Lunedì, 14 Giugno 2021
Scuola

'Cara prof. Modestino quei giovani non sono piccoli talebani

Caserta - Sono la madre di uno dei "piccoli talebani" ed ho sentito il dovere di rispondere ad un articolo scritto qualche giorno fa dalla professoressa Stefania Modestino e pubblicato su un noto quotidiano online locale. L'articolo, se così...

Sono la madre di uno dei "piccoli talebani" ed ho sentito il dovere di rispondere ad un articolo scritto qualche giorno fa dalla professoressa Stefania Modestino e pubblicato su un noto quotidiano online locale. L'articolo, se così possiamo chiamarlo, infanga, come solo il mondo degli adulti politicizzato ed abituato a vergognose e subdole manovre sa fare, l'evento che ha visto protagonisti un gruppo di giovani casertani e la loro battaglia per la "riabilitazione" dell'ex biblioteca comunale in via Roma, a Caserta. L'obiettivo, come oramai noto, è quello di realizzare un centro di aggregazione sociale e garantire quindi un nuovo spazio di ritrovo sicuro e stimolante ai nostri ragazzi.
Questa lettera aperta ovviamente non nasce dall'esclusiva esigenza di difendere l'azione che ha visto protagonista anche mio figlio (di cui comunque stimo la libertà intellettuale e l'impegno civile dimostrato), ma l'operato instancabile ed oggettivamente ammirevole di un gruppo di giovani che in un momento storico di confusione, di delusione, di disillusione e "di caduta degli dei" trovano la forza e l'energia; la volontà di combattere per dei valori reali e non negoziabili. Valori che combattono i vizi sempre più diffusi della corruzione, dell'opportunismo e dell'intrallazzo politico. Io il 6 dicembre c'ero, mia cara professoressa Modestino, alla cena organizzata dai ragazzi nell'ex biblioteca per festeggiare l'obiettivo raggiunto. Va detto che effettivamente mio figlio ed i suoi compagni hanno forzato le cose, stanchi di aspettare e dopo essersi sorbiti per lungo tempo i vari "si..poi si vedrà" e i vari "ci vuole tempo?sapete la burocrazia".
Lavoravano a questo progetto da due anni, hanno più volte incontrato il sindaco e i vari assessori, chiedendo un dialogo ed un segnale di apertura da parte di chi si è posto al servizio della gente ed il cui compito è quindi quello di realizzare il bene della comunità. Far politica significa ancora questo, giusto? Ebbene: nel suo articolo, cara prof, lei ha parlato di un "atto di pura illegalità, evidente atto di disprezzo per le regole e delle procedure contemplate dalle norme e dalla legge". Poi ha aggiunto:"Se vuoi una cosa prendila fa a botte, forza porte e serrature, urla e minaccia".
No,mia cara professoressa, i ragazzi non hanno fatto a botte, non hanno minacciato ma civilmente urlato a gran voce ciò che sussurrato con educazione nel chiuso dell'aula consiliare era stato ignorato ripetutamente. La sera della cena sono salita attraverso una scala sudicia, ma nulla rispetto a come era, mi dicevano. Mi sono ritrovata in una grande sala ordinata e pulita, sulla destra diverse poltroncine messe in circolo e a terra delle flebili candele che scaldavano il cuore più che l'ambiente (con un generatore e fili volanti sono riusciti ad illuminare alla meglio l'ambiente).
Al centro della sala un lungo tavolo con piatti, bicchieri posate di plastica e una fila ordinata di circa trenta ragazzi che si apprestavano a gustare un piatto senegalese, per altro gustosissimo, cucinato dalla moglie di uno di loro. Si respirava un'aria di soddisfazione: avevano lavorato tutto il giorno con ramazza e detersivi e quel luogo spoglio e grigio risplendeva nei sorrisi di tutti. Alle dieci e trenta, come avevano promesso alle forze dell'ordine, hanno lasciato l'ex biblioteca senza creare alcun disordine, senza minacce e senza la "violenza" della quale ha parlato lei nel suo pezzo. Ho avuto modo anche di conoscere Vincenzo, laureato in filosofia. Pietro, laureato in Scienze Politiche, ha anche scritto un libro che prima o poi presenterà al pubblico. Ho inoltre incontrato alunni liceali e lavoratori di diverse nazionalità, tutti uniti da un intento comunque e soprattutto da un impegno duro quanto volontario.

Concludendo, quindi, colgo l'occasione per rivolgermi al primo cittadino invitandolo a proseguire il dialogo già instaurato con la giovane frangia della cittadinanza attiva e propositiva che anche Caserta può offrire. Il tutto per fare qualcosa per la vita e lo sviluppo sociale dei ragazzi; in una città che non offre nulla ai giovani (a quei giovani che non si possono permettere di trascorrere il loro tempo libero ogni sera in locali e bar). Pio Del Gaudio colga un'opportunità che non dovrebbe farsi scappare, magari dando una mano ai ragazzi concretamente e rendendo l'ambiente più salubre e accogliente.
In fine mi rivolgo a quei genitori che come me sono preoccupati per il futuro dei loro figli e vivono nella paura della loro corruzione fisica e mentale: non lasciatevi forviare dai "si dice che", dal pregiudizio, dal pettegolezzo e dalla polemica strumentale e figlia dei secondi scopi. Fate come me: andate e vivete in prima persona gli slanci energici e magari anche teneramente ingenui dei vostri ragazzi.

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