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Scomparsa Mons. Schettino, Provveditore Piscitelli scrive ai dirigenti

Caserta - "Carissimi Dirigenti, avrete tutti saputo dell'improvvisa scomparsa di Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua. Desidero sottrarre pochi minuti al Vostro lavoro, particolarmente impegnativo in questi giorni di avvio delle lezioni...

"Carissimi Dirigenti, avrete tutti saputo dell'improvvisa scomparsa di Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua. Desidero sottrarre pochi minuti al Vostro lavoro, particolarmente impegnativo in questi giorni di avvio delle lezioni, per ricordare una figura esemplare di uomo di fede e di studi, che amava operare in silenzio. Sabato mattina, quando era aperta la Camera ardente, ho avuto modo di ascoltare le testimonianze di tante persone, in particolare giovani emigrati nel nostro Paese, che sono stati accolti da Mons. Schettino con affetto paterno. Non a caso molti si rivolgevano a Lui chiamandolo papà, mentre ricordavano storie più o meno semplici, ma tutte importanti, tutte segnate dalla straordinaria capacità di ascolto e di comprensione profonda dei bisogni dell'altro. Con i suoi consigli e grazie alla sua ben nota generosità, ha sottratto molte braccia alla criminalità organizzata, allontanandole dal crimine per attirarle a una vita onesta.

Ho tra le mani un volume di poesie di Mons. Filippo Melone, Parole come chiodi, che a breve avrò l'onore di presentare. L'Arcivescovo Schettino ne ha firmato la Prefazione, che assume i tratti di un vero testamento spirituale. "Sono spazi di verità, dove l'Autore si confronta con il Mistero e si valuta nell'estasi di ciò che è, di ciò che avrebbe voluto essere": l'incipit, vigoroso e stentoreo, sembra riprodurre il cammino del compianto Arcivescovo, in continuo dialogo con quel Mistero che scrutava con mente acuta e intelligenza speciale, senza mai sottrarsi alla valutazione dei progressi compiuti, sempre inferiori alle aspettative e all'esigente rigore.
In questo ultimo suo scritto, mons. Schettino cita tre volte la parola morte, l'"approdo per incontrarsi con Dio", l'"offerta dell'Invisibile", "il sogno della felicità in Dio". Anche nei confronti della morte non si colgono parole turbate o inquiete: si avvertono, piuttosto, la serenità di chi è in Dio, la pacata compostezza del saggio, il sorriso bonario di chi conosce la vita , ma aspira alla vera vita, quella del dopo, dell'oltre, del sopra.In questo testo, breve ma denso e profondo, tanti sono gli elementi di riflessione e di analisi, ma vorrei isolare una frase, che riassume la dialettica tra le difficoltà della vita e l'anelito alla trascendenza, il dramma dell'uomo che si consuma tra l'adesione all'esistenza e l'aspirazione all'infinito, tra le inquiete istanze della ragione e gli allettamenti delle passioni.. E con queste sue parole vorrei chiedervi di ricordare il Pastore: "Non mancano dubbi e incertezze, ma alla fine su ogni momento aleggia la presenza della luce illuminante e consolante"."

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