SPECIALE ELEZIONI Pd, Italia Viva e Lega possono sorridere. Ecco vincitori e sconfitti delle Regionali

Quasi tutti i partiti sopra la media regionale. Zannini fa il record, ma Oliviero riesce a superare anche gli ostacoli "in casa". Bocciati sindaci (o ex): nessuno si è neanche avvicinato alla vittoria

Gennaro Oliviero, Giovanni Zannini, Stefano Graziano e Gianpiero Zinzi

Le elezioni regionali appena concluse, pur tra difficoltà per l’emergenza Covid ed i ritardi dettati da qualche ‘inesperienza’ nei seggi, permettono di compiere una riflessione importante sullo stato dei partiti in provincia di Caserta che sarà il punto di partenza in vista di un’altra tornata elettorale, quella del prossimo anno, che vedrà l’attenzione focalizzata su comuni importanti, come Caserta e Santa Maria Capua Vetere (che si vanno ad aggiungere ad un quadro campano molto più ampio, visto che si voterà anche a Napoli, Salerno e Benevento).

Bene i partiti, cedono le le liste più piccole

I numeri di questa tornata elettorale, ci raccontano di una coalizione di centrosinistra che gode di buona salute anche se, rispetto al dato regionale, va sotto quasi 3 punti percentuali. Ma a cedere, mai come questa volta, non sono i partiti più grandi: in provincia di Caserta il Pd raccoglie il 17,20% (contro il 16,90% regionale); Italia Viva supera il 9% (contro il 7% di media regionale); la lista del presidente, guidata da un super Giovanni Zannini, recordman di preferenze, vola al 14,87%, così come Noi Campania, che, con la regia di Luigi Bosco, si attesa all’8,16% con 31mila preferenze (entrambe sopra il dato regionale). Regge il confronto col resto della regione anche Centro Democratico (4,40%). I problemi per il centrosinistra sono arrivati dai partiti più piccoli e dai movimenti civici: Fare democratico si è fermato allo ‘zero virgola’ in Terra di Lavoro, mentre il dato regionale supera il 4%; il Partito socialista ha ottenuto lo 0,9% di preferenze contro il 2,55% di media regionale; Europa Verde all’0,84%, un punto in meno del dato regionale. E così via via anche gli altri movimenti. Nel centrodestra, invece, nonostante la sonora sconfitta politica, c’è chi sorride in provincia di Caserta. La Lega arriva al 9,32% di consensi, quasi il doppio della media regionale; discorso simile per Fratelli d’Italia che arriva al 7,24% (quasi due punti percentuali in più rispetto al dato regionale), mentre Forza Italia, per la prima volta, negli ultimi 20 anni, riporta gli stessi dati quasi ovunque (il 5% a Caserta). 

Chi vince…

I numeri raccontano che il vincitore assoluto di questa campagna elettorale è Giovanni Zannini, l’avvocato di Mondragone che con le sue oltre 21mila preferenze ha fatto sfracelli, ridimensionando anche il buon risultato dell’assessore regionale uscente Sonia Palmeri (oltre 10mila voti): i due, comunque, hanno permesso alla lista ‘De Luca Presidente’ si raggiungere vette mai viste. Il vincitore morale, però, è Gennaro Oliviero. Il consigliere uscente di Sessa Aurunca è riuscito ad ottenere un risultato enorme, a dispetto delle difficoltà: che erano rappresentate dalla concorrenza di Stefano Graziano (brutto avversario, come dimostrano i 17mila e passa voti raccolti); a cui si aggiunta la difficoltà del ‘nemico in casa’, col trasbordo di Massimo Schiavone (presidente del consiglio di Sessa) nella sua stessa lista. Tutti si attendevano che quest’ultimo avesse rubato preferenze ad Oliviero a Sessa Aurunca, ma invece il Pd ha sfondato il 60%. E questa è una vera dimostrazione di forza da parte di Oliviero. Tra i vincitori c’è anche Gianpiero Zinzi. Da consigliere uscente con oltre 20mila preferenze (raccolte in Forza Italia, quando ancora pesavano i berlusconiani, e col padre Domenico attivo regista politico), il neo ‘leghista’ dimostra di sapere tenere botta. Anzi: le 16mila preferenze raccolte hanno un peso specifico quasi maggiore di quelle di cinque anni orsono. Fare campagna elettorale con l’ombra di Matteo Salvini, al Sud, non è cosa semplice.

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… e chi perde

Apre la tabella degli sconfitti Stefano Graziano. A cui va l’onore delle armi per il risultato portato a casa, ma che comunque si ritrova fuori dal parlamento regionale dopo aver sognato il salto di qualità per tutta la campagna elettorale, dopo essere stato presidente di una delle commissioni più importanti di Palazzo Santa Lucia, quella alla Sanità. Nella lista inseriamo anche Gimmi Cangiano: da segretario regionale di Fratelli d’Italia, finisce dietro, nella lista, al consigliere regionale uscente Alfonso Piscitelli, arrivato nel partito grazie alla regia della senatrice Giovanna Petrenga. Un indizio, forse, che tra i quadri dirigenti di Giorgia Meloni a Caserta non c’è proprio una grande unità di intenti. Infine, questa campagna elettorale ha rappresentato una sonora bocciatura per tutti i sindaci (o gli ex) che hanno provato la scalata al parlamento regionale: Roberto Corsale di Casagiove (De Luca presidente), Filippo Fecondo di Marcianise (Italia Viva), Adriano Telese di Santa Maria a Vico (Italia Viva) Davide Guida di Arienzo (Noi Campani), Rany Pagano di Casaluce (Campania Libera), Roberto Cusano di Ruviano (Campania Libera), Gabriele Piatto di Frignano (Campania Libera), Erasmo Fava di Falciano del Massico (Centro Democratico), Damiano De Rosa di Prata Sannita (Fratelli d’Italia), Luciano Fatigati di Tora e Piccilli (Caldoro Presidente). Dei dieci in campo (chiaramente con peso specifico diverso l'uno dall'altro), nessuno ha neanche sfiorato l’elezione. Un dato che lascia riflettere sul 'quid' in più che spesso ci si attende da chi già amministra. Ed una menzione speciale, in questa classifica, va a chi si è dimesso (o è stato mandata a casa) per potersi candidare (leggi Corsale a Casagiove, Guida ad Arienzo e Piatto a Frignano). Una scelta, forse, non proprio azzeccata.

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