione".

Esistono, quindi, più modelli di protesi?
"Innanzitutto bisogna fare una prima grande distinzione tra le protesi totali e le protesi monocompartimentali; infatti, la prime prevedono che il rivestimento protesico si estenda su tutta la superficie articolare del femore, della tibia e della rotula; mentre con le protesi compartimentali si rivestono soltanto le superfici articolari del compartimento danneggiato, senza intervenire sulle cartilagini sane degli altri compartimenti e sui legamenti.
E’ chiaro che vi è una grande differenza tra questi due tipi di protesi che, però, hanno in comune l’obiettivo di eliminare il dolore, restituire una normale funzionalità al ginocchio e di essere durature nel tempo".
La scelta della protesi sarà, pertanto, diversa a seconda del danno articolare che presenta il singolo paziente?"Certamente. Nei casi nei quali la usura delle cartilagini riguarda tutti i capi articolari verrà impiantata una protesi totale, intervento, questo, che comporta un abbondante sacrificio di osso e dei legamenti crociati.Quando, invece, come si è detto, il danno articolare riguarda soltanto un compartimento, è più indicato applicare la protesi monocompartimentale che, rispetto alla totale, presenta numerosi vantaggi legati essenzialmente: al risparmio dei legamenti e dei tessuti osteoartcolari sani, alla via di accesso chirurgica più limitata, alle minori perdite ematiche, minore dolore post-operatorio, ad un minor rischio di infezioni, ad un recupero funzionale più rapido, ad un minor tempo di degenza ed ad un più rapido reinserimento del paziente nella attività lavorativa e nella vita sociale".

Qual è la particolarità innovativa dell’intervento chirurgico che lei ha effettuato?
"Nei casi nei quali vi è un danno cartilagineo esteso a due compartimenti, siano essi i femoro- tibiali, siano essi uno femoro-tibiale e l’altro femoro-rotuleo, non è più necessario impiantare una protesi totale, con evidente sacrificio di tessuti sani e di patrimonio osseo.Quindi, l’intervento che ho effettuato, che possiamo considerare innovativo in quanto realizzato per la prima volta nell’Italia Centro- Meridionale, riguarda un paziente al quale ho applicato contemporaneamente due protesi monocompartimentali: una per l’articolazione femoro-tibiale mediale e l’altra per l’articolazione femoro-rotulea, risparmiando, così, i legamenti crociati ed il patrimonio osteoarticolare del compartimento integro.I vantaggi delle protesi monocompartimentali o bi-monocompartimentali rispetto alle protesi totali, sono considerevoli, vi è, però, la necessità di rispettare scrupolosamente le indicazioni a questo intervento, selezionando rigorosamente i pazienti da operare, ed adottare una tecnica chirurgica estremamente precisa che consente di ristabilire un equilibrio biomeccanico tra i due compartimenti protesizzati e quello integro.Anche dal punto di vista della sintomatologia algica, questo intervento comporta, rispetto alle protesi totali, una dolore post-operatorio molto meno intenso o addirittura quasi assente, sia per la minore invasività dei tessuti, sia per le nuove tecniche anestesiologiche e protocolli antalgici nel post-operatorio come è solito fare il dott. Fabio Barra, anestesista e rianimatore. Viene praticata un’anestesia spinale superselettiva che agisce esclusivamente sull’arto da operare e durante l’intervento e per 12 -24 ore dopo pre-emptyve analgesia, che permette un controllo completo della sintomatologia dolorosa durante tutto il post-operatorio".

Quali sono i tempi di recupero?
"Il giorno successivo all’intervento il paziente viene fatto sedere sul letto ed in seconda giornata può iniziare a deambulare con l’ausilio di due bastoni e con la guida dei fisioterapisti. Contemporaneamente inizia gli esercizi di rinforzo muscolare e movimenti dell’articolazione. In quarta giornata già potrebbe essere dimesso, ma preferisco che fino al settimo – ottavo giorno il paziente svolga la riabilitazione con i fisioterapisti della struttura. Quindi il paziente può tornare a casa al settimo – ottavo giorno, dove continuerà la riabilitazione per circa due mesi. Dopo un mese, sarà in grado di deambulare in modo autonomo senza l’ausilio dei bastoni.
Quindi, questa nuova metodica rappresenta un grosso passo in avanti principalmente per i benefici del paziente, sia per l’immediato che a lungo termine, assicurandogli il miglior trattamento necessario alla risoluzione della patologia artrosica del ginocchio.
Inoltre è motivo di grossa soddisfazione per la Seconda Università degli Studi di Napoli, trovandosi al passo con le più moderne tecniche praticate nelle strutture europee ed internazionali".

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