"Qui rischiamo il cappotto". Si apre il nuovo fronte anti Mirabelli nel Pd

Documento durissimo della Zagaria: "Andiamo a votare a dicembre"

Raffaella Zagaria, capogruppo del Pd in provincia

Si apre il nuovo fronte anti Mirabelli nel Partito democratico casertano. Con una lettera inviata ai vertici nazionali, il capogruppo Pd in consiglio provinciale Raffaella Zagaria chiede la immediata convocazione del congresso provinciale del Pd, da svolgere entro dicembre. La Zagaria sottolinea il “fallimento” del senatore milanese mandato a Caserta per gestire una fase di grande difficoltà e spaccatura, ma che, invece, non ha fatto altro che acuire i problemi nel partito.

“Il senatore Franco Mirabellli - scrive la Zagaria - è stato scelto come commissario per superare le divisioni interne nate dalla scelta non condivisa di un accordo bipartissi sulla gestione del Consorzio Asi, ma a due anni dall’elezione di quel Cda nato da un’intesa del Pd con Forza Italia, nonostante la battaglia della senatrice Rosaria Capacchione e del suo gruppo, la gestione continua ad andare avanti. In questi due anni l’accordo Pd-FI si è sostanziato anche in altri enti ed amministrazioni comunali, senza che il commissario provinciale si sia opposto. Sino a poche settimane fa richieste formali di chiarimento in senso all’amministrazione provinciale esistevano due gruppi politici del Pd, uno organico a Forza Italia, cose facilmente dimostrazione dalle dichiarazioni dell’ex presidente Silvio Lavornia, ed uno di opposizione. Le risultanze di tali scelte hanno determinato uno stato di profonda confusione che ha portato il Pd a perdere importanti occasioni di affermare il suo ruolo di forza guida della Provincia di Caserta, i un comune di quasi trentamila abitanti come Mondragone, dove c’è un dirigente nazionale del Pd, per sostenere l’accordo con Forza Italia il Pd decide di non presentare il simbolo. A Marcianise non si riesce a fare sintesi tra uno dei fondatori del Pd in provincia di Caserta come Dario Abbate ed una delle più prestigiose figure civiche di area come Antonello Velardi; a Santa Maria Capua Vedere si lascia che due fette importanti del Partito democratico si scontrino tra loro mortificando una risorsa come Umberto Pappadia e privandosi nei fatti dell’apporto di Antonio Mirra, votatosi al civismo per l’incapacità di costruire un progetto chiaro della dirigenza provinciale; nel comune di Maddaloni l’ostinazione a portare avanti una candidatura non condivisa dalla base del partito ha portato alla sconfitta elettorale nonostante il 54% raccolto al primo turno ed alla polverizzazione del circolo spaccatosi letteralmente in due dopo un frettoloso congresso: ad Aversa, secondo comune della provincia di Caserta, il Pd perde anche per la scelta di escludere dalle primarie una parte del centrosinistra, scegliendo di individuare il candidato in una contesta con un ex dirigente del centrodestra”.

Ma non solo. “L’incapacità di tracciare una linea di condotta politica e di selezionare una classe dirigente ha portato nell’ultima tornata amministrativa allo scontro tra due dirigenti del Pd a Portico di Caserta e, addirittura, a spacchettare il Partito in tre liste scese in campo a Piedimonte Matese. Non va infine sottaciuto che ad oggi siamo l’unica provincia d’Italia a non aver aperto il tesseramento 2017”.

Ma secondo la Zagaria il “vero capolavoro c’è stato con le Provincia. Dove il Pd presenta una lista di soli 11 candidati su 16 ed il risultato è che, alla luce di consenso ponderato dell80% appannaggio del Pd e del centrosinistra tutto, viene eletto un presidente di Forza Italia”.

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Per questo motivo, afferma la Zagaria, “alla luce del mancato superamento delle criticità rispetto ai rapporti col centrodestra e considerata l’estrema litigiosità che il regime commissariale non è riuscito ad eliminare, acuendo in qualche caso gli scontri, si ritiene opportuno chiedere la convocazione entro la fine del mese di dicembre del congresso provinciale, per permettere alla provincia di Caserta di recuperare una propria autonomia attraverso organismi democraticamente eletti per evitare che l’incapacità di governare i processi registratasi in questi due anni possa condizionare il buon esito delle elezioni poltiche. In una provincia - chiosa - storicamente di centrodestra come dimostrato dal risultato di tutte le elezioni politiche degli ultimi anni, regalare ulteriori vantaggi potrebbe esperto il partito ad un clamoroso cappotto, correndo il rischio di ripetere proprio il tonfo delle provinciali, una leadership democraticamente eletta restituirebbe invece alla base quell’entusiasmo e quella voglia di partecipare proprio del Pd, indispensabile per il successo alle prossime elezioni”.

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