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Api, serpenti e scorpioni: dal loro veleno cura contro il cancro

(Illinois) Dal veleno di api, serpenti e scorpioni potrebbe si potrebeb ricavare farmaci antitumorali. Le tossine presenti in alcuni di questi veleni, infatti, sono state testate con successo su tessuti umani malati di melanoma o su campioni di...

(Illinois) Dal veleno di api, serpenti e scorpioni potrebbe si potrebeb ricavare farmaci antitumorali. Le tossine presenti in alcuni di questi veleni, infatti, sono state testate con successo su tessuti umani malati di melanoma o su campioni di cancro della mammella. Ad effettuare questi test i ricercatori della University of Illinois a Urbana-Champaign che hanno presentato i loro primi risultati positivi al 248/imo Meeting Nazionale della American Chemical Society (ACS).
Sia le neurotossine (che attaccano il sistema nervoso) che le hemotoxins (che attaccano il sistema circolatorio) hanno potenziali utilizzi in medicina.Secondo gli esperti che hanno condotto questi esperimenti nel giro di 3-5 anni è ipotizzabile l'inizio delle prime sperimentazioni su pazienti di farmaci anticancro basati sulle tossine e veleni di animali.

Già da dicembre 2000, gli scienziati hanno iniziato delle ricerche sull'uso del veleno dei serpenti nei trattamenti contro il cancro. Hanno isolato una proteina, la contortrostatina dalla testa del Cobra del sud. La contortrostatina agisce in due modi per prevenire la propagazione del cancro nei topi: inibisce alle cellule del cancro di agganciarsi alle altre cellule, così si espande il cancro, e nello stesso tempo la Contortrostatina evita che si formino nuovi vasi sanguigni, che è ciò che alimenta i tumori del cancro. Intanto le proteine del veleno dei serpenti viene già utilizzato come farmaco per le malattie cardiache e problemi cerebrovascolari, i ricercatori del rimedi contro il cancro si sono uniti in questa lotta, cercando di scopri nuove trattamenti per combattere il cancro.
Gli esperti della University of Illinois hanno usato la proteina del veleno delle api, la mellitina, risintetizzandola in grandi quantità in laboratorio (le api ne producono pochissima) e poi l'hanno "impacchettata" in nanoparticelle per veicolare la terapia nel cuore del tumore. Queste nanoparticelle si sono dimostrate capaci di penetrare nel tessuto malato risparmiando le cellule sane limitrofe e di bloccare la crescita del tumore.

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