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Lunedì, 4 Luglio 2022
Politica

E' morto Ciriaco De Mita

E' stato segretario nazionale della Dc e presidente del Consiglio

E’ stato il simbolo della Democrazia cristiana in Campania per tanti anni, ricoprendo, oltre che l’incarico di segretario nazionale del partito, anche quello, più prestigioso, di presidente del Consiglio. Ma oggi la vita terrena di Ciriaco De Mita è finita. L’ex premier è morto questa mattina alle 7 nella sua abitazione di Nusco, in provincia di Avellino, città di cui era sindaco. Lo ha reso noto il vice sindaco, Walter Vigilante. De Mita era stato sottoposto a febbraio scorso a un intervento chirurgico per la frattura di un femore a seguito di una caduta in casa. Nato a Nusco il 2 febbraio 1928, come racconta AvellinoToday, De Mita raggiunse l'apice del potere politico negli anni ottanta, quando fu Presidente del Consiglio dei ministri in un governo formato dalla coalizione del Pentapartito (DC-PSI-PRI-PSDI-PLI) che cadde nel maggio del 1989, a causa di una crisi di governo cagionata dal leader socialista Bettino Craxi (suo principale alleato-rivale). È stato inoltre segretario nazionale dal 1982 al 1989 e poi presidente della Democrazia Cristiana dal 1989 al 1992, nonché quattro volte ministro. Deputato dal 1963 al 1994 e dal 1996 al 2008 ed europarlamentare dal 1999 al 2004 (è contemporaneamente deputato ed eurodeputato, analogamente a Franco Marini) e dal 2009 al 2014, dopo la DC ha fatto parte del Partito Popolare Italiano e della Margherita e dal 2008 al 2017 dell'Unione di Centro. Ha inizialmente aderito al progetto del Partito Democratico. Non ricandidato alle elezioni politiche del 2008 per via dello statuto del PD, che puntava ad un rinnovo della classe politica, ha aderito all'Unione di Centro. Ultimo importante incarico ricoperto è stato quello di presidente della seconda Bicamerale per le riforme costituzionali tra il 1992 e il 1993. Fu soprannominato criticamente il padrino della DC e l'uomo del doppio incarico (segretario della DC e Presidente del Consiglio). Tra i principali esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, ha avuto indirettamente una forte influenza su tutta la vita politica degli anni successivi. Difatti a De Mita si deve la nomina di Romano Prodi come suo consigliere economico e poi presidente dell'IRI, dando inizio alla sua carriera politica; infine, sempre a De Mita si deve l'impegno in politica di Sergio Mattarella nelle file della sinistra Democristiana.

Il ricordo

“Ciriaco De Mita non era “solo” un politico, era una delle incarnazioni più luminose e autentiche della Politica, insieme a De Gasperi e a Moro. Almeno per quanti come me sono cresciti nelle sezioni della Democrazia cristiana e hanno cercato nel lavoro, nella politica e nel sociale di lasciandosi ispirare dai principi del cattolicesimo popolare”. Esordisce con queste parole Salvatore Liquori, presidente del Centro studi “Alcide De Gasperi” di Capodrise, nel ricordare lo statista scomparso. “Oggi – prosegue –, l’Italia perde un signore della Repubblica e un servitore dello Stato, prima che un leader carismatico dall’intelligenza rara e un maestro di intere generazioni, rimasto giovane fino a stamattina. Ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrarlo, di ascoltarlo e di confrontarmi con lui tante volte; da una lunga conversazione a casa mia ho appreso tanti insegnamenti, che oggi cerco di trasmettere, come consigli, agli amici che fanno politica. Qui, però, vorrei citare due eventi pubblici. Nel 2009, lo invitai alla prima edizione della “Festa dell’amicizia” di Capodrise, organizzata dal nostro centro studi; all’epoca era europarlamentare e coordinatore regionale dell’Unione di Centro. Arrivò, accompagnato da Pietro Squeglia, in perfetto orario: De Mita non sopportava i ritardatari e pretendeva da sé stesso e dagli altri la puntualità. Sul palco montato all’interno del parco “Rodari” – aggiunge Liquori –, dinanzi ad una platea affollata come non mai, si intrattenne sulla necessità che la classe politica avesse di “risintonizzarsi” con gli elettori, i quali, a suo parere, avevano compreso prima e meglio di chi li rappresentasse l’urgenza di ritornare ad uno scenario in cui vi fossero solo partiti con una tradizione storica. Una critica, nemmeno troppo velata, com’era nel suo stile, al bipolarismo imposto dal Popolo della libertà e dal Partito democratico, che poi ha prodotto alleanze innaturali a discapito di un patrimonio di idee e di valori, lasciandosi annientare dalle logiche elettorali. Fu lucido e profetico, come sempre. E, poi, quell’incontro al Ciapi, in viale Carlo III, a metà dagli anni Ottanta, quando era segretario nazionale della Democrazia cristiana. Non potrò mai dimenticare le sue parole – conclude il presidente del “De Gasperi” –: “Mi sveglio pensando alla politica, vado a dormire pensando alla politica, morirò pensando alla politica”. Sono certo che ha mantenuto la promessa. Riposi in pace, Presidente!”.

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