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Domenica, 29 Gennaio 2023
Politica Aversa

Il segretario ‘boccia’ la teoria di Oliva sui numeri per l’elezione del presidente

Il sindaco ha chiesto un parere, Schiano contesta l’operazione del reggente

Mercoledì si torna in aula per votare l’elezione del presidente del consiglio comunale di Aversa dopo le polemiche della scorsa settimana quando il reggente Alfonso Oliva fece saltare la seduta richiamando un parere del Ministero, risalente al 2006, in base al quale, si sarebbe resa necessaria la presenza in aula di 2/3 dei consiglieri comunali per rendere valida la seduta. Dopo il caos e le minacce di esposti in Procura, il sindaco Alfonso Golia ha chiesto un parere sulla vicenda al segretario comunale Giovanni Schiano che ha ‘bocciato’ la strategia portata avanti dal reggente.

“E’ di tutta evidenza - scrive che il regolamento sul funzionamento del consiglio, nel prevedere la regola del quorum strutturale sia in prima che in seconda convocazione, prevede che sono fatti salvi i casi nei quali la legge o lo Statuto richiedano una presenza qualificata. Allo stesso modo è evidente che lo Stato, nella previsione dell’elezione del presidente del consiglio comunale, richiamando in prima votazione la maggioranza dei 2/3, faccia riferimenti ad un quorum qualificato necessario per l’esito della votazione e non certo per la validità della seduta. Differentemente la norma statutaria avrebbe chiesto la “presenza” e non la “votazione” della maggioranza dei 2/3 dei consiglieri assegnati. L’interpretazione è confermata, tra l’altro, dalla previsione di “successive votazioni”, da ternerei, evidentemente, nella medesima seduta ove è sufficiente la maggioranza assoluta per giungere all’elezione del presidente dell’organo consiliare”.

Ma non finisce qui. Perché il segretario evidenzia: “A bene vedere, lo stesso Ministero dell’Interno, in successivi e differenti pareri rispetto a quanto letto nella seduta consiliare, afferma la necessitò che le norme statuarie e regolamentari devono comunque consentire di pervenire al risultato dell’elezione della figura del presidente del consiglio e, quindi, garantire la funzionalità del consiglio, in armonia col prescritto obbligo, per i comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti, di separare la funzione di sindaco da quella di presidente del consiglio comunale”.

Su queste basi, conclude, “si può ben ritenere che il quorum strutturale, necessario per ritenere valida la seduta del consiglio comunale convocata per l’elezione del presidente del Consiglio, sia, in prima convocazione, la metà più uno dei consiglieri assegnati, compitando a tal fine il sindaco; il medesimo quorum strutturale, in seconda convocazione, è pari a dieci consiglieri, senza computare a tal fine il sindaco”.

Facile prevedere che mercoledì ci saranno ulteriori tensioni in consiglio comunale, con la maggioranza pronta a votare Marco Girone alla presidenza al posto del dimissionario Carmine Palmiero.

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