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In Campania vivono piu' di 700.000 persone obese

Napoli - Quasi metà della popolazione residente in Campania soffre di significativi problemi di peso. E' questo l'impietoso dato emerso nel corso della tavola rotonda che si è appena conclusa a Napoli dal titolo "L'assistenza al paziente obeso in...

Quasi metà della popolazione residente in Campania soffre di significativi problemi di peso. E' questo l'impietoso dato emerso nel corso della tavola rotonda che si è appena conclusa a Napoli dal titolo "L'assistenza al paziente obeso in Campania: stato dell'arte e prospettive future", incontro realizzato con il contributo non condizionante di Johnson & Johnson Medical.Secondo quanto rilevato dagli esperti, infatti, l'indagine PASSI ha evidenziato che sono circa 2,8 milioni i campani affetti da "un grave eccesso ponderale", una stima che si traduce nel 47% dell'intera popolazione regionale. Tra questi, più di 2 milioni (35%) sono i soggetti "semplicemente" in sovrappeso, mentre sono oltre 700.000 (12%) i cittadini obesi. Queste sono solo alcune delle preoccupanti evidenze che compongono uno scenario drammatico per la Campania, aggravato ulteriormente dalle stime riguardanti le nuove generazioni: il Sistema di Sorveglianza OKkio alla Salute ha assegnato la maglia nera alla Campania per quanto riguarda il sovrappeso e l'obesità infantile, grazie alle percentuali di diffusione pari rispettivamente al 28% e al 21%, contro una media nazionale che si attesta al 24% e al 12%. A conferma di questo triste primato, è sufficiente considerare che tra tutti i bambini italiani affetti da obesità grave, 1 su 3 risiede in Campania. L'insieme di queste cifre allarmanti mostrano come la Regione si trovi a dover gestire un'epidemia inarrestabile per proporzioni e dimensioni, un fenomeno preoccupante che non può essere naturalmente circoscritto al solo territorio campano.
Il recente rapporto "Noi Italia" dell'ISTAT ha indicato che più di 6 milioni di italiani (10% del totale) sono obesi. La dimensione di questo fenomeno diventa ancora più drammatica alla luce delle numerose patologie legate al peso in eccesso: diabete, insufficienza cardiaca, ipertensione e fiato corto sono solo alcune delle conseguenze dell'obesità in grado di incidere in maniera negativa sulla qualità della vita.
Infine, oltre a minacciare la salute della collettività, l'obesità grava pesantemente anche sulla spesa pubblica: l'impatto di questa patologia sui costi sociali del Paese, infatti, raggiunge ogni anno i 25 miliardi di Euro, mentre i costi indiretti (morti premature, riduzione della produttività lavorativa, assenza dal lavoro, sussidi pensionistici, disoccupazione, ecc.) sono quantificabili nell'ordine di 65-70 miliardi di Euro annui.E' con l'obiettivo di arginare questa massiccia emergenza regionale e nazionale che Istituzioni e specialisti hanno presentato oggi un centro presso il Policlinico Universitario Federico II per la gestione all'avanguardia e per il trattamento medico-chirurgico del paziente obeso presso il Dipartimento ad Attività Integrate di Gastroenterologia, Endocrinologia e Chirurgia ed in collaborazione con l'Area Centralizzata di Medicina Interna e Nutrizione Clinica.
La realizzazione di questa struttura che, nel corso del prossimo anno, sarà ulteriormente implementata per offrire un trattamento integrato dell'obesità, testimonia l'impegno concreto della Regione Campania e degli esperti locali nel sostenere lo sviluppo e la promozione delle misure necessarie ad affrontare un fenomeno così grave, tramite un approccio multidisciplinare che garantisca uno scambio utile tra medici e pazienti, consentendo un risparmio in termini economici e di vite umane.
"L'iniziativa di oggi testimonia che è possibile realizzare, anche a livello locale, efficaci forme di sinergia tra Istituzioni e mondo scientifico per una reale presa in carico del paziente affetto da obesità" afferma l'On. Raffaele Calabrò, Consigliere del Presidente della Giunta regionale per i temi attinenti la Sanità e membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. "La nostra Regione, purtroppo, vanta un triste primato, avendo il più alto numero di abitanti in sovrappeso e in particolare il più alto tasso di obesità infantile. Ecco perché è importante far conoscere ai cittadini le risorse, cliniche e sociali, che il sistema sanitario regionale garantisce a tutte le persone che soffrono delle problematiche legate al sovrappeso e all'obesità".
La realizzazione dell'incontro odierno rappresenta un'ulteriore dimostrazione del supporto che le amministrazioni locali assicurano da sempre alla Comunità scientifica campana."Il progetto del Dipartimento ad Attività Integrate di Gastroenterologia, Endocrinologia e Chirurgia in collaborazione con l'Area Centralizzata di Medicina Interna e Nutrizione Clinica rende le Istituzioni campane particolarmente orgogliose e, al tempo stesso, le investe di una grande responsabilità nei confronti di tutti quei cittadini che sono affetti da obesità", commenta l'On. Michele Schiano Di Visconti, Presidente della V Commissione Sanità della Regione Campania. "Politica e mondo scientifico devono continuare a promuovere iniziative così importanti, poiché solo un approccio sinergico potrà fornire una soluzione concreta a una patologia multifattoriale così complessa". L'obesità è una malattia cronica causata dall'incremento dell'introito alimentare e dalla ridotta attività fisica, con la compartecipazione di una lunga serie di fattori, quali elementi genetici, ambientali, sociali e culturali, che interagendo tra loro provocano un eccessivo accumulo di grasso corporeo.
"Per contenere un fenomeno così complesso come l'obesità è necessario realizzare una rete sanitaria regionale che stimoli una sinergia tra tutti gli specialisti del settore che operano sul territorio", dichiara la Prof.ssa Annamaria Colao, Docente di Endocrinologia e Responsabile di Area Funzionale Complessa di Patologia Neuroendocrina dell'Università Federico II di Napoli. "Solo attraverso una gestione integrata e multidisciplinare del paziente obeso sarà possibile indicare la terapia d'intervento più appropriata, soprattutto per i casi di obesità più gravi. In Italia, negli ultimi sette anni, sono stati trattati chirurgicamente oltre 20.000 casi di obesità grave. E' interessante notare come il 75% di questi interventi sia stato eseguito su donne affette dalla patologia, una cifra che si traduce in più di 15.000 pazienti obesi di sesso femminile che hanno optato per la terapia chirurgica, contro un campione maschile che si arresta a 5.000 operazioni eseguite, nonostante gli uomini siano in partenza più grassi delle donne e presentino maggiori complicanze metaboliche".
Quando la patologia assume una forma grave, alcune indagini hanno rilevato come l'opzione chirurgica risulti una delle soluzioni terapeutiche più efficaci a garantire un miglioramento della qualità della vita e una riduzione delle spese sanitarie correlate al sovrappeso. In tal senso è anche orientata l'attività del Dipartimento ad Attività Integrate di Gastroenterologia, Endocrinologia e Chirurgia, che affiancherà all'esperienza di professionisti specializzati la disponibilità di macchinari medici all'avanguardia, in modo da individuare e realizzare le diverse tipologie di trattamento medico-chirurgico del paziente obeso.
"La chirurgia bariatrica è la soluzione terapeutica più indicata per il trattamento specifico dell'obesità grave", spiega il Prof. Pietro Forestieri, Direttore del Dipartimento ad Attività Integrate di Gastroenterologia, Endocrinologia e Chirurgia e Presidente Emerito della S.I.C.O.B. (Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche) e Responsabile del Centro di Riferimento Regionale per la Chirurgia dell'Obesità. "I più recenti studi scientifici hanno dimostrato che, per la cura di questi casi, purtroppo sempre più diffusi in Campania, l'intervento bariatrico è il metodo più efficiente per salvaguardare la salute del paziente, aumentandone la quantità della vita e migliorandone la qualità, e per ottenere un risparmio sulla spesa socio-sanitaria regionale".La creazione dell'Obesity Unit presso il Policlinico Federico II di Napoli e il suo prossimo ampliamento rappresentano dunque un'importante dimostrazione della concreta mobilitazione del mondo scientifico campano contro l'obesità.
"E' fondamentale che l'impegno dei professionisti della Sanità ad attivarsi per affrontare e risolvere le grandi emergenze sociali come l'obesità si traduca in una piena collaborazione tra i principali esperti della materia" conclude il Prof. Giovanni Persico, Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. "I pazienti campani devono poter contare sulla capacità, la disponibilità e la serietà di medici e strutture in grado di tutelarli e consigliarli nel modo più corretto, continuando a fare della nostra Regione un esempio per quanto riguarda l'eccellenza e la qualità dei professionisti che operano ogni giorno sul territorio".
2.Obesità in Campania: dati e costi sociali
Recenti stime posizionano la Campania tra le Regioni più a rischio per numero di residenti affetti da sovrappeso e obesità.L'Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare Nazionale ha confermato recentemente questa pericolosa tendenza ad acquisire chili in eccesso, rilevando che in Campania, nella fascia d'età compresa tra i 35 e i 74 anni, un abitante su 3 è caratterizzato da un preoccupante B.M.I. che si attesta ben al di sopra della soglia dei 30.Anche l'analisi dei dati raccolti dall'indagine PASSI ha evidenziato che la Campania è tra le Regioni italiane caratterizzate dall'elevata diffusione di problematiche afferenti al peso, assieme a Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise. Secondo quanto registrato dallo studio, l'incidenza campana si attesta tra il 45 e il 54%. Ad appesantire ulteriormente questo complesso scenario sono le cifre relative ai bambini obesi in Campania: il progetto OKkio alla Salute, infatti, ha confermato che la Regione meridionale è contraddistinta da una delle più alte percentuali italiane di obesità in età pediatrica, con una valore che supera il 40%.
Queste rilevazioni epidemiologiche si traducono in un elevato numero di pazienti che sono vittime anche delle patologie correlate al peso eccessivo. Tra queste, una delle più diffuse è il diabete, come evidenziato da una recente analisi che ha mostrato come l'81,3% dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 residente in Campania sia obeso o in sovrappeso. Le rilevazioni condotte dallo studio QUADRI (2004) in merito ai paziente diabetici campani rendono ancora più preoccupanti le prospettive future della Regione. Al momento della rilevazione, infatti, solo il 40% degli intervistati risultava essere impegnato a dimagrire.
3.Obesità: un fenomeno globale L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito l'obesità come "una condizione clinica caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo (grasso) in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute".Secondo quanto rilevato dall'OMS, questa patologia rappresenta una vera e propria epidemia globale che si sta diffondendo in molti Paesi e che può causare, in assenza di un'azione immediata, problemi molto gravi per la salute della popolazione e per le casse dei Governi.L'obesità, infatti, costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità (rapporto percentuale tra il numero di giornate di assenza dal lavoro per malattia e il numero di giornate lavorative previste), sia di per sé (complicanze cardiovascolari e respiratorie) sia per le patologie ad essa frequentemente associate quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, iperlipidemia, osteoartrosi, neoplasie (endometrio, mammella, prostata e colon).
L'origine di questo fenomeno è multifattoriale ed è correlata alla compresenza di elementi genetici, endocrini, socio-economici e culturali che intervengono a costituirne il quadro clinico con le sue caratteristiche e la sua evoluzione. Negli adulti la definizione di obesità si basa sull'indice di massa corporea (Body Mass Index - B.M.I. = peso/altezza2): si parla di sovrappeso quando il rapporto è compreso tra 25 e 29 e di obesità per B.M.I. maggiore o uguale a 30.

Le ultime indagini condotte sul tasso d'incidenza hanno confermato come la salute pubblica sia minacciata da questa crescente epidemia: le stime dell'OMS relative al 2005 indicano che più di un miliardo di persone sono in sovrappeso e almeno 300 milioni obese.I dati relativi alla diffusione italiana della pandemia confermano pienamente questo preoccupante scenario internazionale. In Italia vivono attualmente quasi 16,5 milioni di soggetti in soprappeso e più di 6 milioni di pazienti obesi (5 milioni con un B.M.I. compreso tra 30 e 40 Kg/m2, 500.000 con un B.M.I.>40 Kg/m2).
Quest'elevata incidenza pone il nostro Paese tra i primi in Europa per la presenza di soggetti gravemente fuori forma, soprattutto in età pediatrica. Il progetto OKkio alla Salute, promosso dal Ministero della Salute, ha evidenziato che in Italia il 12,3% dei bambini è obeso, mentre il 23,6% è in soprappeso, per un totale complessivo di 1 milione e centomila bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni affetti da seri problemi di peso.L'Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare Nazionale ha rilevato che la distribuzione territoriale di questa patologia risulta più elevata nelle Regioni meridionali. Tutto questo si traduce in un enorme impatto sociale, dal momento che l'obesità e le malattie correlate comportano una riduzione della quantità e della qualità della vita nonché costi sanitari e sociali, diretti ed indiretti, estremamente rilevanti. Oltre il diabete mellito di tipo 2, una serie di alterazioni endocrine - quali ad esempio il, l'ovaio policistico e l'infertilità femminile, l'ipogonadismo e l'infertilità maschile, lo pseudocushing, il deficit di ormone della crescita - intervengono come conseguenza dell'obesità, rendendo frequentemente il paziente obeso un paziente endocrino, complicando il decorso dell'obesità ed aggravando i costi assistenziali a causa delle rilevanti ripercussioni delle alterazioni ormonali sul metabolismo e sulla composizione corporea.L'obesità e il sovrappeso, oltre a influire negativamente sulla salute pubblica, incidono in modo significativo anche sui conti del Servizio Sanitario Nazionale. I costi sanitari annui dell'obesità sono valutabili intorno ai 25 miliardi di euro. I costi indiretti (morti premature, riduzione della produttività lavorativa, assenza dal lavoro, sussidi pensionistici, disoccupazione, ecc.) sono circa il triplo, valutabili nell'ordine di 65-70 miliardi di euro annui. Secondo la Commissione Europea per l'Obesità, infine, vi sarebbero da calcolare altri costi, altrettanto notevoli ma intangibili o difficilmente quantizzabili, come ad esempio il minor rendimento scolastico, la discriminazione sociale e lavorativa e problemi psico-sociali.

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