Politica Villa Literno

L’ex sindaco assolto dalle accuse di camorra si ricandida

Fabozzi sfida Di Fraia per riconquistare la fascia tricolore di Villa Literno. Dopo 10 anni di battaglie giudiziarie cadono le accuse nei suoi confronti

Enrico Fabozzi

A 71 anni decide di rimettersi in gioco. Dopo essere stato assolto da tutte le accuse Enrico Fabozzi si candida a sindaco di Villa Literno. E lo fa con una lista civica che ha tutto il sapore di una voglia di riscatto anche per lui. "Villa Literno riparte", e cercherà di farlo proprio con Fabozzi che dopo anni bui di guai giudiziari - terminati con un'assoluzione piena - ha deciso, insieme ad amici e collaboratori, di puntare nuovamente a conquistare lo scranno più importante del Municipio di Villa Literno. 

La carriera politica

Enrico Fabozzi sfiderà (per adesso) il vicesindaco uscente Valerio Di Fraia che in pratica ha tenuto in mano il Comune anche dopo che il sindaco Nicola Tamburrino è tornato libero dopo l'arresto per corruzione. Fabozzi ricordiamo che è stato prima consigliere comunale di Villa Literno dal 1983 al 1987 e poi successivamente fino al 1991 ha ricoperto il ruolo di vicesindaco. Poi è iniziata una sorta di 'egemonia' dal 2003 al 2010 da sindaco del Comune di Villa Literno ma anche come consigliere regionale, dal 28 aprile 2010, del Consiglio regionale della Campania.

Dieci anni di battaglie giudiziarie e l'assoluzione

E proprio quando era all'apice della sua carriera politica Fabozzi venne arrestato. Era il mese di novembre del 2011. Le accuse nei suoi confronti erano gravissime: avrebbe stretto un patto con il clan per procurarsi sostegno elettorale in cambio di appalti. Il processo di primo grado confermò quasi completamente l'inchiesta coordinata dalla Dda: Fabozzi venne condannato a 10 anni. Ma l'ex sindaco si è sempre professato innocente, impugnando quel verdetto in Appello. Ed i giudici della corte partenopea gli hanno dato ragione.

A febbraio, dopo quasi 10 anni di battaglie giudiziarie, Fabozzi è stato assolto con formula piena: perché il fatto non sussiste. I giudici, nelle 126 pagine di motivazioni, hanno fatto a pezzi l'impianto accusatorio demolendo le ricostruzioni dei collaboratori di giustizia non riscontrate, contraddittorie o addirittura smentite dai fatti. Emblematico in tal senso il giudizio sulle dichiarazioni di Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan, puntualmente "smentito" sulle aggiudicazioni degli appalti. Avrebbe anche confuso alcuni lavori in zona Asi a Marcianise con quelli di Villa Literno (dove addirittura la zona Asi non esiste).

 

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